23/05/2024
20/04/2010

Stati Uniti, Dio
Patria e fucile

“Dio Patria e fucile”. Con questo slogan si sono dati appuntamento a Washington i militanti americani di estrema destra che protestano contro l'apparente riduzione di armi e l'esibizione in pubblico del Governo Obama.

“Dio Patria e fucile”. Con questo slogan si sono dati appuntamento a Washington i militanti americani di estrema destra che protestano contro l'apparente riduzione di armi e l'esibizione in pubblico del Governo Obama.
 
Le milizie  ieri hanno marciato su Washington per protestare contro le regole della Capitale Federale: una delle città che limita non il possesso, ma solo l'esibizione di armi in pubblico. Un pezzo del corteo armato, fino ai denti, si è fermato sulle rive del fiume Potomac, in quell'area della capitale che fa parte dello Stato della Virginia, molto più permissivo.
 
"Siamo in guerra e il campo avversario lo sa di essere in guerra, perché l'hanno cominciata loro. Stanno per venire a prenderci la nostra libertà, i nostri soldi, i nostri figli, i nostri beni. Vogliono tutto, sono una banda di socialisti", hanno urlato i manifestanti.
 
Una leggenda metropolitana quella della riduzione di armi da parte del Governo Obama, visto che proprio negli ultimi due anni, la vendita di armi da fuoco in America è aumentata. Chissà se questi militanti sanno che il loro Presidente non ha nessuna intenzione di mettere dei limiti al Secondo Emendamento.
 
Loro però continuano a muovere delle lamentale proprio nei confronti della gestione Obama, che apostrofano come socialista e "africano che usurpa la Casa Bianca".
 
Rifiutano in modo radicale la riforma sanitaria, bollata proprio come socialista, e ammoniscono in modo sinistro che i loro diritti vengono da Dio e non dal Governo.
 
Insomma, agli estremisti, non va bene l'uomo Obama, tanto che da quando ha vinto le elezioni, si sono riuniti per protestare contro "l'africano", utilizzando un linguaggio violento e disinibito.
 
Speriamo che questi gruppetti fanatici non riportino a galla quei fermenti di razzismo, che solo dopo anni di lotta per i diritti civili, si sta cercando di superare. Il mondo ha bisogno di guardare oltre l'ignoranza che porta alle divisioni.