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Pane amore e gelosia

La bonaria ironia sui Carabinieri che solo De Sica rese accettabile

di Redazione Rai Movie11 maggio 2021 ore 17:32

Luigi Comencini ha sempre assicurato che del suo dittico - Pane amore e fantasia seguito da Pane amore e gelosia si può guardare quest’ultimo prima dell’altro: la comprensibilità della storia non ne risente, seppur i due film siano un unicum - sono stati girati nel 1953 e 1954 -perché dove termina il primo inizia il secondo. Adriano Aprà, una delle firme più prestigiose della critica cinematografica italiana e studioso dell’opera di Comencini, specifica che “non solo i riferimenti al primo film sono pochi e irrilevanti, ma ammetto che a me piace più il secondo del primo”. Aprà indica nella libertà creativa che Comencini ha in Pane amore e gelosia un motivo determinante: infatti in Pane amore e fantasia il regista nato a Salò è costretto a delineare i suoi personaggi; nel successivo quest’obbligo non c’è più e la presa diretta dei dialoghi consente agli attori la libertà di improvvisare, senza il pensiero di essere poi doppiati. Unico riferimento preciso del secondo al primo film è in una battuta fra il maresciallo Antonio Carotenuto, interpretato da Vittorio De Sica, e uno spiantato seduto in terra, il quale dichiara che per rendere più appetitoso il panino che ha in mano lo farcirà con un po’ di fantasia.

L’ambientazione è nel paese immaginario di Sagliena in Abruzzo, ma in realtà la sua macchina da presa Comencini l’ha sistemata a Castel San Pietro, non lontano da Roma. Se di Pane amore e fantasia soggetto e sceneggiatura erano di Comencini e di Ettore Maria Margadonna, per Pane amore e gelosia allo script si sono aggiunti Eduardo De Filippo e Vincenzo Talarico. Seppur bonariamente, la trama del film mette un po’ alla berlina l’Arma dei Carabinieri e per questo motivo Comencini dovette lottare non poco per convincere i produttori a gettarsi nell’impresa. Aprà ricorda che la censura dell’epoca era molto forte: se ne temevano gli effetti catastrofici al botteghino, se non addirittura la mancata uscita del film, specie dopo la celebre dichiarazione di Giulio Andreotti “i panni sporchi si lavano in famiglia” riferita al cinema neorealista. A risolvere la situazione fu la scelta di Comencini di volere De Sica protagonista: l’attore e regista nato a Sora era garanzia assoluta per tutti, Arma compresa. A quanto sostenuto da Aprà si può aggiungere che la scelta iniziale di Gino Cervi per il ruolo di Carotenuto non fosse delle migliori, visto che l’attore bolognese era in quel momento reduce dal successo di Don Camillo di Julien Duvivier dove vestiva i panni del sindaco comunista Giuseppe Bottazzi, universalmente conosciuto come Peppone: in un’epoca dove la Guerra Fredda era presente in ogni cosa, sarebbe venuto giù il cielo se un “comunista” avesse vestito la divisa di carabiniere. A poco potevano valere le note idee politiche di Cervi che lo avrebbero portato nel 1963 a interpretare un esponente del Partito Liberale Italiano ne Gli onorevoli di Sergio Corbucci, poi nei primi anni ’70 a presentarsi nelle file dello stesso partito alle elezioni nazionali. Pane amore e gelosia fece storcere comunque il naso anche alla censura cattolica, che se per il precedente si era limitata a giudicarlo un “film che richiede la preparazione e la mentalità di un adulto”, per il suo seguito sottolinea che “pur non essendo negativo presenta elementi pericolosi anche per un adulto e merita obiettive riserve morali”.

Sono molti i momenti divertenti di Pane amore e gelosia. Segnaliamo quello della lettera che Carotenuto detta al sottoposto Sirio Baiocco, interpretato da Memmo Carotenuto: una sequenza che anticipa di due anni quella resa celebre in Totò Peppino e la Malafemmina, al cui confronto non sfigura affatto. Il pubblico decretò un successo clamoroso per entrambi i film, che fu però causa di feroci attacchi da parte della critica più militante che accusò Comencini dell’omicidio del neorealismo classico, per sostituirlo con quello “rosa”. Aprà cita Alberto Moravia, il quale sosteneva che le spine dorsali del cinema italiano sono il melodramma e la commedia dell’arte, entrambe estranee al neorealismo classico. Nelle sue ricerche Aprà si imbatté in una lettera-omaggio che Comencini aveva dedicato a De Sica dopo la sua morte avvenuta nel 1974: rievocando l’errore che molti critici avevano commesso, attribuendo a De Sica il merito della realizzazione del film di Comencini, scherzosamente quest’ultimo nella sua missiva affermava di sentirsi sollevato dal non essere lui “l’assassino” del neorealismo classico, lasciando a De Sica l’onere della colpa, lui che di quel neorealismo era stato un maestro.

Pane amore e gelosia è aperto da una didascalia in cui si precisa che “il maresciallo Carotenuto e i suoi Carabinieri sono lontani dalla severa tradizione dell’Arma Benemerita… che insegna ed impone quell’inflessibile disciplina morale e militare…”: un’avvertenza che oggi fa sorridere specie pensando all’evoluzione che l’Arma ha avuto in tutti questi anni. Pur nei toni della commedia, il film affronta la questione delle relazioni sentimentali fra carabinieri e le donne conosciute sul luogo dove prestano servizio. Federica Miccichè conosce molto bene il mondo militare e ancor più quello dei Carabinieri, essendo una psicoterapeuta che ha fra i sui pazienti molti uomini con gli alamari. La prima raccomandazione che Miccichè fa è quella di non generalizzare e di distinguere le generazioni più giovani da quelle che oggi hanno superato i 50-55 anni: i primi, arruolati più recentemente, hanno alle spalle un addestramento e un percorso differente da quello dei loro colleghi più anziani. A unirli c’è l’orgoglio per l’appartenenza, una condizione che li fa sentire protetti e che diventa la principale differenza fra l’Arma e gli altri corpi militari. Riguardo le criticità che spesso accadono nei matrimoni con i Carabinieri, Miccichè precisa che non sono poi tanto diverse da quelle che avvengono in altri ambiti professionali, anche se ammette che chi ha avuto un addestramento militare rischia di vedere il mondo in maniera dicotomica, mentre nel rapporto a due a vincere sono la flessibilità e la moderazione. L’entrata delle donne nell’Arma è per Miccichè una giusta conquista, un segno della società che sta cambiando: anche la donna ufficiale dei Carabinieri ha più o meno le stesse caratteristiche dell’uomo grazie al medesimo e duro addestramento avuto. Che poi è l’origine, secondo Miccichè, del difetto più tipico e difficile da eliminare, quello della rigidità.

 

PANE AMORE E GELOSIA di Luigi Comencini -1954 - 98’
Con Vittorio De Sica, Gina Lollobrigida, Marisa Merlini, Roberto Risso

Sagliena, un paesino delle campagne abruzzesi, è teatro di due storie d’amore che hanno nei Carabinieri i protagonisti maschili. Il maresciallo Antonio Carotenuto (De Sica) è innamorato di Anna (Merlini), madre di un ragazzino avuto anni addietro e mai sposata, la quale sembra venire incontro ai sentimenti del sottoufficiale, pronto a lasciare l’Arma pur di portare la donna all’altare. Il Carabiniere Pietro Stelluti (Risso), proveniente dal profondo nord, è letteralmente stregato da quell’uragano di Maria De Ritis (Lollobrigida), conosciuta come Pizzicarella o meglio ancora la bersagliera, la quale ricambia il sentimento mal sopportando però la timidezza di Pietro e soprattutto le rigide regole dei Carabinieri che obbligano il suo amato a un doloroso trasferimento. A trionfare sarà l’amore o i regolamenti dell’Arma?

Produzione Titanus, distribuzione Titanus. Uscita cinema 6 dicembre 1954, prima tv Rai Programma Nazionale 23 dicembre 1968 (primo dato rilevabile) con introduzione di Tullio Kezich. Nastro d’Argento miglior attrice non protagonista a Tina Pica.

Per gentile concessione della Direzione Comunicazione

FONTI

Radio Corriere Tv n. 32 8/14 agosto 1954
Luigi Chiarini Panorama del Cinema Contemporaneo 1954/1957, Bianco e Nero 1957.
Radio Corriere Tv n. 52 del 22/28 dicembre 1968
AAVV Nuova Guida Cinematografica, Ente dello Spettacolo 1977
Adriano Aprà (a cura di) Luigi Comencini il cinema e i film, Marsilio 2007
Conversazione con Adriano Aprà, 17 marzo 2021
Conversazione con Federica Miccichè, 18 marzo 2021

 

 

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