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Passato e Presente

La svolta di Salerno

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Unità di tutte le forze antifasciste per la liberazione del paese dal dominio nazifascista. Rinvio della questione istituzionale e della deposizione della Monarchia alla fine della guerra. Formazione di un governo espressione delle forze politiche democratiche. Sono queste le linee politiche essenziali dettate dal leader comunista Palmiro Togliatti - in accordo con l’Unione Sovietica – al suo rientro in Italia dall’esilio, nel marzo del 1944: passano alla storia come “la svolta di Salerno”, un passaggio cruciale per la vita del Paese nell’ultimo anno di guerra e negli anni a venire, accolto a fatica dalle forze politiche antifasciste dell’epoca, a partire dagli esponenti di spicco del Pci. A “Passato e Presente”, in onda giovedì 28 luglio alle 13.15 su Rai 3 e alle 20.30 su Rai Storia, Paolo Mieli e il professor Giovanni Sabbatucci parlano della “svolta di Salerno” e delle conseguenze di medio e lungo periodo provocate dalla mossa di Togliatti. La storiografia ha dibattuto a lungo, fino a tempi recenti, per identificare la “paternità” della mossa, tra Togliatti e Stalin, e per capire se la scelta tattica dei leader comunisti, che nell’immediato ha garantito a Togliatti il ruolo di “demiurgo” della vita politica italiana, non abbia finito per ritorcersi contro i suoi fautori, snaturando per sempre il PCI italiano e risvegliando le attenzioni degli Stati Uniti e di Roosevelt per le questioni della nostra politica interna.