18/05/2024
30/11/2009

Il no ai minareti
preoccupa e indigna

Polemiche dopo il referendum svizzero che vieta i minareti: l'unione e la chiesa: un colpo alla libertà religiosa. La Lega: ora anche in Italia

Il no della Svizzera sulla costruzione di minareti preoccupa a fa discutere.
Decisa la posizione del presidente del Pontificio consiglio dei migranti, monsignor Antonio Maria Vegliò, che spiega di essere "sulla stessa linea dei vescovi svizzeri", che esprimono forte preoccupazione per la negazione della "libertà religiosa e dell'integrazione". Posizione che Vegliò aveva già espresso alla vigilia del referendum: "Non vedo come si possa impedire la libertà religiosa di una minoranza, o a un gruppo di persone di avere la propria chiesa".

Anche Lluis Maria de Puig, presidente dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa esprime peroccupazione per la decisone presa in Svizzera: "Nonostante sia la volontà popolare, la decisione di vietare la costruzione di nuovi minareti in Svizzera suscita in me grande preoccupazione".

"Se da un lato questa decisione riflette le paure della popolazione svizzera e dell'Europa- prosegue de Puig- nei confronti del fondamentalismo islamico, dall'altra è molto probabile che incoraggi sentimenti di esclusione e approfondisca le spaccature all'interno della nostra società".
I risultati di questo referendum, conclude il presidente dell'Assemblea parlamentare, "sono contrari ai valori di tolleranza, dialogo e rispetto per chi professa un altro credo, valori da sempre sostenuti con forza dal Consiglio d'Europa, che come istituzione aiuta i propri Stati membri a far fronte alle sfide che emergono dalle diversità all'interno delle società europee".

Dall'Italia esulta solo la Lega Nord: "Ancora una volta dagli svizzeri ci viene una lezione di civiltà", afferma Roberto Castelli, che lancia una nuova proposta di legge, ossia l'inserimento della croce nella bandiera italiana. "Dalla Svizzera - aggiunge il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli - è giunto un segnale chiaro e cioè che c'è la necessità di mettere un freno agli aspetti politici e propagandistici legati all'Islam".

Ma anche dal Pdl alcuni plaudono all'iniziativa della vicina confederazione elvetica: "La paziente Svizzera si è stancata del dilagare di immigrazione e Islam. Lo conferma l'esito del referendum sui minareti. Anche in Italia dobbiamo proseguire nella politica del rigore. È un nostro pieno diritto", dichiara il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri.

Intanto in Italia la Lega Nord insiste sulla proposta di introdurre la croce nel tricolore. "Spero che il partito di cui mi onoro di far parte faccia propria la mia proposta", ha detto oggi Roberto Castelli, viceministro delle Infrastrutture. Castelli propone che questa riforma venga inserita nell'ambito delle modifiche istituzionali e apprezza la decisione svizzera sui minareti perché "l'Europa ha diritto di salvaguardare la propria identità rispettando le radici altrui ma occorre ritornare alle nostre radici". «Non abbiamo bisogno di mettere il crocefisso all'interno della bandiera"  ha detto il ministro della Difesa e coordinatore del Pdl, Ignazio La Russa. No anche dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno.
all'interno della bandiera», ha detto il ministro della Difesa e coordinatore del Pdl, Ignazio La Russa. No anche dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno.