21/10/2019
24/08/2012

L’isola del tesOro

ESTERI - Dopo la scoperta di una miniera d’oro, gli abitanti di un’isola delle Molucche hanno abbandonato campi e barche da pesca per dedicarsi a tempo pieno alla ricerca del prezioso metallo. Grande la preoccupazione delle autorità locali, che hanno deciso di interrompere lo sfruttamento del giacimento aurifero

16.03.2012 di A. Ponco Anggoro per Kompass, Indonesia 
"Guarda, cara, questo è  o r o!" esclamò Turyono, abitante trentenne di Waeapao sull'isola di Buru, Molucche. Erano i primi di gennaio. Masriah, sua moglie, non credeva ai propri occhi; non credeva che la piccola pietra giallastra nelle mani del marito fosse davvero oro. Ogni dubbio venne presto fugato, quando Turyono si presentò un bel giorno con una moto nuova di zecca: un sogno per la giovane coppia. Fino ad allora, Turyono aveva dovuto fare due chilometri a piedi per andare e tornare dal lavoro; lo stesso succedeva a Masriah ogni volta che doveva andare al mercato. Possedere una moto era sembrato un miraggio inarrivabile, perché Turyono non era che un povero contadino che guadagnava non più di 800.000 rupie (circa 70 euro) al mese. "Basta appena per lo stretto necessario quotidiano. Abbiamo quattro figli ancora piccoli", diceva Masriah. Ma dopo aver venduto i 65 grammi d'oro che ha trovato sulle colline non lontano da casa, Turyono si è potuto comprare la moto dei suoi sogni.

Nel giro di poco tempo la notizia ha fatto il giro di tutta l'isola, per arrivare poi in ogni angolo dell’Indonesia. Sono sbarcati sull’isola migliaia di cercatori d'oro, partiti da Celebes e da Java, per correre verso le colline di Wansait, che distano più o meno sessanta miglia dalla capitale di Buru Namlea. Quelle colline,  fino ad allora territorio di una comunità indigena nel quale pochi osavano avventurarsi, si sono trasformate in un formicaio di dodicimila tra minatori e piccoli commercianti in continua attività, notte e giorno, che per mettere le mani sulle pepite d'oro devono scavare buche fonde cinque metri e gallerie lunghe anche dieci. E siccome sono così tanti, gli scavi si sovrappongono e i tunnel si intrecciano; anche se il terreno è colline friabile, i cercatori non hanno paura delle frane. "Più si scava, più oro si trova", dice Jibril, un uomo di 35 anni originario di Sulawesi, che in un sol giorno ha trovato 50 grammi d’oro del valore di 19 milioni di rupie (1800 euro). Il ricavato lo ha diviso con i suoi due soci, per cui una giornata di lavoro gli ha fruttato 6,3 milioni di rupie (circa 600 euro): molto di più di quanto guadagnasse prima a casa, a Bombana, dove riusciva a pescare fino ad un grammo di oro al giorno lavorando di setaccio.
Anche la comunità proprietaria del terreno su cui si trova la miniera d'oro ha il suo tornaconto, visto che ogni cercatore paga 100.000 rupie (9 euro) per il diritto di scavo, per un totale di qualche miliardo di rupie.
Akbar, 29 anni, è invece un piccolo commerciante; può acquistare fino a un chilo d'oro al giorno, per un importo di 350 milioni di rupie. Sull'isola ci sono già una cinquantina di altri commercianti come lui.

Nessuna sorpresa, quindi, se, improvvisamente, anche molti abitanti dell'isola di Buru hanno cambiato professione. I pescatori non sono più usciti con i pescherecci e gli agricoltori non hanno  più voluto lavorare nelle risaie, anche se era già tempo di raccolto. Al mercato pesce e riso sono diventati merce rara: la corsa all'oro ha provocato un rapido aumento del prezzo del riso.
La regione di Waeapao, con 5.483 ettari dedicati, è il "granaio" delle Molucche, che copre il 30% del consumo di riso di tutti gli abitanti dell'arcipelago. "E se da noi la produzione di riso cala, anche il resto delle isole potrebbe sperimentare penuria di cibo", si lamenta il sindaco di Buru, Ramly Umasugi.

E’ per questo motivo che l'8 febbraio scorso l’amministrazione d’accordo con la comunità quasi al completo ha deciso di chiudere l'area delle operazioni di scavo. Migliaia di minatori sono stati allora invitati a tornare ai loro villaggi di origine, ma il divieto è rimasto in vigore solo per un paio di giorni, vista l’opposizione alla chiusura della miniera da parte di chi, tra gli abitanti dell’isola, già da tempo si lamentava di una certa indifferenza da parte del governo, che abbandonerebbe l’isola nel suo isolamento. I cinquanta chilometri di sentieri che conducono al villaggio, sostengono gli oppositori, si trovano infatti in uno stato deplorevole e non c'è nemmeno un ponte per attraversare i due fiumi che li separano dal resto del mondo. Il sindaco, eletto da poco, insiste perché gli scavi selvaggi vadano fermati. " Potremmo invitare investitori a partecipare a un’impresa di proprietà regionale”, propone. "Abbiamo bisogno di pensare a una soluzione che faccia sì che l’oro porti beneficio a tutti gli abitanti di Buru”