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Profumo di donna

Un clamoroso successo al botteghino per Gassman militare cieco e guascone

di Redazione Rai Movie07 maggio 2021 ore 19:53

Il successo di Profumo di donna fu praticamente immediato: il film che Dino Risi aveva diretto nel 1974 contese a C’eravamo tanto amati di Ettore Scola il primato degli incassi e ancora oggi resta il più celebrato del regista milanese insieme a Il sorpasso. Il motivo di questa popolarità si spiega anche con l’accoglienza che il film ebbe all’estero, specie in Francia e negli Stati Uniti dove, molti anni dopo, venne prodotto un remake che aveva nella performance di Al Pacino l’unica cosa all’altezza dell’originale. Eppure non sono pochi coloro che si sono chiesti e si chiedono tutt’ora il motivo dell’entrata di Profumo di donna nel club dei film culto della storia del cinema, specie se si pensa ad altri titoli girati da Risi negli anni ’70 ritenuti decisamente più belli.

A tentare di spiegare questa ‘anomalia’ ci sono due esperti del cinema di Risi che, per motivi differenti, hanno anche frequentato il regista da vicino: Marco Risi e Valerio Caprara. Marco ci ricorda che il personaggio del capitano Fausto Consolo, magnificamente interpretato da Vittorio Gassman, è stato per il cinema una novità. Fino a quel momento di solito chi era affetto da cecità erano donne coinvolte in un melodramma o un thriller, da Virginia Cherrill di Luci della città a Mia Farrow di Terrore cieco passando per Audrey Hepburn de Gli occhi della notte. Col film di Risi - tratto da Il buio e il miele scritto da Giovanni Arpino nel 1969 - abbiamo invece un non vedente burbero, ma simpatico guascone che non si arrende né all’handicap, né tanto meno all’avanzare dell’età.

Prima dell’inizio delle riprese previste per l’estate del 1973, l’allora ventiduenne Marco, alla sua prima esperienza di aiuto-regia in sostituzione di suo fratello Claudio militare di leva, lesse la sceneggiatura scritta da suo padre e da Ruggero Maccari proponendo l’inserimento di due gag: quella del “gelato a Genova” e quella di Consolo che in treno, nascondendo la sua cecità, si prende gioco di un viaggiatore seduto di fronte a lui. Come spesso accade nella storia del cinema, un film destinato a diventare un cult incontra grandi difficoltà di realizzazione e Profumo di donna non fa eccezione: fu grazie alla caparbietà dei produttori Pio Angeletti e Adriano De Micheli e alla rinuncia di Risi e di Gassman alla metà dell’usuale cachet se il film fu poi girato. I distributori cinematografici erano scettici sul fatto che una “storia di un cieco” esercitasse un particolare appeal sul pubblico. Le cose andarono diversamente: ci furono addirittura sale, come ad esempio il Rivoli di Roma, che misero in cartellone il film per ben due volte nell’arco dello stesso anno. A poco valse la presa di posizione della critica cattolica che classificò così Profumo di donna: “discutibile, non può essere accettato in tutti i suoi aspetti, esige un’attenta valutazione critica; scabroso per le espressioni verbali, per le immagini e le situazioni che comportano riserve morali”.

Nel film Consolo dice di se stesso: “Sono l’11 di picche, la carta che non sta nel mazzo, buona per nessun gioco”: per Risi Gassman era il suo alter ego, si vollero un gran bene anche nei momenti più difficili delle loro vite. Quando l’attore romano morì, Risi sentì che una parte di sé non c’era più: i due avevano lavorato insieme in sedici film, quattro più di quelli che il maestro aveva girato con Ugo Tognazzi, ‘rivale’ di Gassman nell’amicizia con Risi, che aveva più volte pubblicamente giudicato Tognazzi come miglior attore italiano.

Sul set di Profumo di donna Marco conobbe Alessandro Momo, del quale ricorda la vivacità di chi, a 16 anni, si trova a essere una star del cinema con il vizio della scarsa puntualità che tanto faceva imbestialire suo padre provocando ansia nei produttori, timorosi di un possibile licenziamento dell’attore da parte del regista. Marco evitò il peggio quando impedì a Momo di rendersi protagonista di uno scherzo che sicuramente Risi non avrebbe accettato: quello cioè di arrivare sul set salutando tutti tranne lui. Ridendo Marco ricorda Momo vantarsi di essere “mister 4 miliardi”, cioè l’incasso minimo guadagnato dai suoi film precedenti: un’autocelebrazione per nulla antipatica, quella di Momo, dato che era solo il suo modo di essere. Una settimana prima di compiere 18 anni Momo morì in un incidente stradale, un mese dopo Profumo di donna era in tutti i cinema italiani: benché non amasse andare ai funerali, per quello del giovane attore romano Risi fece un’eccezione.

Oltre a Gassman, Momo e Agostina Belli, nel cast si notano Moira Orfei nel ruolo di Mirka; Alvaro Vitali, fresco reduce dal set di Amarcord, che qui è - doppiato - il cameriere Vittorio; Sergio Di Pinto è Raffaele, assistente del tenente Giacomino. Questi ultimi due attori diventeranno poi icone del cosiddetto “cinema pecoreccio”.

Caprara, storico critico cinematografico de Il Mattino e docente di Storia del Cinema, è autore dell’introduzione di un libro dedicato a Profumo di donna, per il quale ha avuto un parziale ripensamento: per Caprara i film diretti negli anni ‘70 da Risi e che ama di più sono quelli che vanno da In nome del popolo italiano a Sono fotogenico, passando per Anima persa e La stanza del vescovo che resta il suo preferito. “Quando vidi per la prima volta Profumo di donna non provai alcun feeling, lo trovavo melenso, lontano dalle unghiate anarcoidi del Risi cinico, edonista, anticonformista, lo vedevo come un film molto orientato verso un finale patetico”. Ma successivamente Caprara corresse il tiro, vedendo in Profumo di donna “un esorcismo rispetto all’angoscia dei famigerati anni ’70 che per il cinema dovevano essere d’impegno, invece questo film è fatto di sarcasmi, di beffe”.

Amico di Risi negli ultimi dieci anni della sua vita - “quando andavo a trovarlo nel suo residence mi cucinava degli squisiti risotti e mi chiamava dieci in orale, alludendo alla mia bravura con le parole” - Caprara sa di essere stato uno dei pochi privilegiati ad aver fatto parte della ristretta cerchia degli intimi del regista: “non aveva una grande opinione dei critici, era sempre graffiante anche quando ti faceva un complimento, come ad esempio la dedica che mi fece su un mio libro: A Valerio grande critico che non c’è di meglio, cioè occorreva accontentarsi di quello che passava il convento”. Di lui Caprara ricorda il rammarico di essere ricordato solo per una manciata di film, una caratteristica purtroppo usuale per molti registi prolifici come lui: non a caso Risi amava citare quelli che considerava dimenticati, come ad esempio La moglie del prete, L’ombrellone, Il giovedì, Un amore a Roma. Caprara si trovò spesso al suo fianco durante le ospitate nei vari festival dove Risi veniva invitato. Durante una di queste manifestazioni, nella tarda primavera del 2008, Caprara accompagnò Risi a Castel Volturno sul set di Fortapàsc, il film che Marco stava girando in quel momento: padre e figlio si abbracciarono festeggiando insieme il compleanno di quest’ultimo. Tre giorni dopo il maestro raggiunse i suoi amici Ugo e Vittorio, probabilmente per girare il loro ventinovesimo film.  

 

PROFUMO DI DONNA di Dino Risi - 1974 - 103’
Con Vittorio Gassman, Agostina Belli, Alessandro Momo, Franco Ricci

Il giovane militare di leva Giovanni Bertazzi (Momo), di stanza nel reparto sanità di una caserma di Torino, riceve l’incarico di accompagnare l’ex capitano Fausto Consolo (Gassman) a Napoli dove lo aspetta Giacomino (Ricci), vecchio amico e collega di Consolo: i due ufficiali hanno perso la vista a causa di un incidente avvenuto durante un’esercitazione militare di alcuni anni prima. Ben presto Bertazzi comprende che Consolo non è il classico militare rassegnato al congedo e alla cecità: mostra anzi una vitalità da fare invidia a un giovane come lui, come provano le scorribande che il vivace capitano compie prima a Genova, poi a Roma. Ad attendere Consolo a Napoli c’è anche Sara (Belli), una bella e giovane donna perdutamente innamorata di lui, per la quale però l’ex militare sembra mostrare disinteresse. 

 

Produzione Dean Film, distribuzione Fida Cinematografica. Uscita cinema 20 dicembre 1974; prima tv Teleregione 10 marzo 1983 (primo dato rilevabile), prima tv nazionale Rai3 30 settembre 1987. Candidato all’Oscar come miglior film straniero e migliore sceneggiatura non originale; César miglior film straniero; David di Donatello a Dino Risi; Palma d’Oro, David di Donatello, Nastro d’Argento, Globo d’Oro e Grolla d’Oro a Vittorio Gassman; Grolla d’Oro miglior attrice rivelazione ad Agostina Belli.

Per gentile concessione della Direzione Comunicazione

FONTI

imdb.com
AAVV Nuova Guida Cinematografica, Ente dello Spettacolo 1977
Radio Corriere Tv, 6 marzo 1983
Radio Corriere Tv, 27 settembre 1987
Valerio Caprara Dino Risi maestro per caso, Gremese 1993
Marco Risi Forte respiro rapido, Mondadori 2020
Conversazione con Marco Risi, 13 novembre 2020
Conversazione con Valerio Caprara, 17 novembre 2020

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