INTERVISTA A VITTORIO GREGOTTI

Architetto

Domanda: L'architettura come ha pensato la questione della disabilità?

Risposta: Penso che non ci sia una risposta unitaria. E' una questione complessa. L'architettura cerca di porre rimedio, per quello che le compete, ai limiti che la disabilità può imporre, ma non è ancora in grado di dare una risposta complessiva.


Domanda: Rispetto a quando ha cominciato cosa è cambiato?

Risposta: Le persone che hanno novanta o cento anni sono aumentate di numero. Da qui i problemi di disabili e anziani per ciò che riguarda gli spazi pubblici e quelli privati. L'aumento dell'aspettativa di vita porta con sé carichi di disabilità che si ripercuotono nelle dinamiche sociali.


Domanda: La società sta avviandosi verso la disabilità?

Risposta: Non direi questo. Si sta meglio diffondendo la sensibilità nei confronti della disabilità. Aspetti che nella vita delle persone prima sembravano secondari, con la consapevolezza di oggi diventano problemi da affrontare e risolvere. Come, per esempio, quelli dell'autonomia e della mobilità delle persone anziane o dei disabili.


Domanda: Sulla disabilità l'architettura ha fatto più passi avanti nel settore privato o in quello pubblico?

Risposta: Mi piacerebbe rispondere in quello pubblico. Devo dire, però, che esso è stato finora disomogeneo.
Occorre, dunque, ripensare il rapporto tra architettura degli spazi pubblici e disabilità per approdare a una nuova visione della società, mirando allo sviluppo di una migliore integrazione sociale del disabile.

 

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