23/05/2024
17/03/2010

La tortura paga

La Repubblica Ceca e la Germania, ma anche l'Italia, sono tra i Paesi europei che consentono il traffico di armi che possono essere usate come strumenti di tortura.

Nel 2006 un bando europeo aveva messo un freno al traffico di attrezzature progettate per la tortura e i maltrattamenti. Ma gli scambi sono andati avanti ugualmente.
 
Il nostro Paese è tra quelli che continuano a vendere strumenti e fomentare, indirettamente, la tortura. L'Italia non è da sola. Ad accompagnarla in questa triste classifica, ci sono anche Repubblica Ceca Germania.
 
Alcune aziende di questi paesi europei traggono ancora profitto da un cono d'ombra giuridico che consente loro di vendere strumenti utilizzati per infliggere torture in almeno nove stati del mondo che utilizzano disumani metodi d'interrogatorio.
 
La denuncia arriva da Amnesty International, che ha stilato un rapporto insieme alla Omega Research Foundation, sui Paesi membri Ue che non riescono ad arginare tale commercio.
Fra questi "strumenti di tortura" figurano manette per appendere persone al muro, blocca-caviglie, batterie per somministrare scariche elettriche e "aerosol di prodotti chimici", viene precisato in un'anticipazione del rapporto che sarà discusso dalla sottocommissione per i diritti dell'Uomo del Parlamento europeo.
 
In Italia come in altri paesi il traffico avverrebbe all'insaputa del Governo che, riferisce Amnesty, ha dichiarato di non essere a conoscenza di alcun produttore o esportatore attivo in questo campo. “In Italia, Finlandia e Belgio però - sempre secondo l'organizzazione per la tutela dei diritti umani - alcune società hanno dichiarato apertamente in interviste sui media o attraverso i propri siti web di fornire articoli messi al bando ma spesso prodotti in altri Paesi”.
 

Oliver Sprague, direttore per la Gran Bretagna del Settore Armi di Amnesty International, ha fatto notare che "l'Ue non può applicare due pesi e due misure quando si tratta di torture: non può dire che aborre la tortura in ogni circostanza e poi silenziosamente consentire il trasferimento di armi che sono usate come strumenti di tortura". Amnesty chiede agli Stati membri e all'Ue di attivarsi per rendere efficace la legislazione in materia.
Ci auguriamo che l'appello di Amnesty non cada nel vuoto.