25/05/2024
23/07/2009

Hillary riporta
l'America in Asia

"Se sei l'unica vera superpotenza mondiale, allora tutte le regioni della Terra rivestono ai tuoi occhi un'importanza cruciale" é la frase che il presidente Barack Obama ama ripetere quando parte per un giro di visite all'estero

Hillary riporta l'America in Asia

"Da ‘segretaria di Stato invisibile', come la definì Tina Brown, la direttrice del sito internet Daily beast , ad architetto della politica americana in Asia e nel Golfo Persico. Con la visita dello scorso weekend in India e quella in corso in Thailandia perla riunione dell'Asean, l'Associazione delle nazioni del Sudest asiatico, Hillary Clinton non ha solo riconquistato la ribalta internazionale. Ha gettato altresì le basi di una più forte presenza dell'America nelle due regioni con la strategia delle partnership, trattati e alleanze di pace e cooperazione, offrendo a sorpresa alla Corea del Nord di normalizzare i rapporti se rinuncerà alla bomba atomica".

Si legge sul Corriere della Sera. "L'America è ritornata'', ha annunciato l'ex first lady a Bangkok, accusando implicitamente di negligenza la passata amministrazione Bush. ''Il presidente Obama e io attribuiamo grande importanza all' Asia''. E ha ammonito l'Iran che se si procurerà armi nucleari ''l'America estenderà un ombrello difensivo'' e quindi anche atomico, sebbene non lo abbia precisato e all' intero Golfo persico. Sinora, la stella di Hillary Clinton era stata offuscata da quella di Barack Obama, dominatore della scena in Europa, Medio oriente e Africa.

Ma in Asia, la meta del suo primo viaggio all'estero a febbraio, la segretaria di Stato ha stipulato un ''dialogo strategico''' con l'India, ha promosso iniziative contro l'asse Corea del Nord-Birmania formatosi i mesi scorsi, e a Bangkok firmerà il Trattato di amicizia e collaborazione con l'Asean per la soluzione pacifica dei problemi regionali, trattato respinto da Bush. A settembre inoltre si recherà in Pakistan. Il suo riferimento all'Iran non è stato casuale: dall'Iran dipende la stabilità dell'Asia centrale. Oltre che a contenere paesi ostili agli Usa, la strategia delle partnership dell'ex first lady, da lei plasmata con il presidente, è diretta anche a impedire che la Cina monopolizzi l'Asia. A New Delhi, Hillary non è riuscita a concordare una politica comune a tutela del clima: l'India le ha ribattuto che il suo inquinamento pro capite è circa un quindicesimo di quello americano.

Ma con il ''dialogo strategico'', che prevede una conferenza ministeriale annua, si è assicurata l'appoggio del colosso economico emergente alla sicurezza dell' Asia, e l'apertura dei suoi mercati, in particolare quelli nucleare e militare. Altrettanto costruttivi i suoi colloqui a Bangkok, a margine dell'Ase¡an, con la Cina, la Russia, il Giappone e la Corea del Sud. ''Siamo d'accordo'', ha detto la segretaria di Stato, ''che la Corea del Nord deve abbandonare il riarmo atomico e che dobbiamo sottoporla a maggiori pressioni. Allacceremo le relazioni se cambiera''. E ha aggiunto che ''i suoi crescenti rapporti militari con la Birmania sono una minaccia per la regione'', adombrando il sospetto che la Corea del Nord possa rifornire al fresco alleato materiale e tecnologie nucleari. Sospetto basato su foto di enormi tunnel in possesso della Cia.

Il monito della ex first lady all'Iran su un eventuale ombrello difensivo americano nel Golfo persico ha suscitato allarme in Israele. Il ministro dell'intelligence e energia atomica israeliano Don Meritor ha protestato che l'America sembra essersi rassegnata a un Iran con armi nucleari. Ha risposto Hillary che ''un Iran del genere è inaccettabile e farebbe proliferare l'atomica nella regione'' e che occorre negoziarne il disarmo".



Usa e India fidanzati
per frenare Pechino


"Se sei l'unica vera superpotenza mondiale, allora tutte le regioni della Terra rivestono ai tuoi occhi un'importanza cruciale. Per questo motivo, ogni qualvolta il presidente Barack Obama o il suo segretario di Stato, Hillary Clinton, parte per un giro di visite all'estero, ama ripetere che le alleanze o i rapporti con questa regione o quel Paese sono assolutamente vitali. Nel caso dell'India, dove la Clinton ha appena concluso una visita di cinque giorni, queste affermazioni sono vere. E, caso insolito, sono vere non solo per gli interessi immediati dell'America, ma anche per le sue strategie a lungo raggio".

Si legge a firma di Bill Emmott sul Corriere della Sera. "Un presidente americano, specie se ha avuto come predecessore George W. Bush, è costretto ad affrontare in politica estera ostacoli ben più ardui che non le normali relazioni e gli impegni concreti che intercorrono tra gli Stati. Il lungo elenco dei problemi è dominato da Iraq, Iran, Afghanistan e Pakistan, sia per i violenti disordini in corso in tutti e quattro i Paesi, sia per il fatto che le forze armate americane sono attive nel territorio di tre di essi. Alla lista si possono sempre aggiungere Israele e Palestina, a ovest dell'Iraq, e i rapporti spesso infidi tra l'America e la Russia, a nord, e la Cina, in Estremo Oriente. Nel bel mezzo di questo coacervo di problemi si trova l'India, che tuttavia incarna un raro esempio di rapporto altamente costruttivo.

La più grande democrazia della Terra, con oltre un miliardo di abitanti e una delle economie emergenti più vivaci del Pianeta, è di cruciale importanza per gli Stati Uniti, innanzitutto per i suoi legami con il Pakistan, un Paese oggi travagliato da sommosse e ribellioni. L'India è stata la vittima eccellente della violenza pachistana lo scorso novembre, quando i terroristi addestrati in Pakistan hanno sferrato il loro attacco a Mumbai. È un avvenimento che complica le cose in questa parte del mondo, perché quando simili attacchi si verificano sul suolo indiano, la tentazione di reagire imbracciando le armi contro il Pakistan è davvero fortissima. A novembre scorso, il governo ha esercitato la massima moderazione e cautela, ma se ci fosse un nuovo attacco come quello di Mumbai, quasi certamente l'India risponderebbe come minimo con bombardamenti aerei. È lecito supporre che proprio per questo motivo la Clinton abbia compiuto il gesto simbolico di soggiornare al Taj Mahal Palace Hotel a Mumbai, uno dei bersagli dei terroristi lo scorso novembre.

Per lo stesso motivo ha evitato di ripetere l'errore del ministro degli Esteri britannico, David Miliband, ai primi di quest'anno, il quale ha pubblicamente affermato che la causa degli attacchi terroristici va ricercata nell'instabilità del Kashmir, da lungo tempo ormai oggetto di contesa militare tra India e Pakistan. Potrebbe anche essere vero, ma tale affermazione perentoria è assai poco diplomatica. Ciò che l'America vuole, viste le sue difficoltà in Afghanistan e in Pakistan, è un'India stabile, calma e decisa, che non si metta a rimestare nel torbido e incitare nuove violenze, e che non sia tentata, per un senso di ripicca anti americana, di stipulare nuovi contratti per la fornitura energetica con quell'altra spina nel fianco dell'America, ovvero l'Iran. Pertanto l'India svolge un ruolo cruciale nelle imminenti decisioni americane in politica estera. Ma il suo ruolo a lungo termine si rivela, se possibile, ancor più determinante.

L'ascesa dei Paesi asiatici è già diventata un luogo comune globale. L'idea che il potere economico e politico si stia spostando verso l'Asia è anch'esso un clichè. Ma che peso avrà tale spostamento? Rappresenterà una minaccia per l'America? La risposta e' che potrebbe rivelarsi tale se 'l'ascesa dei Paesi asiatici' significherà in realtà l'affermazione della Cina, che raggiungerebbe così una posizione dominante nella regione e potrebbe pertanto stringere alleanze anti-occidentali tra le altre nazioni asiatiche. Oppure, se volesse perseguire le sue ambizioni di egemonia, la Cina potrebbe essere tentata di rinfocolare le tensioni militari con i Paesi confinanti, o addirittura mirare a un'espansione territoriale. Poichè l'America, dal 1945 a oggi, ha sempre rappresentato la maggiore potenza militare in quest'area del Pacifico, simili interventi da parte della Cina rischiano di innescare un confronto diretto tra la nuova superpotenza e la vecchia. Vero bastione difensivo contro tali pericoli è certamente l'India.

Più si rafforza l'India, in termini sia economici che politici, tanto minori saranno le probabilità che la Cina si azzardi a stabilire il suo predominio sull'Asia o a minacciare i suoi vicini. Il rischio di uno scontro con l'India sarebbe troppo grande. Per questo il presidente Bush siglò due importantissimi accordi con il primo ministro indiano Manmohan Singh nel 2005: un programma di cooperazione per la difesa e un accordo per fornire tecnologia e materiali per lo sviluppo dell'energia nucleare a scopi pacifici.

Se pensiamo che l'India è stata alleata dell'Urss durante gran parte della Guerra fredda, queste recenti mosse rappreentano un ripensamento strategico fondaqmentale, su entrambi i versanti. Barack Obama e Hillary Clinton sono democratici, non repubblicani, e si oppongono pertanto a quasi tutto quello che George Bush ha fatto a eccezione degli accordi strategici con l'India e dell'approccio ai mutamenti a lungo raggio oggi in corso in Asia. La Clinton questa settimana ha esteso il programma difensivo per consentire e incoraggiare sia la vendita all'India di nuovissimi armamenti americani, sia la ripresa della cooperazione nei rispettivi programmi spaziali. Nulla di tutto ciò rappresenta una minaccia diretta alla Cina, ma la leadership cinese starà certamente sul chi vive".