20/05/2024
07/07/2009

Iran, la Ebadi:
ritirate l'ambasciatore

Dal Premio Nobel per la pace, l'iraniana Shirin Ebadi si è levata una forte richiesta di aiuto. Dinanzi alla Commissione diritti umani del Senato, ha più volte pregato l'Italia, e i Paesi dell'Unione europea, di intervenire in modo più incisivo

 

Dal Premio Nobel per la pace, l'iraniana Shirin Ebadi si è levata questo pomeriggio una forte richiesta di aiuto. Durante la sua audizione dinanzi alla Commissione diritti umani del Senato, ha più volte pregato l'Italia, e i Paesi dell'Unione europea, di intervenire in modo più incisivo:

"Chiedete al regime iraniano di fermare le violenze e di liberare gli arrestati". E "se il governo continua", ha proseguito la Ebadi, "vi prego di richiamare il vostro ambasciatore e di abbassare - non di interrompere, ma solo di abbassare - il livello delle relazioni diplomatiche con l'Iran". Solo allora, ha spiegato, "il regime capirà che state protestando veramente" e non solo a parole. Il premio Nobel si è detta a favore di "sanzioni politiche" contro il regime, non economiche, e in astratto anche a favore del dialogo, facendo però notare che il regime "usa il dialogo solo per perdere tempo". Shirin Ebadi ha tenuto a precisare che non sta sostenendo alcuna posizione politica ed alcun candidato in particolare, ma che è in Europa per riferire cosa accade davvero in Iran, visto che a causa della "rigida censura" il popolo iraniano "non riesce far arrivare le notizie".

Il fatto che gli iraniani siano andati a votare in massa, ha spiegato ai membri della Commissione, non significa che le elezioni siano regolari. Le elezioni in Iran "non sono libere, perchè l'idoneità dei candidati dev'essere approvata dal Consiglio dei Guardiani". Le manifestazioni contro i brogli elettorali sono state "assolutamente pacifiche, nemmeno un vetro è stato rotto", ha raccontato la Ebadi. Ha confermato che si è trattato di manifestazioni realmente di massa, con un milione di persone a Teheran, e che le proteste hanno interessato anche "altre grandi citta'", coinvolgendo - fatto raro - anche le minoranze come i curdi, gli azeri e i baluci. Al termine del primo giorno di manifestazioni dai tetti degli edifici governativi degli spari hanno raggiunto la folla, uccidendo otto persone e ferendone molte altre. Il giorno successivo c'è stato un "attacco al dormitorio dell'università di Teheran", in cui sono rimasti uccisi cinque studenti e feriti moltissimi altri. Gli arresti sono molti di più dei 1200 ammessi dal regime. La cui violenza è "talmente feroce che alcuni esponenti importanti del clero hanno protestato, dicendo che il regime ha perso la sua legittimità e incoraggiando il popolo alla resistenza".

Shirin Ebadi ha anche riferito che ora le manifestazioni si sono fermate a causa della "ferocia" delle repressione, ma che "la gente alle 10 di sera si affaccia dalle proprie finestre" e intona il grido "Allah è grande" in segno di protesta. "Allah è grande", ha spiegato, perchè è uno slogan meno pericoloso di "Morte al dittatore. I diritti umani sono "universali", ha spiegato la Ebadi. Cio' che accade in Iran è "una violazione dei diritti umani". Dunque, "tutti i popoli del mondo devono protestare". "Non è ingerenza nei problemi interni di un Paese, perchè nessun governo ha il diritto di uccidere il suo popolo".

Meglio l'isolamento, o continuare ad avere relazioni con l'Iran pur esercitando pressioni? A questa domanda rivolta da uno dei senatori, Shirin Ebadi ha risposto dicendosi in teoria "d'accordo con il dialogo", ma "per quanti anni - ha chiesto - volete continuare a negoziare mentre nel frattempo la gente viene uccisa? D'accordo con il dialogo, ma fino a quando? Loro vengono, voi li ospitate e quando tornano ammazzano le persone. Che utilità ha tutto questo?" ha chiesto. Adesso, ha detto il premio Nobel, "dovete chiedere di fermare le violenze, ma se non cessano dovete imporre sanzioni politiche". Il regime, ha concluso, "ha dimostrato che con il dialogo sta facendo solo perdere tempo". Shirin Ebadi si è poi soffermata in particolare sul movimento delle donne in Iran, che "è molto forte, il più forte movimento femminista del Medio Oriente", anche perchè le donne iraniane sono "le più istruite" e svolgono lavori e professioni importanti in tutti i settori. Per questo "non accettano leggi discriminatorie" ed è dall'inizio della rivoluzione che sono "in lotta per i loro diritti". Le donne hanno avuto un "ruolo molto importante" anche nelle proteste dei giorni scorsi contro i brogli elettorali e nell'attacco al dormitorio dell'università di Teheran tra i cinque studenti rimasti uccisi due erano ragazze.

La Ebadi ha infine raccontato le persecuzioni contro la Ong per i diritti umani che ha fondato e contro i suoi collaboratori, ma anche degli ostacoli subiti nella sua attività professionale di avvocato. Le condizioni in Iran sono davvero "brutte": l'inflazione e' al 25 per cento; la fuga dei cervelli è la più alta nel mondo; la disoccupazione "altissima". Nonostante sia un Paese "ricco" di gas e petrolio, con Ahmadinejad al potere "nell'arco di quattro anni la gente è diventata molto più povera e la situazione dei diritti umani è molto peggiorata".

Intanto, riguardo il fronte della protesta in Iran, secondo quanto riporta il sito web del Los Angeles Times, il movimento politico "Kargozaran", che fa riferimento all'ayatollah Hashemi Rafsanjani, che presiede il Consiglio degli Esperti, non riconosce i risultati elettorali ufficiali che hanno sancito la rielezione di Ahmadinejad: "Dichiariamo il risultato inaccettabile a causa delle condizioni inopportune in cui si è svolto il processo elettorale, per gli evidenti brogli e per la parzialità della maggior parte dei membri del Consiglio dei Guardiani che sostenevano uno specifico candidato", si legge nella nota diffusa di "Kargozaran" e riportata dal Los Angeles Times.