Bonifiche: 1000 anni di promesse

PUNTATA DEL 11/01/2026

di Luca Chianca
Collaborazione di Alessia Marzi
Immagini di Alfredo Farina, Cristiano Forti e Alessandro Sarno
Ricerca immagini di Tiziana Battisti
Montaggio e grafica di Andrea Pollano



Crisi ambientali e salute in Italia: quarant’anni di ritardi tra bonifiche incompiute e vuoti di sorveglianza

Per risalire al primo riferimento normativo riguardante le aree a elevato rischio di crisi ambientale, bisogna tornare indietro di circa 40 anni. Era il 1986 e con la Legge n. 349 venne istituito per la prima volta anche il Ministero dell’Ambiente. Da allora in Italia sono stati individuati 42 Siti di Interesse Nazionale (Sin) da bonificare, da Bagnoli al Sulcis Iglesiente Guspinese, ma la bonifica definitiva ha raggiunto solo il 6% dei suoli. In Italia, fino al 2007 non era disponibile nessun piano organico per lo studio epidemiologico delle popolazioni residenti nei Sin. Così qualche anno prima, un gruppo di ricercatori dell'Istituto superiore di Sanità e del Cnr, si è messo insieme per colmare questo buco informativo e capire l'impatto sulla salute nelle aree più inquinate d'Italia. Dal 2010 l'osservatorio Sentieri ha pubblicato ben 6 rapporti approfondendo le analisi di mortalità e ricoveri per ogni Sin, dando un enorme contributo alla conoscenza dell'impatto dell'inquinamento sui territori, sviluppando una forte consapevolezza nella popolazione residente in queste aree. Dal 2023 Sentieri però ha chiuso, sollevando le critiche dei numerosi ricercatori che collaboravano con l'osservatorio. E c’è anche la questione che riguarda la contaminazione da Pfas in Veneto. In un'area vasta 500 kmq, dove vivono 140mila abitanti nessuno ha mai pensato di farne un Sin e quindi, da oltre 10 anni, nessuno ha realizzato un vero e proprio progetto di bonifica. 


I riscontri ricevuti da
- Eurallumina
- Fluorsid
- Solvay
- SiderAlloys
- Portovesme srl
- Ministero della Salute
- Ministero dell'Ambiente e della Transizione Ecologica

16 marzo 2026: riceviamo e pubblichiamo le precisazioni inviate da Eni con le relative osservazioni della redazione

22 maggio 2026: “Eni Rewind S.p.A. (successore di Enichem Synthesis), ha detenuto il 51% della Miteni di Trissino dal 1988 al 1996, è quindi entrata nel sito quando le attività produttive erano già in corso da oltre 20 anni, essendo state avviate da altro gruppo industriale e, nel 1996, dopo circa 8 anni, ha ceduto la partecipazione. Eni Rewind è del tutto estranea al procedimento penale definito in primo grado dalla Corte d'Assise di Vicenza con sentenza del 26 giugno 2025 non riferibile al periodo di sua gestione. Il provvedimento di individuazione del responsabile dell'inquinamento, emesso senza alcuna istruttoria specifica sulla lunga ed articolata storia societaria e industriale del sito, non è condivisibile ed è stato impugnato in sede amministrativa.
Eni Rewind, in ottica di fattiva collaborazione con gli Enti, ha sin da subito partecipato agli interventi di messa in sicurezza operativa che oggi sono in larga parte eseguiti spendendo circa 16 milioni di Euro.
Il 28.02.2026 è stato inoltre presentato il progetto di bonifica del sito che era già in corso di presentazione alla data della messa in onda della trasmissione "Report”.