01/04/2023
16/08/2012

Blindata la ‘città dei veleni’

TARANTO - Tensione e manifestazioni per l'Ilva. Il dilemma salute o lavoro ha portato allo scontro aperto tra magistratura e politica. Domani vertice cittadino con i ministri Clini e Passera. Chiazza di olio combustibile sversato forse da una nave turca

ilvaL’imperativo è quello di evitare una chiusura senza ritorno dell’acciaieria, dichiara il ministro dello sviluppo Passera. L’urgenza è trovare in extremis una soluzione equilibrata al paradosso che soffoca Taranto: salute o lavoro. Una scelta che ha portato allo scontro aperto tra magistratura e politica. Oggi nuova giornata di blocchi e presìdi. E' la terza giornata di manifestazioni indette da Fim e Uilm; la Fiom Cgil non vi ha aderito perché – dice - esse rischiano di costituire un attacco alla magistratura.

Centinaia di operai degli impianti a caldo sono scesi di nuovo in strada. Due ore di sciopero per protestare contro il blocco che potrebbe lasciare senza posto di lavoro decine di migliaia di lavoratori. Un'assemblea convocata sulla statale 7 'Appia', che scorre adiacente allo stabilimento, ha bloccato la strada fino a mezzogiorno, lo stesso sulla statale 106 ionica. 

E proprio per evitare lo stop del più grande impianto siderurgico d'Europa, che avrebbe conseguenze catastrofiche sull'intero comparto in tutto il Paese, domani, nella ‘città dei veleni’ arriveranno i ministri dell'Ambiente Clini e dello sviluppo Economico Passera, inviati dal governo per tentare di trovare in extremis una soluzione equilibrata alla scelta che ha portato a un braccio di ferro tra magistrati e politici. In concomitanza con il vertice il questore ha deciso di vietare cortei e manifestazioni.

La frattura si riproporrà tra poche ore nella città pugliese. Da una parte gli operai che temono di perdere l'unico posto di lavoro immaginabile in una realtà come Taranto. Dall'altra i Comitati cittadini, assieme ai movimenti ambientalisti favorevoli alla decisione della magistratura secondo cui l'unica via per salvaguardare la salute è la chiusura degli impianti più inquinanti, quelli che per oltre cinquant'anni hanno avvelenato la città. 

Ad acuire l’emergenza un grosso quantitativo di olio combustibile sversato nel mar Grande, in corrispondenza del secondo sporgente del porto, forse da una nave battente bandiera turca. In mare si è formata una chiazza di alcune decine di metri e la Capitaneria di porto e la società Ecotaras, hanno già avviato operazioni di bonifica. Per ora non si conoscono le cause dell’incidente. Se sia stato provocato da una falla a bordo della nave o da un errore di manovra nell'apertura delle valvole tra i serbatoi di zavorra e quelli di greggio, così come già accaduto lo scorso 11 aprile.