Corti MigrArti

INDOVINA CHI TI PORTO A CENA
Un giovane di origine somala ma di evidente vissuto romano si prepara ad incontrare i genitori della sua ragazza, russa di origine ma italiana a tutti gli effetti, anzi proprio di Albano. Il racconto si focalizza sulle ore precedenti l'incontro, ore in cui vediamo la vita del nostro giovane protagonista, Mohamed, 25 anni, scorrere normalmente. Conosciamo meglio le vie di Termini, che ci appaiono come le vie di un film di Spike Lee, popolate solo ed esclusivamente da neri; entriamo in contatto con gli amici di Mohamed: tutti ragazzi di seconda generazione che passano il tempo cazzeggiando su una panchina di Piazza dei Cinquecento. Gli amici, per gioco, iniziano a sfotterlo sul suo abbigliamento, anche questo tipico dei neri che imperversano i film di Spike. Lo fanno bonariamente, ma Mohamed inizia a temere la possibile reazione dei suoceri, a cui la sua fidanzata non ha comunicato il colore della sua pelle. Per questo, si lascia convincere che è meglio dare una sfoltita al suo taglio di capelli decisamente afro. All'interno del Black Hair, un parrucchiere/barbiere africano, in una girandola di battute, esplode il conflitto generazionale sul tema dell'identità. Conflitto che Mohamed mette improvvisamente a tacere tirando fuori tutto il suo innato ottimismo: "Siamo nel 2018 il colore della pelle non conta più niente!", urla indignato, decidendo di non tagliare i suoi capelli e di presentarsi ai suoceri per quello che realmente è. Con questa convinzione, in realtà sempre più debole, Mohamed sale sul treno che lo conduce ad Albano, dove lo attende la sua ragazza.
LA FELICITA' E' BLU
Il progetto del cortometraggio documentaristico, contiene alcuni valori culturali fondamentali come lo sport praticato dalle seconde generazioni, in questo caso specifico il nuoto a livello agonistico. Il nuoto è uno sport ancora poco praticato dai giovani delle 2° generazioni, per alcuni motivi, uno di questi, una certa discriminazione fisica sulla adeguatezza della struttura fisica dei neri a praticare questa disciplina e di una federazione nazionale che si sta solo ora ammodernando su questo tema, inserendo ragazzi e ragazze di altre etnie nelle competizioni ufficiali. L'originalità del progetto sta anche nella narrazione dell'attività che un'associazione, la Uisp, nata per sviluppare gli sport per tutti, in questo caso il nuoto, accolga con particolare attenzione e cresca ragazzi della 2°generazione, che praticano il nuoto, accogliendo con particolare riguardo le famiglie dei giovani che aiutano nelle difficoltà ad affrontare il percorso, nell'inserimento con gli altri italiani, cercando di creare un ambiente favorevole e particolarmente accogliente. La scelta di raccontare due giovani, un ragazzo appena maggiorenne e sua sorella di quattordici anni, figli di madre nigeriana e padre italiano, che si cimentano nel nuoto agonistico, vincendo i pregiudizi, che aleggiano su questo sport nei confronti dei ragazzi/e africani. Ad oggi sono pochi i campioni olimpici neri nel nuoto, questo perché si è sempre creduto che non fossero adatti a questa disciplina e i dirigenti e allenatori hanno sempre indirizzato i ragazzi neri verso altre discipline come l'atletica o il basket. La scelta dei due ragazzi mette in luce un percorso virtuoso di collaborazione e sensibilità fra i ragazzi, la famiglia e l'associazione sportiva.