Raiplay

"Friuli '76: cronache di un terremoto"

Il ricordo delle Teche Rai 

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In occasione del 50° anniversario del terremoto che colpì il Friuli nel 1976, Rai Teche propone su RaiPlay, da mercoledì 6 maggio, un’antologia dei principali reportage dedicati al sisma, dal titolo “Friuli ’76: cronache di un terremoto”. (www.raiplay.it/programmi/friuli76cronachediunterremoto).
L’antologia ripercorre le ore e i giorni successivi alla scossa del 6 maggio 1976, che devastò vaste aree della regione, con centri come Gemona, Venzone, Majano, Buja, Osoppo, Artegna, Pinzano, Forgaria e altri paesi ridotti in macerie. Attraverso le immagini dell’archivio Rai, la raccolta restituisce la cronaca diretta di uno degli eventi sismici più drammatici della storia italiana.
Gli inviati Paolo Frajese, Gianni Minà, Giuseppe Marrazzo, Romano Bracalini, Bruno Vespa e Mino D’Amato, insieme agli altri giornalisti Rai, documentano le prime fasi dell’emergenza: i soccorsi dell’Esercito, degli Alpini, dei Vigili del Fuoco, della Croce Rossa e dei volontari; la ricerca dei superstiti tra le macerie; le tendopoli per gli sfollati e la macchina organizzativa dell’assistenza.
Le riprese, realizzate spesso in condizioni estreme e in collegamento diretto dai luoghi colpiti, restituiscono la dimensione umana della tragedia: il dolore delle comunità, la solidarietà diffusa e la resilienza di un territorio ferito ma determinato a ricostruire.
Le immagini provengono dall’edizione del TG1 Notte del 6 maggio, a poche ore dalla prima scossa registrata intorno alle 21:00: segnalazioni frammentarie si alternano ad aggiornamenti in tempo reale, in una copertura inizialmente priva di immagini e affidata ai collegamenti telefonici. Dalla redazione di Udine arrivano i primi dettagli drammatici dai centri colpiti.
Le “Edizioni Straordinarie” del TG1 e del TG2 del 7 maggio 1976 – materiali di grande pregio storico, con servizi e lanci da studio – riportano un bilancio delle vittime impressionante. 
Il collegamento da Trieste trasmette il salvataggio di una bambina estratta viva dalle macerie di Osoppo. In studio, la voce di Padre David Maria Turoldo esprime dolore e partecipazione per una tragedia che colpisce l’intero Paese. 
Gianni Minà è tra le ruspe e i vigili del fuoco che scavano senza sosta. Un suo servizio nelle zone più colpite raccoglie testimonianze come quella di una giovane ragazza che sintetizza con forte determinazione lo spirito instancabile e determinato della comunità: «A cosa serve piangere? Qua bisogna ricostruire, non piangere».
Lo speciale “Stasera G7 1976 - Terremoto Friuli: storia di questo terremoto”, andato in onda la sera del 7 maggio 1976 con tre servizi distinti, vede Paolo Frajese e Mino D’Amato raccogliere le testimonianze dei sopravvissuti.
Romano Bracalini, giornalista del TG2 da Magnano, attraverso testimonianze e immagini, descrive un paesaggio di totale devastazione.
Giuseppe Marrazzo, da Gemona, nel cuore dell’area colpita, segue la difficile conta delle vittime e l’attesa dei familiari per i dispersi. Le immagini finali catturano una scena convulsa, con inquadrature mosse che suggeriscono una nuova scossa durante le riprese.
Tre mesi dopo, il 16 agosto 1976, Bruno Vespa documenta un Friuli ancora ferito ma che inizia a rialzarsi con forza d’animo, coraggio e determinazione, tra il caldo estivo, il “mal da piera” (la “malattia della pietra”, ovvero l’urgenza ossessiva di un tetto solido) e la preoccupazione dell’avvicinarsi della stagione fredda. Gemona, segnata dalle macerie, è meta per turisti e curiosi, con ordinanze comunali e primi stanziamenti per la ricostruzione; a Osoppo sono attive le tendopoli, con tabaccai, farmacie, bar e alimentari.
In “Cordialmente dall’Italia” n.127 del 7 maggio 1976 emergono la forza e la dignità incredibile di un popolo unito nelle difficoltà. Abnegazione commovente di soccorritori, forze dell'ordine e volontari. Dolore stoico, senza lacrime. 
Infine, l’ultimo saluto alle vittime che si svolge all’aperto per contenere le decine di bare trasportate dai camion dell’Esercito e disposte in ordine in attesa della sepoltura. Il dolore dei familiari e lo smarrimento dell’intera comunità restituiscono il segno di un lutto collettivo profondo.
Ulteriori servizi dei telegiornali, recuperati grazie al progetto di digitalizzazione delle pellicole portato avanti dalla Direzione Teche, restituiscono un patrimonio audiovisivo di grande valore storico e civile, contribuendo a preservare e condividere la memoria collettiva del Friuli e del Paese a cinquant’anni dal sisma.