Gli Usa del 1976 sono i protagonisti del nuovo appuntamento con Giorgio Zanchini e con “RAInchieste", il programma Rai Cultura in onda mercoledì 8 aprile alle 21.10 in prima visione su Rai Storia.
Il 4 luglio 1976 gli Stati Uniti d’America festeggiano il bicentenario dell’indipendenza. A ripercorrerne le tappe con la rubrica del Tg1, il Telegiornale della Storia, nato da un’idea del giornalista Emmanuele Milano, poi direttore di Rai 1. Gli eventi del passato sono raccontati come se accadessero nel presente, con servizi speciali e giornalisti inviati che ne documentano i momenti chiave.
La conduzione è affidata ad Arrigo Petacco, divulgatore storico, autore di programmi di approfondimento e dello sceneggiato sul poliziotto antimafia Joe Petrosino.
In studio è presente anche Tito Stagno, storico giornalista Rai che ha seguito per il TG numerose missioni spaziali, come l’Apollo XI del luglio 1969, e numerosi viaggi dei Presidenti della Repubblica e dei Papi.
In veste di inviato c’è Paolo Frajese, altra firma del TG1, che sarà autore di importanti reportages come il rapimento di Aldo Moro di via Fani.
Ai giornalisti nelle sedi estere, come Sergio Telmon, è affidato il compito di contestualizzare i fatti nella prospettiva della storia internazionale, mentre studiosi e specialisti in studio propongono analisi e previsioni.
Tema della prima puntata è la Dichiarazione d’Indipendenza americana del 1776 in cui si ricorda il ruolo di Thomas Jefferson, autore del testo approvato dal Congresso.
Rimanendo negli Stati Uniti, l’obiettivo si sposta sulla presidenza Carter, nel cui percorso giocano un ruolo fondamentale la sua storia, il suo staff e soprattutto una strategia finalizzata a bypassare la mediazione dei leader del suo partito attraverso le primarie.
Gli americani danno il voto ai suoi delegati e alla fine della Convention democratica, Carter ottiene la nomination e sfida Gerald Ford, vicepresidente di Richard Nixon, del quale prende il posto dopo le clamorose dimissioni del 9 agosto 1974.
“Come si fabbrica un candidato” è il titolo del reportage in due puntate che l’inviato del Tg2 e corrispondente estero Franco Biancacci realizza nel 1976: si raccontano i party per raccogliere fondi, i meccanismi del sistema elettorale americano, e si intervistano i delegati che portano voti a Jimmy Carter. La troupe segue questo sconosciuto governatore della Georgia per mostrare come un qualsiasi cittadino possa diventare candidato alla presidenza degli Stati Uniti e perché all’inizio delle primarie sembra essere “il più qualsiasi” di tutti.
Come dimostra questo reportage, le immagini in bianco e nero convivono con il colore, adottato ufficialmente dalla Rai a partire dal febbraio 1977.
Un programma di Enrico Salvatori e Serena Valeri, scritto con Marco Orlanducci, Vincenzo Reale, Francesca Scancarello e Debora Volpi. Produttrice esecutiva Alessandra Giorgi, regia di edizione Fabrizio Marini.
Il 4 luglio 1976 gli Stati Uniti d’America festeggiano il bicentenario dell’indipendenza. A ripercorrerne le tappe con la rubrica del Tg1, il Telegiornale della Storia, nato da un’idea del giornalista Emmanuele Milano, poi direttore di Rai 1. Gli eventi del passato sono raccontati come se accadessero nel presente, con servizi speciali e giornalisti inviati che ne documentano i momenti chiave.
La conduzione è affidata ad Arrigo Petacco, divulgatore storico, autore di programmi di approfondimento e dello sceneggiato sul poliziotto antimafia Joe Petrosino.
In studio è presente anche Tito Stagno, storico giornalista Rai che ha seguito per il TG numerose missioni spaziali, come l’Apollo XI del luglio 1969, e numerosi viaggi dei Presidenti della Repubblica e dei Papi.
In veste di inviato c’è Paolo Frajese, altra firma del TG1, che sarà autore di importanti reportages come il rapimento di Aldo Moro di via Fani.
Ai giornalisti nelle sedi estere, come Sergio Telmon, è affidato il compito di contestualizzare i fatti nella prospettiva della storia internazionale, mentre studiosi e specialisti in studio propongono analisi e previsioni.
Tema della prima puntata è la Dichiarazione d’Indipendenza americana del 1776 in cui si ricorda il ruolo di Thomas Jefferson, autore del testo approvato dal Congresso.
Rimanendo negli Stati Uniti, l’obiettivo si sposta sulla presidenza Carter, nel cui percorso giocano un ruolo fondamentale la sua storia, il suo staff e soprattutto una strategia finalizzata a bypassare la mediazione dei leader del suo partito attraverso le primarie.
Gli americani danno il voto ai suoi delegati e alla fine della Convention democratica, Carter ottiene la nomination e sfida Gerald Ford, vicepresidente di Richard Nixon, del quale prende il posto dopo le clamorose dimissioni del 9 agosto 1974.
“Come si fabbrica un candidato” è il titolo del reportage in due puntate che l’inviato del Tg2 e corrispondente estero Franco Biancacci realizza nel 1976: si raccontano i party per raccogliere fondi, i meccanismi del sistema elettorale americano, e si intervistano i delegati che portano voti a Jimmy Carter. La troupe segue questo sconosciuto governatore della Georgia per mostrare come un qualsiasi cittadino possa diventare candidato alla presidenza degli Stati Uniti e perché all’inizio delle primarie sembra essere “il più qualsiasi” di tutti.
Come dimostra questo reportage, le immagini in bianco e nero convivono con il colore, adottato ufficialmente dalla Rai a partire dal febbraio 1977.
Un programma di Enrico Salvatori e Serena Valeri, scritto con Marco Orlanducci, Vincenzo Reale, Francesca Scancarello e Debora Volpi. Produttrice esecutiva Alessandra Giorgi, regia di edizione Fabrizio Marini.