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Benigno Zaccagnini. La mitezza della politica

Un pediatra alla testa della Democrazia Cristiana. Dal rapimento di Aldo Moro agli spettacoli di burattini in ospedale, la vita di Benigno Zaccagnini si snoda tra i palazzi romani e gli ambulatori infantili della Romagna. A trent’anni dalla morte, Rai Cultura gli rende omaggio con il documentario di Giuseppe Sangiorgi per la regia di Pierluigi Castellano “Benigno Zaccagnini. La mitezza della politica” in onda martedì 5 novembre alle 21.10 su Rai Storia per il ciclo “Italiani”. Tra le testimonianze presenti, quella della moglie di Zaccagnini, Anna Busignani, scomparsa lo scorso agosto; della moglie di Riccardo Muti, Cristina Mazzavillani Muti; e degli ex parlamentari Guido Bodrato ed Emanuele Macaluso. Il documentario viene presentato in anteprima lo stesso giorno alle 11.00 al Pala De André di Ravenna, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Benigno Zaccagnini, detto “l’onesto Zac”, è un protagonista della prima Repubblica. Parlamentare per dieci legislature - dall’Assemblea costituente del 1946 alla morte nel 1989 – è segretario della DC dal 1975 al 1980, durante gli anni delle Brigate rosse e del rapimento dell’amico e maestro Aldo Moro, durante il quale sostiene a malincuore la linea della fermezza. Non dimentica però mai la Romagna e l’attività di medico pediatra, sua professione prima di entrare nella Resistenza. Per anni coniuga gli impegni nella capitale con gli spettacoli della “Compagnia dei tre dottori”, partecipando in prima persona alle rappresentazioni coi burattini in ospedali, asili e scuole. Per dedicarsi alla sua terra natale rinuncia perfino a incarichi nelle istituzioni, il caso più famoso è il suo rifiuto a correre per la Presidenza della Repubblica nel 1971 dopo il settennato di Saragat.