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"Ricordati di non dimenticare", l'omaggio di Rai Cultura a Nuto Revelli 

Sul portale Raicultura.it, nell'anniversario della nascita dello scrittore

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Cinque puntate web per raccontare ai giovani una figura particolarmente originale nel panorama della cultura italiana: Nuto Revelli. Un personaggio che - come gli amici Primo Levi e Mario Rigoni Stern - non è un intellettuale di professione, ma che sceglie la scrittura per il dovere di “far conoscere” gli orrori di cui era stato testimone. Lo fa rivivere la serie “Ricordati di non dimenticare” – un progetto di Daniela Giuffrida e Beatrice Verri con la regia di Francesco Ghisi disponibile da mercoledì 21 luglio sul sito RaiCultura.it – che riassume il programma culturale curato in occasione del centenario della nascita di Revelli, da Fondazione Nuto Revelli, Comitato nazionale per il centenario e Istituto storico della Resistenza di Cuneo.
Le 5 puntate alternano materiali di repertorio resi disponibili da archivi come Rai Teche, CSC-Archivio Cinema d’Impresa di Ivrea, Università di Scienze Gastronomiche, Slow Food, e dai fotografi Paola Agosti, Bruno Murialdo, Giovanni Giovannetti. Ma soprattutto offrono il prezioso contributo di testimonianze che vanno dal figlio Marco Revelli sociologo e politologo a Carlo Petrini che dalle conversazioni con Revelli trae il primo spunto per la fondazione di Slow Food; dai collaboratori della Casa Editrice Einaudi come  Ernesto Ferrero e Antonella Tarpino, alla fotografa Paola Agosti; da Alessandra Demichelis storica all’Istituto della Resistenza di Cuneo, a Laura Curino che da L’anello forte ha tratto uno spettacolo teatrale di grande intensità emotiva.
Attraverso queste testimonianze, i materiali d’archivio, le registrazioni d’epoca, vengono così ricordate le vicende familiari, le storie individuali e di guerra che fanno parte del ricchissimo archivio sonoro raccolto da Nuto Revelli tra gli anni Settanta e Novanta, con un impegno a metà strada tra storia e antropologia.
Giovane ufficiale degli alpini, Revelli partecipa alla tragedia della ritirata di Russia che lo spinge a mettere in discussione il regime fascista e a partecipare, tra i primi, alla formazione di una banda partigiana sulle montagne del cuneese, terra d’origine di molti dei soldati che aveva visto cadere inutilmente nelle steppe gelate del Don. Dalla tragedia della ritirata di Russia, e soprattutto dall’obbligo morale di dare voce a coloro che voce non hanno, nascono nel dopoguerra libri come “La strada del Davai”, “La guerra dei poveri”, “L’ultimo fronte”. Ma l’esigenza di essere “testimone del suo tempo” va oltre l’esperienza della guerra e induce Revelli alla ricerca delle testimonianze di vita dei contadini e dei montanari – che dopo la Russia aveva ritrovato al suo fianco nella Resistenza – che vengono ricostruite in libri esemplari come “Il mondo dei vinti” e “L’anello forte”, una delle prime ricerche sistematiche sul ruolo delle donne nella società tradizionale. Come per Levi e Rigoni Stern, la necessità del ricordo rivela anche in Nuto Revelli una sicura personalità di autentico narratore che, sempre a stretto contatto con le esperienze vissute, si esprime in romanzi come “Il disperso di Marburg” o “Il prete giusto”, recentemente rieditato da Einaudi con una prefazione di Monsignor Gianfranco Ravasi.