24/05/2024
19/04/2010

Emergency: le reazioni

I tre operatori di Emergency, Marco Garatti, Matteo dell'Aira e Matteo Pagani non lasceranno Kabul oggi, e questo è legato a motivi personali ed organizzativi. La prima notte dei tre dopo la liberazione è passata tranquilla.

I tre operatori di Emergency,  Marco Garatti, Matteo dell'Aira e Matteo Pagani non lasceranno Kabul oggi, e questo è legato a motivi personali ed organizzativi. La prima notte dei tre dopo la liberazione è passata tranquilla in casa con gli amici ed ha permesso loro di riassaporare il piacere della routine.
 
La vera svolta che ha portato alla liberazione degli ostaggi è stato il trasferimento a Kabul di tutti gli operatori umanitari che lavoravano all'ospedale di Lashkar Gah, determinandone così la chiusura. È questa la condizione che il Governo Italiano ha dovuto accettare per soddisfare gli afghani, ma anche il vertice militare britannico che di quella zona a sud del paese detiene il comando. Così, la perquisizione nell'ospedale di Emergency e il relativo arresto degli operatori è apparso un pretesto.
 

LE TESTIMONIANZE DEGLI OPERATORI: "Abbiamo vissuto momenti terribili". "Sta cominciando adesso a capire che cosa è successo: poi ha dovuto interrompere la telefonata perché doveva restituire il telefono all'ambasciatore e perché gli avevano offerto un bicchiere di champagne", ha detto il papà di Matteo Pagani, intervistato da Skytg24 subito dopo che aveva sentito il figlio da Kabul. "Un'emozione che ricorderò per tutta la vita", assicura Paola Ballardin, moglie di Matteo Dell'Aira. Matteo, al telefono ha detto di essere "su di morale, forte" di stare bene, e ha salutato tutti. "Siamo molto contenti di essere fuori - ha detto Marco Garatti - abbiamo passato momenti terribili. Siamo soprattutto contenti di essere fuori con il nostro nome completamente pulito. La nostra reputazione e quella di Emergency sono intatte".
 
LE PAROLE DI GINO STRADA: "Il tentativo di screditare Emergency è fallito". Così Gino Strada, in una intervista a Repubblica, commenta la liberazione dei medici della sua organizzazione arrestati in Afghanistan: "Nessuna accusa contro di loro e contro Emergency. Sono stati rilasciati da cittadini liberi, liberi anche di decidere cosa fare. Io spero che decidano di prendersi almeno qualche giorno di vacanza prima di tornare a lavoro".
Riferisce quindi che "Marco Garatti ha sottolineato che sarebbe rimasto dentro anche sei mesi, pur di dimostrare

l`innocenza sua e di Emergency". Strada rileva "una cosa straordinaria, la stragrande maggioranza degli italiani sta con Emergency, nel senso che ne apprezza la professionalità, la passione e che la considera una ricchezza per il Paese. La manifestazione, credo la prima senza una bandiera di partito, è stata bellissima".
 
Punta quindi il dito contro "gente che per quattro soldi cerca di spandere veleno su Emergency e solo perché qualcuno gli dice di farlo". "Chiudere un ospedale è un crimine, un crimine di guerra a esser più precisi. Perché in questo momento la popolazione di quella regione non ha dove farsi curare - prosegue Strada che si augura quindi una prossima riapertura della struttura afgana: "Lo speriamo, perché ci abbiamo messo tante di quelle risorse e di quella passione in quell'ospedale che l'idea di vederlo chiuso e presidiato dalla polizia mi sembra devastante. Certo dobbiamo verificare le condizioni di sicurezza, perché certamente in Helmand c'è qualcuno che non ci vuole. Dobbiamo capire chi, e creare le condizioni perché personale e pazienti siano al sicuro".
 
Di tutta questa vicenda, a farne le spese sarà la popolazione locale, che non avrà più la possibilità di essere curata e ospedalizzata.
 
Resta viva la preoccupazione per i collaboratori afghani di Emergency arrestati insieme ai tre operatori italiani. Di loro non si hanno notizie certe.