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La Tv di Gigi Proietti

Su Rai Storia (canale 54) tutti i volti di "Fregoli"

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Soldato prussiano, vecchio usuraio, ragazza “pudica”, gaucho che canta le serenate, donna grassa, “matto” in mutande. E ancora, il Pierrot, la geisha, il carcerato, il poliziotto, il mangiatore di spade: tutti i volti di Gigi Proietti e del suo “Fregoli”, lo sceneggiato in quattro puntate del 1981, diretto da Paolo Cavara, che Rai Cultura propone da sabato 21 novembre alle 19.00 su Rai Storia, nell’ambito del ciclo “La Tv di Gigi Proietti”, dedicato al grande attore recentemente scomparso. 
Proietti impersona il celebre attore trasformista Leopoldo Fregoli, nato a Roma nel 1867 e morto a Viareggio nel 1936, che ebbe vasta popolarità internazionale tra l'Otto e il Novecento, e porta in tv oltre 70 personaggi nel corso delle puntate per raccontare la vita del re dei travestimenti. Lo fa all’età di 40 anni, dicendo di aver accettato “per il piacere dell’avventura, per fare un viaggio nella testa di uno dei più straordinari personaggi del mondo dello spettacolo. Ho fatto di tutto, ma mi mancava una cosa come Fregoli…ma se tornassi indietro non lo rifarei, troppa fatica e troppo poco tempo a disposizione…”. Ma il racconto che ne fa è travolgente e divertente, fin dalle prime immagini della sigla iniziale, con la faccia di Proietti/Fregoli dentro l’imbuto di un grammofono, mentre gira un disco sulle note di “sono un po’ stanco di me... sempre la stessa vitaccia, qualche volta mi cambio la faccia…ma la vita rimane com’è!” (insieme alla sigla finale intitolata “Prima de pija sonno” furono le due facciate di un fortunato 45 giri del tempo). 
Nella prima puntata ci sono gli esordi stentati di Fregoli/Proietti, figlio di un maggiordomo, insofferente al lavoro in genere, che girovaga per i vicoli di Roma, già spinto dalla passione per il teatro e la rappresentazione satirica. Farà di tutto pur di stare in scena, dai canti ai balli folcloristici, dotato di istinto capace di portarlo sulla corda tragica come su quella buffonesca. La sua necessità è solo quella di offrire il suo repertorio al pubblico, esserne amato e considerato inimitabile. “In Fregoli - ha detto Proietti - c’è la spiegazione di “A me gli occhi, please”, per chi la sa trovare, almeno. E’ una continuazione ideale: là usavo il trasformismo fonico, vocale. Qui indosso i passi di oltre settanta personaggi e arrivo al delirio, all’esasperazione…”.