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1919-1922. Cento anni dopo

Arte e intellettuali

Alla vigilia del primo conflitto mondiale la cultura dell’irrazionalismo e del vitalismo aveva preparato gli animi alla guerra e, comunque, alla contestazione della società tradizionale e dei suoi valori. Un periodo ripercorso nel terzo appuntamento della serie in prima visione “1919-1922. Cento anni dopo”, in onda mercoledì 4 dicembre alle 21.10 su Rai Storia. Georges Sorel con le Considerazioni sulla violenza e la mitizzazione dello sciopero generale, i nazionalisti di Enrico Corradini con la teorizzazione della lotta fra le nazioni in sostituzione della lotta di classe, la polemica contro il «passatismo» dei futuristi di Filippo Tommaso Marinetti erano stati tutti fattori di destabilizzazione del sistema culturale e politico. Le cosiddette avanguardie artistiche avevano messo in discussione i canoni dell’estetica tradizionale. Le «serate futuriste» in particolare avevano coinvolto letterati e artisti di varia provenienza. Nel dopoguerra mentre il futurismo veste sempre più gli abiti della politica, in campo artistico e culturale si registra una sorta di «ritorno all’ordine», che trova riscontro nella pittura metafisica e in riviste come “La Ronda” e “Valori Plastici”. La critica d’arte Margherita Sarfatti, amante e stretta collaboratrice di Mussolini, è la coordinatrice del gruppo dei sei pittori del Novecento Italiano e gestisce la politica artistica del fascismo fin dalla nascita del movimento. Collabora, infatti, con Il Popolo d’Italia e soprattutto diventa direttrice di “Gerarchia”, la rivista teorica del fascismo fondata da Mussolini nel 1919. Nel complesso si assiste ad una proliferazione di riviste ideologiche di vario orientamento - dal nazionalista “Politica” al comunista “L’Ordine Nuovo”, passando per “La Rivoluzione Liberale” di Piero Gobetti e “La critica politica” del repubblicano Oliviero Zuccarini - che alimentano il dibattito politico.