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Dietro le quinte dell'arte

Salvare l'arte

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Come si è operato e come si opera nella protezione dell’arte nelle grandi catastrofi naturali che hanno colpito il nostro Paese a partire dall'Alluvione di Firenze, nel 1966, quando l’Arno in piena ruppe gli argini e sconvolse strade case e botteghe, mettendo in pericolo i cittadini e un inestimabile patrimonio artistico custodito in chiese, musei e palazzi. Lo racconta il doc “Salvare l’arte”, in onda venerdì 17 marzo alle 19.25 su Rai 5. Per la prima volta dal Dopoguerra la ricchezza culturale di Firenze e del nostro intero Paese fu seriamente in pericolo, e per la prima volta i centri di restauro specializzati come l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, si trovarono ad operare in una situazione di emergenza sperimentando nuove tecniche e protocolli di azione. 
Da lì, con un salto temporale si arriva al 1997, a quell’immagine stampata nella memoria collettiva, del crollo della volta della Basilica di San Francesco ad Assisi, con i suoi preziosissimi affreschi di Giotto. Tre restauratori persero la vita in quel crollo, e per anni si è temuto di aver perso anche una delle opere più significative della nostra arte medioevale. 
Dal 1966 a oggi sono stati fatti incredibili passi avanti, purtroppo anche grazie alle situazioni di emergenza che il nostro Paese ha subìto: dal terremoto dell’Aquila nel 2009 all’alluvione alle Cinque Terre del 2011 fino al recente terremoto del Centro Italia. E il nostro Paese è stato il primo al mondo a capire che salvare l’arte, il nostro patrimonio, la nostra storia, è importante quanto salvare le vite umane.