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Di là dal fiume e tra gli alberi

Il porto di Napoli

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Se provi a sorprendere Napoli di notte, ti appare come un enorme transatlantico obliquo, sfavillante di luci. Pronto a salpare dal suo porto per chissà quale altrove. La luce del giorno poi, scopre la bellezza fin troppo pittorica delle sue marine, riprodotte all'infinito in ogni angolo del pianeta, dove la vita non ha mai smesso di scorrere, incarnata dagli scrittori, dai musicisti, dagli artisti, perennemente dediti a confrontarsi con una tradizione secolare, alla ricerca di un proprio linguaggio. A cominciare dai bluesman neri a metà, figli della guerra, con il sax sospeso tra il Bronx e i sobborghi napoletani. Passando alle ugole d'oro col passato in chiaroscuro, occhio torvo, basetta estrema e cuore troppo grande. Perdendosi poi nelle storie di contrabbando, narrate da storici puntigliosi e da reduci con facce da bucanieri, la gola arrochita dalla salsedine.

Sono gli scenari al centro del doc di Giuseppe Sansonna per la serie “Di là dal fiume e tra gli alberi”, in onda martedì 13 agosto alle 20.20 su Rai5. L'immaginario portuale della città rivive anche nelle parole di cantautori dal simulato look tamarro e dalla mente fine, capaci di trasformare in canzoni memorabili i tragicomici assalti pasquali di massa, alla volta delle isole, rito trasversale partenopeo. O nelle vie da kolossal di comandanti di flotte sterminate, abili a intercettare umori e sentimenti di un popolo, diventandone i viceré.

Ma, forse, la traccia più struggente del rapporto di Napoli col suo mare, spetta agli scugnizzi strappati alle banchine dall'educatrice Giulia Civita Franceschi, soprannominata la Montessori del mare. Ragazzi con gli sguardi perforanti, risalenti agli inizi del secolo scorso, che sembrano piantati dritti sul futuro.