di Manuele Bonaccorsi
Collaborazione di Thomas Mackinson
Immagini di Marco Ronca
Montaggio di Marcelo Lippi e Raffaella Paris
Grafiche di Michele Ventrone
8 dicembre 2021. A Lucca, in una mostra da lui curata, Vittorio Sgarbi presenta un’opera inedita di sua proprietà.
Si chiama La cattura di San Pietro, del pittore caravaggista Rutilio Manetti. Valore di mercato: alcune centinaia di migliaia di euro. Secondo il testo curatoriale, firmato da Sgarbi, l’opera proviene da Villa Maidalchina, una residenza nobiliare del viterbese, di proprietà del critico d’arte. Nessuno si accorge però che un’opera che appare del tutto identica risulta rubata. Il dipinto è contenuto nella banca dati del nucleo di tutela dei Beni Culturali, in seguito alla denuncia della signora Margherita Buzio. Nel febbraio 2013 la signora Buzio racconta ai carabinieri della Caserma di Vigone (TO) che ignoti si sono introdotti nel castello di sua proprietà e hanno ritagliato e asportato la tela di Manetti. Al suo posto hanno piazzato, con una spillatrice, una pessima foto dell’opera. La vittima del furto avanza anche dei sospetti: una persona di nome Paolo Bocedi, alcune settimane prima del furto, aveva visitato per due volte il castello, chiedendo di acquistare proprio quell’opera. Paolo Bocedi è uno storico collaboratore e amico di Vittorio Sgarbi. Proprio Bocedi, nella primavera del 2013, consegna per conto di Vittorio Sgarbi un’opera strappata e arrotolata al restauratore Gianfranco Mingardi di Brescia. Per Mingardi è proprio la Cattura di San Pietro di Manetti, la stessa opera rubata al castello di Buriasco ed esposta nel 2021 a Lucca. C’è solo una differenza: nel quadro esposto a Lucca in alto a sinistra appare una candela, che nell’opera consegnata al restauratore non c’era. Secondo Mingardi si tratta di un elemento aggiunto dopo il restauro, per rendere l’opera irriconoscibile. Per il resto l’opera di Lucca, spiega Mingardi, è identica a quella da lui restaurata. Sgarbi, interpellato da Report, ribatte che il dipinto si trovava a Villa Maidalchina, è stato rinvenuto dal critico dentro un interstizio. Ma l’ex proprietario, Luigi Achilli, lo smentisce: la villa da lui ceduta a Sgarbi nel 2000 era abbandonata e completamente spoglia. Il testo curatoriale della mostra di Lucca spiega anche che la presenza dell’opera nella villa Maidalchina sarebbe certificata da un atto notarile del 1649. Ma Report ha verificato all’archivio di Stato di Viterbo: l’atto seicentesco non fa alcuna menzione dell’opera.
18/04/2024: specifichiamo che il sig. Gianluca Maria Cali non ha nessun legame con il sig. Vittorio Sgarbi e il sig. Paolo Bocedi riguardo il presunto furto dell'opera raccontato nell'inchiesta.
16/02/2026: Insufficienza di prove. Vittorio Sgarbi è stato assolto dal reato di ricettazione riguardante la cattura di San Pietro di Rutilio Manetti, un’opera del ‘600 rubata nel castello di Buriasco (Torino) nel 2013 e inita nella collezione del critico d’arte e politico.
Il Tribunale di Reggio Emilia ha dunque ritenuto non sufficienti le prove raccolte dal nucleo di tutela dei beni culturali dei carabinieri. D'altronde il dibattimento non ha aggiunto nulla di nuovo: gli avvocati di Sgarbi avevano, infatti, scelto il rito abbreviato che non prevede la raccolta di ulteriori prove o nuove testimonianze.
Il prezioso dipinto, per quanto a nostra conoscenza, dovrebbe comunque essere riconsegnato all’iniziale proprietaria, la signora Margherita Buzio. “È un fatto incontestabile che l’opera di Sgarbi e quella sottratta alla mia assistita fossero la stessa”, dichiara l’avvocato della Buzio Giovanni Fontana. Per i legali di Vittorio Sgarbi, invece, si tratta di una “macchina del fango contro un cittadino innocente”. A prescindere dalla sentenza o da un eventuale giudizio di secondo grado resta il fatto che il collezionista Sgarbi, all’epoca dell’inchiesta di Report sottosegretario alla Cultura, possedeva un’opera rubata, fatto di evidente e incontestabile interesse pubblico.