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Cesare Battisti, l'ultima fotografia

Alla scoperta di un personaggio dimenticato

10 luglio 1916 – 12 luglio 1916: quarantotto ore per raccontare la vita di uomo, il tramonto di un impero e la fine di un mondo. La vita è quella del socialista trentino Cesare Battisti, ripercorsa come un viaggio in una terra di confine geografico, linguistico e culturale, dal documentario “Cesare Battisti – L’ultima fotografia”, di Clemente Volpini per la regia di Graziano Conversano, in onda mercoledì 9 ottobre alle 22.10 su Rai Storia. È la tragedia della Grande Guerra ad inghiottire l’esistenza di Cesare Battisti, un uomo e un simbolo in vita ma soprattutto dopo la sua morte; un martire per l’Italia, un traditore per l’Austria. Su di lui si è discusso e si continua a discutere ancora oggi, perché i simboli uniscono e dividono. Per questo, a distanza di un secolo, con un’Europa ancora in costruzione, è importante riscoprire la figura di un uomo che sognava l’Europa dei popoli e la fratellanza come forma di convivenza ma che poi viene travolto dall’immane catastrofe; quando nel 1914 gli Stati scelgono di risolvere con le armi i conflitti nazionali, trascinato dagli eventi, anch’egli partecipa alla guerra come milioni di altri uomini.  Ma la sua storia va ben oltre la sua persona.
Il viaggio nella vita di Battisti contribuisce anche a comprendere e a riscoprire, non solo un personaggio dimenticato, bensì un intero territorio, ora italiano un tempo austriaco, dove convivono culture e lingue diverse. Guida del viaggio è Alessandro De Bertolini, giornalista del Museo Storico del Trentino, la Fondazione che conserva l’opera di Cesare Battisti; che riflette sul concetto del qui ed ora partendo da Battisti e dai sui luoghi: Monte Corno, Trento, Ala, Bolzano, Verano, Innsbruck, sono le tappe salienti di un percorso che alla fine conducono a un altro viaggio, quello dell’uomo che va incontro alla morte. Dal Monte Corno al Castello del Buonconsiglio di Trento è un calvario che dura due giorni: Cesare Battisti viene catturato il 10 luglio e giustiziato due giorni dopo. Quello stesso giorno il boia Josef Lang – che si trovava a Vienna – riceve l’ordine di recarsi a Trento. Parte con il primo treno viaggiando tutta la notte. È il viaggio della giustizia austroungarica, del boia chiamato a giustiziare l’“alto traditore”.