24/05/2024
07/12/2009

Che tempo
che farà

Inizia la Conferenza dell'Onu alla quale partecipano 192 Paesi. Accordo difficile sul taglio delle emissioni e con le nazioni in via di sviluppo. Il Papa: sviluppo solidale

 

 

 

E' partito il vertice sul clima a Copenaghen. Il Bella Center, sede del vertice, è preso d'assalto: 15.000 la capienza massima ma le richieste sono più  del doppio. Al summit, 15/a conferenza Onu sui cambiamenti climatici, per la prima volta saranno presenti 103 tra Premier e capi di Stato. Dal 7 al 18 dicembre in Danimarca si decidono le sorti del pianeta. Usa, Ue, India e Cina insieme a Brasile e Sudafrica, saranno i protagonisti di queste due settimane. Di estrema rilevanza la presenza del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, che ha annunciato la sua partecipazione alla chiusura dei lavori, quando si prenderanno le decisioni finali per arrivare ad un pianeta più sano. Ieri il Papa ha esortato a uno sviluppo solidale. I grandi della terra si incontrano per la Conferenza mondiale dell'Onu sul clima: 15mila partecipanti in rappresentanza di 192 Paesi. Obiettivo: un'intesa sulla riduzione dei gas serra con tutto quello che comporta per i Paesi più industrializzati, per quelli emergenti e per l'intreccio non sempre virtuoso delle rispettive economie.
In sostanza, si dovrà stabilire come dividersi i costi economici della riduzione dell'inquinamento. Stabile inoltre un piano che aiuti i paesi più poveri a svilupparsi, con utilizzando energia pulita. Un summit dunque che ha come scopo, non solo una dichiarazione di intenti a ridurre le emissioni inquinanti, ma anche la speranza di realizzare un nuovo trattato che freni i cambiamenti climatici.

DOPO KYOTO. Il vertice di Copenaghen rientra nel quadro dell’Unfccc, stabilito dal Summit della Terra di Rio de Janeiro nel 1992. Nel 1997, l’Unfccc ha dato vita al protocollo di Kyoto, che non è sufficiente a evitare lo scenario climatico tratteggiato dall’Ipcc, perchè è stato firmato solo da un piccolo gruppo di paesi, che si sono impegnati a ridurre le emissioni, e scade nel 2012. E' giunto il momento di trovare un accordo più ampio, più sofisticato del Protocollo di Kyoto. Lo scorso giugno il G8 haconcordato di fermare il riscaldamento globale a due gradi centigradi oltre i livelli pre-industriali.
Obiettivo del vertice di Copenaghen quello di fissare una riduzione delle emissioni tale da bloccare la crescita delle temperature entro i due gradi.

GLI IMPEGNI. La data di riferimento per l'adempimento di degli impegni è il 2020, ma per molti paesi è il 2050. Australia, Giappone, Nuova Zelanda, Ue e Usa hanno già annunciato i loro obiettivi di riduzione delle emissioni al 2020. Ma anche i paesi emergenti più ricchi dovranno in qualche modo limitare le emissioni, frenandone la crescita piuttosto che riducendole tout court. Cina e India hanno proposto di ridurre la loro "intensità carbonica" ovvero la Co2 emessa per ogni punto di Pil.

PARTECIPA OBAMA. Dopo aver praticamente annunciato nell'incontro con il premier cinese il fallimento del vertice, il presidente degli Stati Uniti fa sorgere nuove speranze di un accordo «vero», concreto, con l'annuncio che sarà presente nella capitale danese proprio tra il 17 e il 18 di dicembre, quando si tireranno le somme. "Sulla base delle conversazioni con gli altri leader e dei progressi negoziali fatti, il pre­sidente crede che la leadership americana possa essere più produttiva partecipando alla conclusione del vertice", ha detto venerdì sera il porta­voce della Casa Bianca Ro­bert Gibbs.


GELO DALLA CINA. A poche ore dall'apertura del vertice, cala il gelo. La Cina fa sapere che raggiungerà il picco di emissioni tra il 2030 e il 2050 e solo dopo comincerà a diminuire le emissioni inquinanti. La Cina si ritiene un paese in via di sviluppo e per questo si rifiuta di fissare obiettivi precisi.