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Corea 1950. La battaglia di Chosin 

Una battaglia decisiva

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La Guerra di Corea (1950-53) ha segnato l’affermazione della Cina comunista tra le grandi potenze mondiali e contribuito a creare gli equilibri geopolitici in Estremo Oriente con cui dobbiamo confrontarci ancora oggi. La battaglia del bacino di Chosin (27 novembre - 11 dicembre 1950) - raccontata dal documentario in due parti in onda martedì 10 maggio e martedì 17 maggio dalle 22.10 su Rai Storia - fu uno dei momenti decisivi del conflitto, oltre che il più violento scontro tra truppe cinesi e statunitensi della storia. Ad introdurre e contestualizzare l’argomento, lo storico militare Gastone Breccia. 
Tra il 1950 e il 1953 la Corea fu teatro di una guerra, che provocò oltre due milioni di morti. Causa del conflitto fu la divisione della penisola lungo il 38° parallelo, decisa nel 1945 quando sovietici e statunitensi posero fine all’occupazione giapponese. Dal 1948 nel sud iniziò una cruenta guerra civile tra comunisti e nazionalisti; dopo la sconfitta dell’insurrezione, l’esercito comunista passò il confine il 25 giugno 1950, contando sulla debolezza militare dell’avversario. Due giorni dopo le Nazioni Unite autorizzarono però l’intervento di una forza multinazionale per ripristinare lo status quo. Gli statunitensi fornirono il grosso delle truppe combattenti e riuscirono in extremis a fermare l’avanzata nordcoreana. Il 15 settembre 1950 il generale Douglas MacArthur, a capo delle forze dell’Onu, lanciò un fulmineo contrattacco anfibio che portò alla liberazione di Seoul e alla cacciata dei nordcoreani da tutto il sud. Ma - convinto di poter riunificare il paese – MacArthur diede ordine alle truppe di raggiungere lo Yalu, che separa la Corea dalla Manciuria, ignorando i segni di un possibile coinvolgimento nel conflitto della Repubblica Popolare Cinese. Mao Zedong fece capire che non avrebbe tollerato senza reagire una presenza americana ai suoi confini e a fine ottobre quasi 300.000 soldati cinesi avanzarono in Corea contrattaccando di sorpresa le colonne delle Nazioni Unite, che subirono gravi perdite. Alla fine di novembre la prima divisione dei Marines venne circondata da sessantamila cinesi nei pressi del lago artificiale di Chosin, sui monti Taebaek. Per due settimane i Marines lottarono per sopravvivere con temperature fino a trenta gradi sottozero, riuscendo infine a rompere l’accerchiamento e a mettersi in salvo al porto di Hungnam.