Rai Movie

La nonna Sabella

Tina Pica nell'epoca delle 'maggiorate'. Dino Risi e il ritratto della provincia italiana

di Redazione Rai Movie09 aprile 2021 ore 21:28
Non sono poche le scommesse che Dino Risi ha vinto durante la sua lunga carriera. In pieni anni Cinquanta imperversava la moda delle “maggiorate”, giovani, splendide e brave attrici le cui misure erano spesso citate nelle recensioni dei loro film; nel 1957 Risi diventò popolare grazie a Poveri ma belli, che aveva lanciato Marisa Allasio nel firmamento delle stelle più amate dal pubblico italiano. Ma in quello stesso anno il regista milanese cosa fa? Realizza La nonna Sabella con protagonista la piccola e magra Tina Pica la quale, a dispetto delle sue 73 primavere, ha una grinta che non ti aspetti (ne La nonna Sabella esprime il desiderio di farsi una nuotata nella fontana di Trevi: ci riuscirà tre anni dopo la giovane e giunonica Anita Ekberg). Come se non bastasse, Risi si diverte a farla passare per una donna ancora più anziana affibbiandole, grazie a una battuta, ben 12 anni in più. 
Il film è tratto dal romanzo omonimo di Pasquale Festa Campanile, mentre autori del soggetto sono Massimo Franciosa e lo stesso Campanile; per la sceneggiatura ai due si aggiungono Remigio Del Grosso, Antonio Ghirelli e Risi. Fabrizio Corallo, reduce dal successo di critica sancito dagli ottimi ascolti del suo Vera & Giuliano (disponibile su Rai Play) - documentario coprodotto da Rai Cinema che racconta i 60 anni di matrimonio professionale e sentimentale di Giuliano Montaldo con Vera Pescarolo - non si fa mai pregare quando si tratta di parlare del suo amato Risi, “maestro di vita” come da sempre lo definisce: “il gruppo di autori de La nonna Sabella era affiatatissimo, le giornate passate insieme sembravano una rimpatriata fra vecchi commilitoni” e le partite a biliardino ne erano la simpatica conferma. Nel bel mezzo di quegli accesissimi match spesso arrivavano i giovani figli dei cinque artisti, con quest’ultimi che per l’imbarazzo tornavano di corsa ad occuparsi dello script del film. 

Goffredo Lombardo, capo della Titanus, era ansioso di replicare il successo e naturalmente gli incassi di Poveri ma belli e aveva chiesto a Risi di pensare a una sorta di sequel. Un suggerimento che il regista mise in pratica dirigendo gli altri due capitoli della cosiddetta “trilogia della povertà”, con Belle ma povere e Poveri milionari; ma prima volle cimentarsi con la storia della simpatica Sabella Renzullo. Lombardo consentì a Risi di allestire un cast di tutto rispetto che andava da Peppino De Filippo a Sylva Koscina passando per Renato Salvatori, Paolo Stoppa e il non accreditato Renato Rascel (tutta da ridere la partita a carte di questi ultimi tre), oltre a una schiera di bravi caratteristi come Nino Vengelli, Dolores Palumbo e Mimmo Poli, tutti al servizio di Pica, straordinaria attrice di teatro alla quale si aprirono le porte del grande cinema.
 
Il film fu girato nella città di Pollena Trocchia, non lontano da Napoli, e la location fu poi utilizzata per il sequel di Giorgio Bianchi, La nipote Sabella, e anni dopo per Lucky Luciano di Francesco Rosi. Corallo descrive La nonna Sabella come un buffo quadro di provincia che ne rispecchia bene gli umori. Risi si diverte a punzecchiarne la mentalità, mettendo in evidenza i contrasti fra tradizione e modernità con l’uso di situazioni umoristiche. Insomma un’opera popolare diretta con classe, una commedia leggera ed esilarante. Eppure la censura cattolica riuscì a intravedere qualcosa che, secondo i costumi dell’epoca, non corrispondeva del tutto ai suoi canoni di moralità, suggerendo il film ai soli adulti perché “pur non essendo negativo, presenta elementi pericolosi anche per un adulto e merita obiettive riserve morali”. Che sia tutta colpa della mano di Raffaele Renzullo/Salvatori poggiata su un seno di Evelina Mancuso, interpretata da Rossella Como, con quest’ultima che gli chiede di ascoltare i battiti del proprio cuore? 

Su La nonna Sabella Corallo ci lascia con un divertente aneddoto: dopo la proiezione nella saletta privata della Titanus, deluso nelle sue aspettative, Lombardo con la sua proverbiale ‘erre moscia’ esclamò “è una mevda!”. Poche settimane dopo il film vinse il primo premio al prestigioso festival di San Sebastian e dalla città basca Risi telegrafò subito a Lombardo: “la mevda ha vinto!”. 


LA NONNA SABELLA di Dino Risi - 1957 - 90’
Con Tina Pica, Sylva Koscina, Renato Salvatori, Peppino De Filippo

Raffaele Renzullo (Salvatori) è costretto a lasciare Napoli per fare ritorno a Pollena dove è nato, raggiunto dalla notizia che sua nonna Sabella (Pica) è in fin di vita. In realtà è tutta una messa in scena dell’arzilla vecchietta, che all’arrivo dell’adorato nipote salta fuori dal letto e inizia un’opera di martellamento su Raffaele per convincerlo a sposare la figlia di un notabile del posto. L’improvvisa ‘resurrezione’ di Sabella getta nello sconforto il povero Emilio Mescogliano (De Filippo), il quale sperava nella sua dipartita per avere la strada spianata verso il matrimonio con la giovane sorella di Sabella. Intanto Raffaele è sempre meno convinto dei suggerimenti che sua nonna gli dà per sistemarsi, anche perché all’orizzonte c’è la bella Lucia (Koscina), postina del paese, conosciuta come Canolicchia e innamorata di Raffaele fin da bambina.
Produzione Titanus/Franco London Film; distribuzione Titanus. Uscita cinema 29 agosto 1957; prima tv TV Svizzera 9 maggio 1965, prima tv italiana Canale 5 18 agosto 1981, prima tv Rai Rai2 18 aprile 1998 (primi dati rilevabili). Concha d’Oro al Festival di San Sebastian 1957. 

Per gentile concessione della Direzione Comunicazione 

FONTI
imdb.com
Cinema Nuovo, 15 settembre 1957
Segnalazioni Cinematografiche vol. 42, 1957
Radio Corriere Tv n. 19 del 9/15 maggio 1965
Radio Corriere Tv n. 33 del 16/22 agosto 1981
Valerio Caprara Dino Risi maestro per caso, Gremese 1993
Conversazione con Fabrizio Corallo, 18 febbraio 2021
 

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