Quattordici-Diciotto: Missive e dispacci

Missive e dispacci


 

 

Memoria di alpino:
testimonianza di Luigi Olivieri



Nell'ottobre 1916, un nutrito intervento della nostra artiglieria sconvolse in vari tratti i reticolati posti a sbarramento delle posizioni austriache sul monte Coltorondo a quota 2500.
Cessato il bombardamento, alcuni kaiserjäger uscirono dalle loro postazioni per riparare i danni e rimettere in efficienza di reticolati.
Uno di quegli uomini scivolò su di un roccione e volò giù per parecchi metri, prima di fermarsi su una sottostante cengia.
Subito prese a lamentarsi e a chiamare aiuto, ché lo venissero a prendere.
Trascorso un po' di tempo, visto che gli austriaci non si fidavano ad uscire allo scoperto per soccorrere il compagno, gli alpini con un megafono gridarono agli avversari:
"Raccogliete il vostro ferito, noi non spareremo".
Gli austriaci allora uscirono dai loro ricoveri e iniziarono la calata, per raggiungere la cengia dove era il compagno.
Non riuscirono però nell'impresa e dopo parecchi tentativi vani, gridarono a loro volta agli alpini:
"Provate voi a soccorrere il nostro compagno.
Non spareremo!"
Il cappellano del battaglione, Luigi Martinoli, valtellinese della Val Malenco, con quattro rocciatori e l'ufficiale medico si arrampicarono sino alla cengia dove giaceva il kaiserjäger.
L'uomo aveva una gamba rotta che il medico prontamente steccò, poi venne adagiato su una barella che, con molta difficoltà, fu calata alla base della parete dove erano le nostre postazioni.
Da lì venne trasportato all'ospedale da campo, ma prima di lascare i suoi salvatori volle, con un italiano stentato, ringraziarli.
"Quando mia moglie e i miei figli conosceranno come sono stato salvato, pregheranno per gli alpini d'Italia".


[tratto da: a cura di Berto Minozzi, Alpini, racconti in prima persona, Milano, Cavallotti, 1979].

 

 

 

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