22/05/2024
14/04/2010

Cina, forte scossa
nel Nord-Ovest

Il terremoto nella provincia del Qinghai, al confine con il Tibet. Tra le vittime numerosi bambini di una scuola elementare. Molti sotto le macerie. La zona confina con il Sichuan, colpito dalla devastante scossa del 2008. L'esercito invia soldati e tende

Il bilancio provvisorio parla di 400 morti e 8000 feriti. Un potente sisma di magnitudo 6,9 sulla scala Richter (7,1 per l'Istituto di geofisica cinese) ha colpito questa notte la provincia del Qinghai, nel nord-ovest della Cina. "Molte altre persone sono sepolte sotto le macerie”, hanno fatto sapere le autorità locali, lasciando intendere che il bilancio potrebbe aggravarsi nelle prossime ore. "Sono stati inviati i soldati per salvare la gente sotto le case crollate", ha detto un responsabile cinese, Huang Limin, citato dall'agenzia Nuova Cina.
 
Il terremoto è stato registrato alle 7.49 ora locale, poco prima dell'una di notte in Italia, ed è stato seguito da tre forti repliche. L'epicentro è stato individuato a circa 380 chilometri a sud/sudest della città di Golmud, a una profondità di 46 chilometri, ha indicato l'Istituto di geofisica americano.
 
Più dell'85% degli edifici situati vicino all'epicentro, nella zona di Yushu, è crollato, secondo l'agenzia Nuova Cina, che cita un responsabile del governo locale. Molte arterie di comunicazione hanno subito gravi danni e sono state chiuse al traffico. Pesantemente colpite anche le strutture di telecomunicazione e l'aeroporto della città di Yushu. Una scuola professionale si è sgretolata e "molto studenti sono stati sepolti dalle macerie", ha aggiunto. "I feriti sono ovunque nelle vie, molta gente è ricoperta di sangue".
 
La zona colpita dal terremoto, non lontana dalla regione autonoma del Tibet, accoglie circa 80.000 persone ed è ad alto rischio sismico: è abitata soprattutto da contadini e nomadi di etnia mongola e tibetana e dispone di importanti riserve di carbone e piombo.
 
La televisione ufficiale CCTV ha mostrato le prime immagini dei soldati impegnati nelle attività di soccorso ai sopravvissuti. "Dobbiamo contare soprattutto sulle nostre mani per spostare le macerie, non disponiamo di grossi mezzi", ha spiegato il responsabile della polizia incaricata delle operazioni di soccorso. Ma la situazione è precaria, soprattutto sotto l’aspetto sanitario. "Non abbiamo neppure grande equipaggiamento medico", ha sottolineato, mentre le autorità provinciali hanno annunciato l'invio di 5.000 tende e decine di migliaia di capi d'abbigliamento.