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"E tu slegalo" per ricordare Franco Basaglia

Una coproduzione Rai Documentari

A quasi cento anni dalla nascita di Franco Basaglia, dopo più di quarant’anni dalla promulgazione della legge 180/1978, che porta il suo nome, un doc per approfondire il suo pensiero: "E tu slegalo", una produzione Le Talee in collaborazione con Rai Documentari, in onda sabato 16 marzo in seconda serata su Rai 3, racconta la storia di chi rivoluzionò la cura delle malattie mentali, considerando il malato non più come un soggetto da relegare nei manicomi, ma come una persona da curare. Fino ad allora, le terapie prevedevano la contenzione fisica e l’elettroshock; Basaglia si impegnò per eliminare tutto ciò e per riaprire i cancelli chiusi dei reparti.
"Se la malattia mentale è perdita dell'individualità e della libertà - sosteneva Basaglia - nel manicomio il malato non trova altro che il luogo dove sarà definitivamente perduto, reso oggetto della malattia e del ritmo dell'internamento".
Partendo dalle sue idee e dalla sua storia, “E tu slegalo” mostra ciò che i suoi allievi continuano a fare ancora oggi in Italia e all’estero; una leva di psichiatri, allora attratti dalla figura carismatica di uno psichiatra che si pose contro l’accademia. Il dottor Franco Rotelli, i dottori Peppe Dell’Acqua e Roberto Mezzina, anch’essi direttori del Dipartimento di Salute Mentale di Trieste, guideranno nelle strutture oggi preposte alla cura della malattia mentale.
Il loro contributo, unito a quello della famiglia Basaglia e della fondazione intitolata a Franca Ongaro e a Franco Basaglia, costituirà l’indispensabile ed esclusivo supporto storico e scientifico al racconto. Materiali d’archivio preziosi e inediti mostreranno la genesi e l’attualità del “Modello Trieste”.
Con "E tu slegalo" Rai Documentari rende omaggio ad un innovatore del campo della salute mentale in Italia, un riformatore della disciplina psichiatrica che ha cambiato per sempre il modo di intendere le persone affette da malattie mentali, comprendendo quanto fosse importante “slegarle” e liberarle dai cancelli dei reparti, per permetter loro di ritrovare il proprio posto nel mondo.