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Di là dal fiume e tra gli alberi

Il porto di Trieste

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Come in una favola, Trieste è una città che si risveglia ogni 100 anni. E oggi, dopo un lungo sonno, sta risorgendo a nuova vita. Una vita che nasce dal mare e da un porto. Perché Trieste non ha un porto, ma è un porto. E non un porto comune ma un luogo di confine in cui volti e persone si sono incrociate nei secoli creando un multiforme caleidoscopio di lingue e tradizioni. Qui nessuno è completamente italiano e nessuno è del tutto straniero. Lo racconta il doc di Michele Alberico per la serie “Di là dal fiume e tra gli alberi”, in onda mercoledì 7 agosto alle 20.20 su Rai5. Trieste vive la sua prima espansione nel 1719 quando, ancora sotto il dominio austriaco, riceve dall’imperatore il titolo di porto franco. Tutte le merci destinate all’impero asburgico arrivano qui. È la fortuna di Trieste che da piccolo paesino di pescatori diventa improvvisamente un crocevia di imprenditori e affaristi provenienti da Grecia, Turchia, Istria e Medio Oriente. Nasce così una città cosmopolita e monumentale che forma un crogiolo di diversità che ancora oggi costituisce la caratteristica più forte di Trieste. Il simbolo più evidente di questa mescolanza è il caffè. In nessuna altra città italiana arriva tanto caffè quanto ne arriva nel porto di Trieste. Anche per il caffè è sempre una questione di miscele e accostamenti, di mescolanze e ibridazioni: la vita dei portuali, degli spedizionieri, dei macchinisti, dei torrefattori e di tutto il variopinto mondo che gira attorno a questo porto.