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Sedi Rai

Trieste

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La decisione della Rai di costruire, anche a Trieste, una sua prestigiosa sede (sin dalla sua fondazione, Radio Trieste era stata ospitata -in affitto -nel palazzo della società telefonica delle Venezie, la Telve, in piazza Oberdan) matura nei primi mesi del 1959, dopo più di quattro anni dal ritorno di Trieste all'Italia e quindi dal passaggio della stazione radiofonica dalla gestione dei militari anglo-americani del GMA a quella della Rai, subentrata nel 1944 all'Eiar.
All'ing. Guido Candussi, direttore della sede triestina, i vertici centrali della Rai affidano il compito di sondare la disponibilità del Comune, retto allora da una giunta di centro-sinistra, guidata dal democristiano Mario Franzil, a vendere il terreno del demanio municipale rimasto miracolosamente inedificato, a ridosso della centralissima piazza Oberdan, tra le vie XXIV Maggio, Fabio Severo, Cicerone e Giustiniano, dietro l'ex casa della fascista 'Gioventù del Littorio' (poi destinata a diventare la sede del Consiglio Regionale) ed a fianco del Teatro Nuovo, operante dal 1954 in quella che era stata una piscina, trasformata dagli americani in un cinematografo.
Ed è lo stesso ing. Candussi ad essere incaricato di consegnare nelle mani del sindaco Franzil la lettera dell'amministratore delegato della Rai, l'ing. Marcello Rodinò, datata “Roma, 20 febbraio 1959”, con la quale prende l'avvio la 'pratica' che porterà, dopo un lustro, all'inaugurazione di via Fabio Severo.
“Gentile Signor Sindaco, come Le è noto, la nostra Sede di Trieste è stata gravemente danneggiata da un incendio verificatosi il 19 dicembre 1958 ed attualmente la produzione dei programmi locali ha luogo in ambienti di fortuna, opportunamente da noi attrezzati, che ci sono stati cortesemente ceduti per alcuni mesi dal Commissario Generale del Governo. Sono lieto di comunicarle che, in considerazione della notevole e complessa attività che deve svolgere la nostra Sede triestina, delle sempre crescenti esigenze dei nostri servizi radiofonici e televisivi e per soddisfare le aspirazioni della cittadinanza di cui Autorità e stampa si sono fatte portavoce, abbiamo deciso di costruire a Trieste un nuovo palazzo, in cui dovrebbero trovar posto i nostri uffici ed i nostri studi, e di dare quindi un carattere di provvisorietà alla ricostruzione ed alla sistemazione dei locali e degli impianti danneggiati dall'incendio nello stabile di Piazza Oberdan 5. Da un esame della situazione locale abbiamo rilevato che la superficie edificabile che offrirebbe le migliori possibilità per la costruzione della nuova Sede è rappresentata dal terreno di proprietà comunale, dell'area complessiva di circa 2.000 mq., situato fra le Vie Giustiniano, Cicerone, Fabio Severo e XXIV Maggio e segnato in rosso nella piantina che le allego. Non dubito che il Comune di Trieste vorrà esaminare con .la maggiore comprensione questa soluzione, riservandoci le migliori condizioni per l'acquisto da parte della Rai del terreno di cui sopra, tenuto conto dell'onere che la Radiotelevisione Italiana si assume con la costruzione della nuova Sede triestina e del beneficio che dalla stessa la città ne potrà ritrarre».
L'auspicio dell'applicazione delle «migliori condizioni» per la vendita del terreno comunale si concretizza, dopo una serie di contatti con la direzione triestina della Rai e la giunta Franzil (assessore ai lavori pubblici, allora, è il repubblicano Elio Geppi), con la fissazione di un prezzo complessivo di 89 milioni di lire (applicando l'indice di rivalutazione, indicato dall'lstat, si può considerare quindi una cifra –al 2007 -superiore al milione di euro).
Perciò il 10 aprile del 1959 l'amministratore delegato della Rai, Rodinò, presenta al Comune di Trieste la «formale proposta» di acquisto del terreno.
«L'area oggetto della proposta è quella che risulta contornata in verde nella unita planimetria e in essa è compresa la zona attualmente occupata da un fabbricato accessorio costruito in aderenza all'edificio del Teatro Nuovo e che dovrebbe essere preventivamente demolito. Per l'acquisto suddetto si conferma a codesta spettabile Amministrazione l'offerta del prezzo complessivo di lire 89 milioni. Siamo altresì fiduciosi che codesta spettabile Amministrazione vorrà accogliere le istanze intese a rendere più funzionale l'area suddetta ai fini della sua migliore utilizzazione, istanze già formulate in sede di trattative e che consentano tra l'altro l'accesso diretto sul Viale Giustiniano».
l 3 luglio il Consiglio comunale di Trieste approva, con 39 voti favorevoli ed uno contrario, la delibera presentata dall'assessore Geppi. che prevede la vendita della Rai dell'area fabbricabile di 2753 metri quadrati, al prezzo unitario di 32.300 lire. Il 5 settembre 1959 la delibera è approvata dalla giunta provinciale amministrativa (organo di controllo che sarà, dopo il 1964, sostituito dalla commissione regionale), il che permette al sindaco Franzil, al vicesegretario generale Bruno Mercanti e all'ing. Candussi, di firmare il16 settembre il contratto di compravendita, rispettivamente in rappresentanza del Comune di Trieste e della Rai. È così anche rispettata la richiesta dell'amministratore delegato Rodinò di “adottare ed approvare” le delibere “a sensi di legge prima del 31 dicembre (“in caso contrario dovremmo ritenere che la presente istanza non è stata accolta e pertanto la proposta dovrà intendersi priva di effetto”).
Nel frattempo l'ing. Candussi è invitato dalla sua direzione centrale ad avanzare la proposta di un architetto locale, giudicato idoneo a progettare il nuovo palazzo della sede della Rai. La scelta (per valutazioni artistiche e anche - dichiarerà il dirigente Rai - per considerazioni economiche) ricade sull'architetto triestino Aldo Cervi: un primo colloquio di affidamento - come annota lo stesso architetto Cervi in uno dei suoi dettagliati diari - ha luogo nel palazzo della Telve, che ancora ospita l'azienda statale della radiofonia, il 26 novembre del 1959. La proposta di Cervi è accettata dai dirigenti centrali della Rai che, nel maggio del 1960, chiedono all'architetto triestino una documentazione sui lavori edili da lui progettati e realizzati (è sua, tra l'altro, la sede di Sistiana della Cassa di Risparmio del 1954, la ristrutturazione del 1958 dell'Albergo Riviera di Grignano e, soprattutto, la nuova sede municipale di Largo Granatieri che, progettata nel 1955 con l'amico architetto Boico e l'ing. Badalotti, responsabile dell'ufficio lavori pubblici comunali, presenta alcuni particolari strutturali che verranno ripresi da Cervi per il palazzo della Rai).
Nell'ottobre 1960 Cervi si reca a Torino per illustrare il progetto di massima all'ing. Alessandro Serangeli, che è il responsabile nazionale dei servizi edili della Rai e sarà anche designato, dalla sua azienda, direttore dei lavori della nuova sede di Trieste. Il progetto assorbe almeno cinque varianti, richieste dalla Rai per venire incontro ad esigenze tecniche e funzionali della sede. Tra queste, forse la più significativa, e comunque quella destinata ad avere maggiori 'conseguenze', deriva dalla volontà di realizzare un'entrata autonoma per il palazzo, sul lato minore di via Giustiniano, di fronte al liceo 'Dante Alighieri'. E ciò sia per dare un accesso diretto al pubblico che intende rapportarsi con l'ufficio abbonamenti della Rai, collocato al pianterreno, sia per poter affittare a terzi i piani superiori, sempre sull'ala del palazzo che fa angolo con via Cicerone. Ne aveva fatto riferimento, già nella lettera di un anno prima al sindaco, l'ing. Rodinò, parlando di istanze intese alla migliore utilizzazione dell'area. Su questa fondamentale variante che comporta l'acquisizione da parte della Rai del terreno di oltre centotrenta metri quadrati coperto da un basso fabbricato contenente il guardaroba ed una scala di accesso alla galleria del Teatro Nuovo, il 20 giugno del 1960 l'amministratore delegato della Rai aveva chiesto la disponibilità del Comune ed il sindaco Franzil il 5 luglio si dichiara in linea di massima d'accordo purché la nuova soluzione non comportasse pregiudizio alla funzionalità del Teatro Nuovo.
Si apre così una nuova fase di trattative tra la Rai ed il Comune di Trieste per ritoccare, o comunque integrare, il contratto stipulato alla fine del 1959. Trattative che, dopo un anno, porteranno alla delibera adottata dal Consiglio comunale il 30 giugno del 1961 con 37 voti favorevoli, 2 schede bianche ed 1 voto contrario. La delibera, presentata sempre dall'assessore Geppi, prevede la cessione da parte del Comune di un'area di 136 metri quadrati alla Rai, con la permuta di una frazione di mq. 105 che la Rai cede al Comune. La Rai dal canto suo si impegna a ricostruire il guardaroba ed una scala di accesso alla galleria del Teatro Nuovo su terreno ora di proprietà della Rai con una sistemazione idonea e funzionale, assumendosi l'onere di ogni spesa per la permuta della proprietà e anche la demolizione del corpo di fabbrica esistente. sul terreno di proprietà comunale e la sua ricostruzione sul terreno che al Comune sarà ceduto in permuta e su quello che rimane di proprietà comunale; per quest'ultima operazione l'impegno finanziario è di 16 milioni di lire, a carico della Rai.
Già nel gennaio del 1961 l'architetto Cervi, con i tecnici della Rai, aveva illustrato al sindaco sia le linee definitive del progettato palazzo della Rai, con le due entrate di via Fabio Severo e di via Giustiniano che gli interventi di ristrutturazione, a carico della Rai, del Teatro Nuovo; d'intesa, per quest'ultimo intervento con l'architetto Umberto Nordio, che aveva curato la ristrutturazione del teatro di via Giustiniano.
Tredici giorni dopo la delibera del Consiglio comunale, il13 luglio del 1961, il progetto per la 'costruzione edificio per Sede Rai di Trieste” è firmato dal progettista architetto Aldo Cervi, dal direttore dei lavori, ingegnere Alessandro Serangeli e dal direttore della sede di Trieste ingegnere Candussi ed è presentato alla Commissione edilizia del Comune, che sollecitamente lo approva.
La Rai, a tamburo battente, può indire la gara di appalto, con le modalità della “licitazione privata”, per le sole opere murarie della sede, valutate in 300 milioni di lire (l'edificio completo degli impianti e delle attrezzature verrà, alla fine, a costare due miliardi di lire) e l'importo 'a corpo' di 16 milioni di lire per la ricostruzione delle parti demolite del Teatro Nuovo.
Il Piccolo, in un articolo del 28 settembre 1961, intitolato 'Ristagna l'appalto dei lavori per la sede di Radio Trieste' rivela le vicende di questo appalto: delle 12 imprese invitate della direzione della Rai tre non fanno alcuna offerta, due sono scartate perché il ribasso era fuori dai limiti segretamente fissati da un minimo del 2 ed un massimo del 9% ed altre tre erano state in un primo momento accettate. La “media compensata” premiava l'impresa di costruzioni triestina Antonini & Fragiacomo, che aveva fatto un offerta di poco inferiore al 9%, ma in un secondo momento, per alcune irregolarità formali, altre offerte venivano scartate, modificando così la 'media ponderata' e determinando l'affermazione di un'altra impresa triestina, quella dell'ing. Guglielmo Canarutto, che aveva avanzato un ribasso di poco inferiore al 7%.
Il 24 luglio del 1961 la Rai aggiudica l'appalto dei lavori all'impresa Canarutto, ma Antonini & Fragiacomo il 19 agosto presentano ricorso sulla decisione, determinando uno stallo di almeno cinque mesi (i lavori avrebbero dovuto iniziare il primo agosto, anche per permettere al Teatro stabile di iniziare la stagione di prosa in ottobre), mentre la posa della prima pietra sarà rimandata a metà gennaio dell'anno uccessivo.
«È un altro ritardo», commenta 'Il Piccolo', «che si deve registrare, nei lavori riguardanti Trieste, sempre per motivi burocratici».
Lo sblocco positivo si ha con un gesto, che deve essere considerato di generosità, dell'impresa vincitrice in prima battuta. Con una raccomandata dell'impresa Antonini & Fragiacomo alla direzione della Rai (allora nella romana via del Babuino): “Il nostro Prosindaco prof. Edoardo Cumbat, assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Trieste, ci ha manifestato la preoccupazione sua e dell'Amministrazione Comunale che la controversia sorta circa l'assegnazione del lavoro potesse differire a tempo indeterminato l'inizio della costruzione, con evidente pregiudizio della città, che dalla vostra nuova sede si ripromette non solo l'arricchimento del decoro edilizio, ma specialmente l'utilizzazione di un'area fabbricabile che fa, da anni a questa parte, brutta mostra di sé proprio nel centro cittadino. Rendendoci conto dei motivi di civico interesse che hanno determinato l'intervento del benemerito nostro Prosindaco, ed avendo verso di lui -anche in considerazione dell'encomiabile sensibilità e oggettività con cui ha avviato ad equa composizione una nostra vertenza in atto col Comune di Trieste, abbiamo ritenuto di accogliere il suo appello”.
Così l'impresa Canarutto può iniziare i lavori di costruzione il 22 gennaio del 1962, dieci giorni dopo la cerimonia di posa della prima pietra, benedetta dal vescovo Santin, alla presenza anche del presidente della Rai, il liberale padovano Conte Pappafava dei Carraresi. L'ing. Candussi, in una lettera riservata che spedisce il 29 gennaio al vicedirettore generale della Rai, Marcello Bernardi, esprime la sua preoccupazione che il presidente Pappafava incoraggi i liberali triestini (e segnatamente il consigliere comunale Morpurgo e l'avvocato Nino Pontini, segretario della Società dei Concerti, i quali, benché non invitati alla cerimonia, avevano avvicinato il Prof. Pappafava e hanno con lui conversato un po' appartati, incontrandoli successivamente nella sede del Partito Liberale assieme all'ing. Canarutto, titolare dell'impresa appaltatrice, a voler far carico alla Rai dell'abbattimento del Teatro Nuovo e di una ricostruzione adeguata dello stesso e di una sala pubblica per la Società dei Concerti.
Coinvolgimento che la Rai, almeno per la prima parte (la demolizione del Teatro Nuovo) si avrà puntualmente negli ultimi mesi del 1962, quando la giunta comunale, in agosto, decide all'unanimità di utilizzare parzialmente la cifra di 16 milioni, che la Rai era già impegnata a spendere per 'indennizzare' il Teatro Comunale di prosa della parziale menomazione, per la demolizione dell'intero edificio (per una spesa prevista di cinque milioni e duecentomila lire), e la realizzazione dei lavori di fondazione per un nuovo teatro, in grado di dotare la città di una sala capace di 1200 persone per le manifestazioni concertistiche, di prosa e congressuali. La delibera giuntale sarà approvata dall'intero Consiglio comunale nei primi mesi del 1963 dopo che, nel novembre dell'anno precedente, la Rai si era contrattualmente impegnata, utilizzando l'impresa che aveva installato il cantiere per la nuova sede, alla demolizione dell'edificio del Teatro Nuovo.
Purtroppo, alla demolizione, non segue la prevista costruzione del nuovo teatro, per il cui progetto agli architetti Nordio e Cervi si era affiancato lo scenografo di Strehler, Luciano Damiani: alla fine del 1970 il Consiglio comunale approverà una mozione, presentata dai capigruppo della maggioranza di centro-sinistra Rinaldi (DC), Pesante (PSI), Lonza (PSDI) e Gargano (PRI), con la quale si decide che la realizzazione del nuovo teatro di prosa venga per il momento 'rinviata' (malgrado il finanziamento del Parlamento Italiano di 1.400 milioni di lire) in considerazione della crisi economica e delle esigenze prioritarie esistenti in città nel settore delle opere pubbliche e dei servizi sociali.
L'impresa Canarutto conclude puntualmente i suoi lavori entro l'aprile del 1964 e la cerimonia d'inaugurazione ufficiale si terrà il 6 maggio, alla presenza del presidente del Consiglio on. Aldo Moro, del ministro delle partecipazioni statali on. Bo e dei massimi dirigenti della Rai, compreso il direttore generale Bernabei.
Il progettista , l'arch. Aldo Cervi, stende una 'relazione' che illustra dettagliatamente la nuova costruzione:
“La nuova sede della RAI-TV di Trieste, i cui lavori sono stati iniziati il 22 gennaio 1962 ed ultimati, con l'inaugurazione ufficiale il 6 maggio 1964, sorge su di una superficie complessiva di mq. 2780, di cui 2350 coperti, area delimitata dalle vie XXIV Maggio, Fabio Severo, Cicerone e Giustiniano. La costruzione ha portato ad un assetto definitivo dell'isolato costituito dal Palazzo del Lavoro e dal Teatro Nuovo, utilizzando e valorizzando il terreno rimasto fabbricabile.
La cubatura complessiva è di mc. 62,100, di cui mc. 50,500 fuori terra; i vani utili, distribuiti in due
piani sotterranei, un piano terreno, 5 piani elevati ed un piano attico, sono 119. Nell'edificio, che regola e controlla la trasmissione e la ricezione di quattro programmi radiofonici e di due televisivi, superando le 18 ore di trasmissione giornaliera, si distingue una parte riservata alla produzione radiofonica, una all'attività televisiva, una ai servizi tecnologici, agli uffici e alla Sezione Propaganda e Sviluppo.
Quattro auditori radiofonici, di cui il più grande ha un volume di mc. 1397 e una superficie di mq. 198, cinque studi minori, il collegamento in bassa frequenza per il controllo della trasmissione contemporanea di 18 programmi, il telecinema per i programmi filmati del telegiornale e gli altri impianti tecnici, tra cui quello di condizionamento, costituiscono il cuore dell'intero complesso.
Dal punto di vista costruttivo, le fondazioni sono in calcestruzzo cementizio armato, l'ingabbiatura portante è in cemento armato ed i solai, a struttura mista, sono gettati in opera. La luminosissima foratura esterna ha un ritmo d'interesse che dà la possibilità di alternative alla utilizzazione degli spazi interni, specie per la parte degli uffici. Le intelaiature dei doppi serramenti, che caratterizzano tutta la stesura delle facciate, sono in alluminio anodizzato; il rivestimento del basamento, fino al primo marcapiano, è in pietra d'Orsera. Per il resto, le facciate sono trattate con procedimento Fulget, su tono chiarissimo. L'atrio d'ingresso è pavimentato in Rosso Imperiale di Svezia, mentre le pareti sono parte in travertino e, dal lato ingresso ascensori, in pannelli di legno Daniela. L'impianto di illuminazione indiretta è sistemato in un controsoffitto a pensilina pure in Daniela. Al pianoterra, unitamente agli uffici della Sezione Propaganda e Sviluppo, ancora pavimentati in Rosso di Svezia e rivestiti in legno noce e travertino, con bancone in Venge, si trovano gli studi B, C e D con le relative regie e i quattro complessi R.S. (Registrazione Studi), la Sala controllo generale B.F., la sala amplificatori, la sala apparati filodiffusione e lo Studio E.
Tutti i corridoi del palazzo sono pavimentati in Domosic, le pareti sono in Muralflex, i controsoffitti in pannelli smontabili in legno Afromosia con plafoniere d'illuminazione incassate a filo. Tutte le porte hanno la cassa in mogano brunito e il battente in Vis-Securit.
Al primo piano è situato il grande Studio A, con la regia stereofonica e lo Studio Annunci, la sala prova per gli attori ed i locali tecnici TV, tra cui la sala ponti e la sala del Telecinema.
Al secondo piano, insieme alla centrale telefonica automatica, si trovano gli uffici della Sezione tecnica ed il laboratorio B.F.
Al terzo piano, oltre alla disconastroteca, vi sono gli uffici della Redazione dei Servizi Giornalistici, articolata nella Sezione italiana, nella Sezione slovena e nei Servizi Radiocronache e Telegiornale.
Al quarto piano le due Sezioni Programmi artistici e l'Ufficio Coordinamento.
Al quinto piano si trova la Direzione e gli uffici della Sezione Amministrativa.
Al piano attico è destinata la mensa, la sala di ritrovo ed il Circolo Aziendale, nonché la sala Ponti Radio.
Sul tetto, infine, i paraboloidi di collegamento con i centri trasmittenti di Monte Belvedere e Monte Radio.
Le scale sono rivestite in mosaico giapponese grigio perla, i gradini in Baveno rosa; corrimano in mogano brunito e parapetti in Vis-Securit”.
Nel luglio 1964 l'ordine degli architetti di Trieste segnala all'Istituto Nazionale di Architettura, per i Premi Regionali IN/ARCH 1964 per il Friuli-Venezia Giulia, una fra le più pregevoli opere di ingegneria e di architettura realizzata quest'anno a Trieste dalla Rai - Radiotelevisione Italiana con la costruzione della nuova Sede di Trieste, su progetto del prof. Arch. Aldo Cervi.