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La tragedia dei migranti nella musica di Eötvös

Il concerto dell'OSN per la Giornata in memoria delle vittime dell'immigrazione

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“Il brano deve ricordare quei numerosi migranti arabi e africani che, nella speranza di approdare a un mondo migliore, sono saliti ignari su barconi sovraffollati inabissatisi prima di raggiungere le coste italiane”. Con queste parole il compositore ungherese Peter Eötvös descrive il suo brano “Alle vittime senza nome”, commissionato congiuntamente dalle quattro principali orchestre italiane – Filarmonica della Scala, Accademia di Santa Cecilia, OSN Rai e Maggio Musicale Fiorentino – che Rai Cultura propone giovedì 3 ottobre alle 23.45 su Rai5 per la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione. “Mentre componevo – prosegue Eötvös - vedevo quelle dolorose immagini, sia i volti delle singole persone, sia l’assurda massa di esseri umani stipati uno contro l’altro sull’imbarcazione. Nella composizione, questa visione si traduce nelle lievi melodie degli strumenti solisti e nell’amalgama sonoro, denso e compatto, interpretato dall’intera orchestra. Una volta completata la partitura, ho avuto la sensazione che la struttura ritmica e la drammaticità del tema del brano fossero adatte per una coreografia e che forse, per la prima volta nella storia della musica, potesse esserci un requiem danzato”. Peter Eötvös, il più celebre musicista ungherese di oggi, nato in Transilvania nel 1944, ritorna sul podio dell’Orchestra Rai nella doppia veste di compositore e direttore d’orchestra undici anni dopo il successo della sua mastodontica Atlantis, che nel 2007 vide il complesso apparato orchestrale e tecnologico previsto dal compositore disposto in tutto l'Auditorium Rai, con dieci percussionisti dislocati tra palco, balconata e galleria. Il programma del concerto è completato dalle Danze di Marosszék di Zoltán Kodály, scritte tra il 1923 e il 1927 basandosi sulle tradizioni musicali dei Siculi, antica popolazione ungherese della Transilvania, terra dalla quale proviene anche Eötvös. In chiusura la pantomima in un atto scritta tra il 1918 e il 1919 da Béla Bartók Il mandarino miracoloso: una delle partiture più sconvolgenti e innovative dell'intero XX secolo.