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I tre architetti: Mies van der Rohe

Su Rai5 (canale 23) il maestro del "Less is more"

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Le fasi più importanti della carriera di uno dei più grandi architetti del XX secolo, Mies van der Rohe, con il contributo dello storico dell’architettura Francesco Dal Co e di alcuni famosi architetti italiani. È il nuovo appuntamento con la serie “I tre architetti”, di Francesco Conversano e Nene Grignaffini, a cura di Michael Obrist, in onda giovedì 15 ottobre alle 19.15 su Rai5. I celebri concetti di Mies van der Rohe come “God is in the details” e l’ancor più celebre “Less is more” portano in un “altrove” e il giardino zen di Kyoto è un archetipo che definisce il concetto e la dialettica tra vuoto e pieno. Come dicono i Maestri della filosofia zen, è necessario procedere per sottrazione. Svuotare per accogliere. In questa lezione si può forse trovare il “misticismo” e l’idea dello “spazio assoluto” di Mies van der Rohe in una concezione di Architettura Moderna che allo stesso tempo tiene conto di qualcosa di antico e profondo. 
Molta attenzione viene dedicata anche al Padiglione Tedesco per l’Esposizione Universale di Barcellona del 1929, considerato uno dei capolavori dell’architettura del Novecento. A seguire, l’esperienza di Mies van der Rohe al Bauhaus e, infine, il suo trasferimento negli Stati Uniti, osservando i grandi progetti come il Seagram Building di New York e le opere progettate e costruite a Chicago che ne “inventarono” lo skyline. La visione di Mies van der Rohe era una visione estremamente complessa e influenzò altre discipline artistiche. L’ascetismo delle forme e la creazione dello spazio assoluto, il “totaler raum” di Mies van der Rohe, lo spazio astratto e flessibile, senza riferimento di tempo e di luogo, con l’intenzione e l’obiettivo di eliminare la barriera tra un “fuori” e un “dentro”, diventarono la matrice e il modello per correnti e pensieri contemporanei che produssero seguaci e detrattori. Chi poteva immaginare che il concetto di “Less is More” di Mies van der Rohe sarebbe diventato un paradigma per il secolo successivo, soprattutto se osservato non solo in chiave di design, ma come visione totale del mondo, un mondo in cui creare oggetti sempre più piccoli ma più efficaci ed efficienti? Un mondo leggero, essenziale, sobrio, dove il vuoto, da spazio spirituale, si trasformava in spazio architettonico che esaltava la qualità della vita.