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Su RaiPlay Jean-Claude Rousseau

A partire dal 17 settembre tre programmi dedicati al regista francese

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Conosciuto in Italia soprattutto grazie alla programmazione di “Fuori Orario”, che ha presentato nel corso degli anni gran parte dei suoi film, Jean-Claude Rousseau è tra i più segreti e singolari cineasti contemporanei: una figura unica, autore totale dei propri film, realizzati praticamente da solo, attraverso un lungo e rigoroso lavoro di estrema sobrietà, prima con il supporto della pellicola super 8 e poi, a partire dal 2000, con il digitale. I suoi film hanno dialogato con cineasti come Bresson e Ozu, con pittori come Vermeer e Giorgione, con scrittori come Petrarca e Racine, trovando finalmente una consacrazione internazionale nei Festival, nelle Cineteche e nei Musei d’Arte contemporanea di tutto il mondo.       
Attraverso i motivi ricorrenti della camera d’albergo e dell’appartamento, dello specchio, della finestra, del paesaggio che vi traspare, Rousseau ha sviluppato nei suoi film un rapporto sempre più complesso tra interno ed esterno, tra io e mondo, in cui si declinano le figure dell’attesa, dell’assenza, della distanza, in una sorta di apparente autobiografia tanto intima quanto misteriosa e sfuggente. RaiPlay intende omaggiarlo attraverso tre programmi a lui dedicati, in partenza dal 17 settembre. “Jeune femme à la fenetre lisant une lettre", realizzato nel 1983, sarà il primo dei tre contenuti presenti, insieme a due cortometraggi dello stesso periodo: "Venise n’existe pas" (1984) e "Keep in Touch" (1987).  Primi film dell’autore, realizzati dopo il suo ritorno da New York dove aveva soggiornato negli anni ‘70, conoscendovi il cinema d’avanguardia, da Warhol a Snow. Il secondo programma è composto da “Festival”, realizzato tra il 2000 e il 2010, che riunisce in un unico film 5 cortometraggi girati in gran parte al Festival di Torino e presentati in precedenza singolarmente (Lettre à Roberto, La Nuit sans étoiles, Faux départ, 301, Mirage).   Ma il lungometraggio trascende i cinque film precedenti e si costituisce come film nuovo e del tutto autonomo. 
Infine il terzo programma, disponibile dal 18 settembre, presenta una scelta dei cortometraggi realizzati tra il 2003 e il 2013, alcuni dei quali molto brevi (come una sorta di haiku cinematografico). Costruiti senza soggetto e sceneggiatura, estranei alla volontà di conferire un senso o manifestare un’intenzione, tutti i film di Rousseau ritornano all’essenza originaria del cinema, la visione: la vita, la flagranza e il respiro dell’immagine nelle sue intensità e vibrazioni, nel movimento del tempo, della luce, della materia del mondo. “Mi piace la parola visione perché contiene in sé un’ambiguità: visione nel senso di percezione visiva e visione nel senso di venire trasportati da ciò che si vede, avere delle ‘visioni’. Di fronte a un’opera d’arte, se la si vede veramente, si tratta sempre di una visione. La bellezza può essere vista solo nella contemplazione, mai nell’osservazione - (Jean-Claude Rousseau)". Grazie a questi contenuti RaiPlay permette di esplorare l’opera del cineasta su un arco temporale molto lungo, che va dal 1983 fino agli anni più recenti. Mentre Rousseau è al lavoro coi suoi nuovi film, girati in Giappone, come il recentissimo Un monde flottante, ancora inedito, e il cui titolo potrebbe applicarsi a tutta la sua opera, affidato alla scienza naturale dell’imprevedibile, che pratica rigorosamente il precetto bressoniano di “trovare senza cercare”.