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L'altra Capri 

Le due anime di un'isola 

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Capri è molto più di un’isola. È un brand conosciuto in tutto il mondo, che ogni estate arriva qui attirato dal mito della dolce vita italiana. Duemila anni fa gli imperatori romani la scelsero come buen ritiro e da allora, nonostante gli alti e bassi della storia, Capri non ha smesso di essere un luogo dove costruirsi dei ricordi felici. Così almeno pensavano artisti, scrittori e mecenati che nell’Ottocento hanno soffiato sull’isola un’atmosfera creativa che ha stimolato e influenzato gli eventi successivi. Lo racconta Luigi Maria Perotti in “L’altra Capri”, in onda in prima visione domenica 15 maggio alle 22.00 su Rai 5. 
Ma cosa ha di speciale questo enorme scoglio a sud del Golfo di Napoli per essere entrato nell’immaginario mondiale? Perché Capri è Capri? A rispondere è chi l’isola la conosce meglio di tutti perché c’è nato o ha scelto di viverci tutto l’anno. Scoprendo, così, che l’isola di Capri ha da sempre due anime, come i due comuni in cui sono divise le amministrazioni dei suoi abitanti.
Vicino al porto c’è la Capri dei turisti, quella della Piazzetta e dei faraglioni, dove milioni di persone arrivano per taggarsi in un selfie. Poi c’è Anacapri, la Capri di campagna, quella che non ha sbocco sul mare ma ha preservato l’identità del posto. Per secoli, non è scorso buon sangue tra le due anime dell’isola. Per secoli i Pescatori ed i contadini se le son date di santa ragione ogni volta che se ne presentava l’occasione, arrivando anche a tirar sassi alle processioni religiose dei rivali o a spostare i cadaveri delle pandemie che hanno afflitto l’isola davanti le porte della città rivale per infettare i nemici.
Poi dopo la guerra, gli americani hanno riportato il gran turismo a Capri, è arrivata la globalizzazione e seppur con un po’ di fatica, capresi ed anacapresi hanno cominciato a sentirsi parte della stessa comunità.