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5 APRILE

Il Santo  del Giorno
 

sanTA IRENE 
APRILE V

Irene di Tessalonica, o Irene di Salonicco ( Aquileia, III secolo- salonicco, 304) fu una cristiana che subì il supplizio a Tessalonica; è venerata come santa dalla Chiesa cattolica e da quella ortodossa. Alcune reliquie della santa sono conservate nella Chiesa dei santi Felice e Baccolo a Sorrento. La devozione verso santa Irene di Tessalonica fu importata nel sud dell'Italia durante il dominio bizantino.

Irene era la più giovane di tre sorelle, di famiglia pagana nobile e ricca; le altre due erano Agape e Chionia. Secondo la tradizione, questi non erano i loro nomi originali: divenute cristiane, furono battezzate e furono loro attribuiti i nomi di Agape, nome con il quale i Greci chiamavano la Carità, la stessa predicata da Paolo di Tarso durante i suoi viaggi; Chionia, che in greco significa neve, a ricordo della purezza; e Irene, che simboleggia la pace.

Nel febbraio del 303 l'imperatore, con il primo editto di Nicomedia, ordinò la distruzione di tutti i libri sacri. Le tre sorelle, che avevano in custodia preziosi testi sacri, non tradirono la loro fede: abbandonarono la loro casa e le loro famiglie e si rifugiarono in montagna, solamente quando il pericolo delle persecuzioni sembrava ormai scampato, ritornarono in città.

Non sono chiare le motivazioni che spinsero le sante a trasferirsi a Tessalonica e le circostanze entro le quali esse furono catturate. Il bollandista Henschenius riportò una pia leggenda[: una notte san Crisogono, (martire morto poco tempo prima) apparve in sogno al presbitero di Aquileia, Zoilio, e gli annunciò che entro nove giorni le tre sorelle sarebbero state catturate. Di lì a poco anche Zoilio sarebbe stato arrestato e condannato a morte; preoccupato per la sorte delle tre sante, le fece trasferire a Tessalonica, dove possedevano un'altra casa, e le affidò a santa Anastasia. In questa città, in cui si contavano migliaia di fedeli, avrebbero certamente trovato un rifugio migliore, in quanto, essendo meno conosciute, si sarebbero certamente mischiate tra la grande folla dei Cristiani. Le cure scrupolose di Zoilio e l'affetto di santa Anastasia furono però del tutto inutili: Irene, Agape e Chionia furono scoperte in poco tempo e rinchiuse in carcere.

Nella prima metà di marzo del 304; le tre sante sorelle furono presentate davanti a Dulcezio, governatore di Tessalonica e presidente del tribunale, insieme ad altri cristiani e fu emessa una dura sentenza:

«Poiché Agape e Chionia, con animo ribelle, hanno nutrito opinioni contrarie al divino decreto dei nostri Signori Augusti e Cesari, ed inoltre venerano il culto dei cristiani, vano, antiquato ed odioso a tutte le persone pie, ho ordinato che siano messe al rogo. Ed aggiunse: Agatone, Irene, Cassia, Filippa ed Eutichia, a causa della giovane età, per il momento saranno gettati in carcere.»

Alcuni panegirici riportano che le due sante, salite sulla pira, affidarono le loro anime al Signore senza paura o esitazioni.

Si celebra anche San Vincenzo Ferreri

Vincenzo Ferreri ( Valencia, 23 gennaio 1350- Vannes, 5 aprile 1419) è stato un religioso e predicatore apocalittico nativo nel regno di Valencia, appartenente all'ordine dei Domenicani.

Si adoperò in modo particolare per la composizione dello scisma d’Occidente, militando nel partito benedettista fino alla revoca dell'obbedienza al "papa Luna" da parte del re d’Aragona. Fu proclamato santo da papa Callisto II nel 1455.


Nel  Martirologio  si celebrano anche:

S. Ferbuta
A Seleucia in Persia, ricordo di S. Ferbuta, vedova, che, sorella di S. Simeone vescovo, consumò il martirio con la sua ancella sotto re Sapore II. 

SS. martiri di Persia
Sempre a Seleucia in Persia, ricordo di centoundici uomini e nove donne, martiri, che, radunati da vari luoghi nella capitale, essendosi fermamente rifiutati di rinnegare Cristo e di adorare il sole, furono bruciati vivi per ordine del re Sapore II. 

SS. martiri di Aquae Regiae

Ad Aquae Regiae in Mauritania, passione dei SS. martiri che, durante la persecuzione scatenata dal re ariano Genserico, furono trucidati in chiesa il giorno di Pasqua; tra questi il lettore ebbe trapassata la gola da una freccia mentre dal pulpito intonava l’«Alleluia».


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