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Sabato classica

Inventare il tempo

Giacomo Puccini è stato un infallibile "killer" di soprani. Fossero schiave innamorate del loro principe d’oriente, ragazze ambiziose e ingenue, fioraie nelle mansarde di Parigi, giovani geishe costrette a sposarsi, ricche attrici romane di successo, il loro destino nelle sue opere era segnato. Un destino che viene ricostruito da “Inventare il tempo”, il programma condotto dal giornalista e storico della musica Sandro Cappelletto, in onda sabato 30 novembre alle 18.50 su Rai5, a pochi giorni dalla Prima scaligera del 7 dicembre che quest’anno proporrà “Tosca”, una delle eroine più tragiche scaturite dalla fantasia di Puccini. In un percorso creativo lungo oltre trenta anni, il destino tragico della protagonista rimane una costante del teatro musicale di Puccini. La puntata propone cinque titoli, altrettante scene madri, narrate prima leggendo il libretto, per poi passare dalla parola detta alla parola cantata e accompagnata dalla musica. Ed è in questo tragitto che si esprime la grandezza di Puccini. Arie ed episodi tratti dalle opere Turandot, Manon Lescaut, Bohème, Madama Butterfly, Tosca. Interpreti: Michela Sburlati, soprano; Elio Pandolfi, recitazione; Marco Scolatra, pianoforte. A seguire alle 19.45 un’altra puntata del programma propone il “Quintetto in sol min per pianoforte e archi op. 57” di Šostakovič, con Michele Campanella, pianoforte; David Romano, violino; Ingrid Belli, violino; Raffaele Mallozzi, viola; Diego Romano, violoncello. Artista del popolo, amico del popolo, nemico del popolo: durante la sua vita il regime politico durante il quale è vissuto, ha deciso che Šostakovič era tutto questo, portandolo alle soglie della pazzia. La musica da camera è il rifugio segreto di questo gigante del Novecento e nel Quintetto op. 57 vivono intenzioni fulminee, memorie e abbandoni dolcissimi. All’opera viene assegnato nel 1941 il Premio Stalin di Prima Classe: ma come è possibile, si domanda l’artista? Soltanto pochi anni prima, aveva dovuto ritirare una sua opera, Lady Macbeth del distretto di Mzensk, e umiliarsi in una pubblica autocritica. Eppure, la sua musica, è sempre la stessa, inconfondibile. Lui lo sa, e questo lo salva.