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Passato e Presente

Il genocidio in Ruanda

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Nel 1923 la Società delle Nazioni affida al Belgio le colonie tedesche del Ruanda e del Burundi. I belgi si trovano ad amministrare in Rwanda una popolazione che comprende gli allevatori guerrieri, i Tutsi, e i coltivatori, gli Hutu, che sono la maggioranza. Una storia analizzata dal professor Marcello Flores e da Paolo Mieli a “Passato e Presente”, in onda mercoledì 3 agosto alle 13.15 su Rai 3 e alle 20.30 su Rai Storia. I Tutsi, ritenuti più adatti al comando, vengono designati come alleati del potere coloniale. Gli Hutu, invece, vengono messi ai margini. Nel corso degli anni l’odio tra i due gruppi etnici cresce proporzionalmente al potere che i belgi attribuiscono alla minoranza Tutsi. Nel 1933 l’amministrazione coloniale belga introduce la Carta d’identità, sulla quale deve essere specificata l’appartenenza etnica. Il 7 aprile 1994, quando, dopo l’incidente aereo che ha ucciso il presidente hutu Abyarimàna, inizia il genocidio dei Tutsi, quella carta d’identità rappresenterà il passaporto per la vita o per la morte. Ai posti di blocco, nelle chiese, lungo le frontiere, i Tutsi vengono fermati e massacrati a colpi di machete, senza che le forze Onu possano intervenire. Su una popolazione di poco più di 7 milioni di abitanti, di cui l’84 per cento Hutu e il 15 per cento Tutsi, si conteranno, in soli 100 giorni, quasi un milione di morti.