DA 60 ANNI “SULLA STRADA” DI JACK KEROUAC

Particolare della copertina di 'On the Road' – Il rotolo del 1951. Itinerario dei due protagonisti tracciato su una mappa semplificata degli Stati Uniti.

 

Rai Easy Web ricorda i 60 anni dalla prima pubblicazione di On the road, l’opera che dal 5 settembre 1957 ha segnato l’inizio di una rivoluzione culturale dilagata, lentamente, dall’America al resto del mondo in nome della libertà.

 

Uno scrittore beat… senza volerlo

Fu un viaggio compiuto in condizioni di fortuna, nel 1947, a dare a Jack Kerouac l’idea di scrivere Sulla strada, il suo libro più celebre, uscito nel 1957 dopo essere stato rifiutato da numerosi editori. La prima stesura del romanzo avvenne infatti nel 1951 e per sei anni lo scrittore provò inutilmente a farlo stampare.

Il giovane autore aveva già pubblicato un libro, La città e la metropoli nel 1950, ma la buona reputazione ricavatane non fu sufficiente a convincere le case editrici. Il testo appariva troppo poco ortodosso sotto ogni punto di vista, narrando del viaggio senza meta di due ragazzi attraverso un linguaggio audace e spericolato.

Lo scrittore era nato negli Stati Uniti nel 1922 ma la sua famiglia si era trasferita dal Canada ed era di origine francese. Sin da ragazzo la letteratura fu al centro degli interessi di Kerouac, che pure al college era una promessa del football. Anche in seguito, nonostante i numerosi lavori intrapresi per sbarcare il lunario e la lunga permanenza nell’esercito, più di ogni altra cosa egli desiderò scrivere libri – sulle orme del suo idolo Thomas Wolfe, uno scrittore a lui contemporaneo poco conosciuto in Italia ma molto stimato in Usa.

Nella formazione di Kerouac fu decisiva la passione che egli provava per il jazz e in particolare per lo stile ribattezzato Bebop, che furoreggiò negli anni Quaranta, contraddistinto da lunghi assoli che dilatavano oltre misura la durata dei brani.

Concepita come intrattenimento tra gli anni Dieci e Venti, quelli descritti ne L’età del jazz da Scott Fitzgerald, la musica afroamericana era divenuta nel frattempo una vera e propria forma d’arte e il sassofonista Charlie Parker (sul quale Clint Eastwood avrebbe realizzato nel 1988 il film Bird) divenne il simbolo di quella trasformazione.

Kerouac era affascinato dalla musica e dalla figura di Parker – anch’egli compromesso, come lo scrittore, con l’alcol e la droga – e sulla base di questa ammirazione concepì Sulla strada, tramite una scrittura densa e ininterrotta che quasi toglieva il fiato al lettore.

Il successo del libro fu tale, prima negli Stati Uniti e poi in tutto il mondo, da far diventare Kerouac un profeta suo malgrado. Ma la raggiunta popolarità non migliorò le sue condizioni personali, minate da un feroce abuso di alcolici che ne limitò i rapporti con l’esterno.

Mano a mano che aumentava la sua popolarità, al punto che Sulla strada era percepita dalle nuove generazioni di lettori come fosse una Bibbia laica, egli provò a prendere le distanze dal suo stesso mito; arrivando a schierarsi a favore dell’intervento militare degli Usa in Vietnam, dunque assumendo una posizione nettamente contraria a quella del suo ambiente culturale.

In Italia il libro fu tradotto al termine degli anni Cinquanta da Fernanda Pivano, che riuscì a convincere Arnoldo Mondadori della importanza della pubblicazione. Fu il punto di partenza dell’esplosione anche nel nostro paese della Beat Generation, come ha ricordato Luciano Lanna su «Il Dubbio» dello scorso 31 maggio, e della crescente diffusione di idee alternative di impegno politico e sociale come la lotta per l’ambiente, per la non violenza e per il disarmo nucleare.

Kerouac si tenne sempre lontano da queste istanze, alimentate invece dal suo amico e collega Allen Ginsberg. Tuttavia era stato lui a generare quel cambiamento del costume, realizzando un libro originale nella forma e trasgressivo nel contenuto.

Raccontando la storia di due ragazzi che, privi di un motivo apparente, attraversano l’America alla ricerca di una assoluta indipendenza morale, Kerouac trasmise la necessità di un cambiamento nei rapporti individuali e nelle ambizioni di ciascuno, così da portare il lettore a prendere coscienza delle possibilità personali e a scegliere il proprio destino indipendentemente dalle convenzioni sociali.

Molte tendenze che a partire dagli anni Sessanta mutarono lo stile di vita della gioventù (dalla decisione di mettersi in viaggio col sacco a pelo in direzione di paesi lontani, all’affermazione dei cantautori che rinnovarono il linguaggio delle canzoni, fino alle più disparate forme di rivendicazione che animarono le proteste studentesche) erano debitrici delle idee di Jack Kerouac.

Senza esserne consapevole Kerouac aveva mutato per sempre le consuetudini più comuni e perfino il rapporto con la tradizione, per tacere delle ripercussioni che la sua scrittura libera e incontrollata aveva suscitato presso gli scrittori di tutto il mondo.

Ma egli quasi non se ne accorse, perso in un limbo di estrema infelicità che lo accompagnò fino alla fine. Si spense nel 1969, a conclusione di una esistenza dissoluta e priva di controllo. Ammise di essere felice solo quando scriveva. E oggi infatti sono i suoi libri a comunicarci i suoi tormenti, ma anche le sue speranze per una vita più autentica dove ritrovarsi migliori.

 

L’omaggio dagli archivi Rai

Grazie a importanti esperti di cultura, che si sono fatti portavoce della grandezza di Kerouac e della sua opera letteraria, la Rai ha mantenuto vivo in più occasioni il ricordo di questo scrittore rivoluzionario.

Rai Storia, con le pillole di Accadde oggi, ha raccontato l’inizio e la fine della vita dell’autore: 12/03/1922 (durata 1 minuto) - 21/10/1969 (durata 1 minuto).

Wikiradio ha affidato il ricordo di Kerouac a Tommaso Pincio: ascolta (durata 29 minuti).

Memoradio ripropone una puntata di Dossier del 1997 dedicata alla Beat Generation, nel cui raggio lo scrittore si colloca avendone coniato addirittura il nome: ascolta Ginsberg e la Beat Generation (durata 30 minuti).

E’ ancora Memoradio a farci riascoltare due puntate su Kerouac, in cui le parole dei critici si alternano alla lettura di brani.
Ascolta Il piacere del testo con Andrea De Carlo (durata 5 minuti).
Ascolta la lettura di Tony Bertorelli ed Emilio Bonucci con l’introduzione di Barbara Lanati (durata 24 minuti).

Concludiamo con l’intervista di Stas' Gawronski al critico letterario, scrittore e giornalista Emanuele Trevi sull'opera principale di Kerouac: On the road. Leggila sul portale di Rai Cultura.

 

 

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