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Aids, un bacio contro l'ignoranza a "Ossi di Seppia"

La testimonianza di un cambiamento epocale

È il primo dicembre 1988 quando per la prima volta si celebra la giornata mondiale contro l’Aids. Un cambiamento epocale per la prevenzione dall’Hiv e per promuovere un’informazione corretta su un’atroce malattia. A Cagliari, durante un congresso nazionale, mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità si soffermava sul rischio della trasmissione dell’infezione anche attraverso un bacio, una giovanissima attivista sieropositiva viene immortalata mentre simbolicamente bacia l’immunologo Ferdinando Aiuti. Una foto per dimostrare che l’Hiv non si trasmette con un bacio, ma anche per combattere lo stigma della società dell’epoca. 
“Un mio amico dal Giappone mi manda un fax. Anche il giornale del Giappone aveva pubblicato la foto. Allora mi rendo conto che quel bacio aveva fatto il giro del mondo... E ha fatto riflettere l’opinione pubblica.” Parole di Rosaria Iardino, presidente della Fondazione The Bridge, e voce narrante della nona puntata di “Ossi di Seppia, quello che ricordiamo”, disponibile da martedì 30 novembre su RaiPlay.  È lei che racconta di anni di lotte, della svolta dei farmaci, delle prospettive di vita e di quel gesto simbolico volutamente provocatorio.  
Negli anni ‘80 e ‘90 parlare di Aids e di sieropositività è un tabù. L’Aids è un doppio problema, sanitario e sociale: è visto come un castigo divino. E com’era accaduto in passato a lebbrosi e malati di mente, il virus perde il suo carattere scientifico e ne assume un altro, quello del marchio d’infamia. Il colpito, prima che un malato da curare, è un sovversivo dell’ordine costituito e questa malattia è vista come una giusta punizione, un’onta di cui vergognarsi. “E muori prima che il virus ti uccide…”.