25/05/2024
22/02/2011

Carneficina a Tripoli
più di mille i morti
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Continuano i bombardamenti sulla folla dei manifestanti. A Tripoli, secondo la tv satellitare Al Jazeera, i morti sarebbero più di mille. Intervento del presidente Napolitano che esorta a fermare le violenze. Umberto Bossi invece dice che se dovessero arrivare altri immigrati "li mandiamo in Francia o in Germania"

22 secondi in televisione per dire "sono a Tripoli" non sono bastati al leader libico Gheddafi per fugare i dubbi sulla sua reale presenza nel Paese. 22 secondi per confutare quelle che ha definito "malevole insinuazioni" dei media occidentali su una sua possibile fuga in Venezuela.
Il colonnello ha detto: "Vado ad incontrare i giovani nella piazza Verde. E' giusto che vada per dimostrare che sono a Tripoli e non in Venezuela: non credete a quelle televisioni che dipendono da cani randagi".

Ma intanto nelle strade di Tripoli e delle altre città libiche si continua a versare sangue. Ormai è guerra civile. Continua, infatti, la repressione del regime contro la folla in rivolta. Solo a Tripoli, secondo la tv satellitare Al Jazeera, i morti sarebbero più di 1000 ieri. I caccia dell'aviazione continuano a bombardare i manifestani.
Ieri due ministri si sarebbero dimessi e le voci di un possibile golpe militare si susseguono: fonti libiche hanno fatto sapere sempre ad Al Jazeera che all’interno dell’esercito vi sarebbero grandi tensioni, al punto da poter prevedere che il capo di stato maggiore aggiunto, El Mahdi El Arabi, possa dirigere un colpo di stato militare contro il colonnello Gheddafi.

E la comunità internazionale condanna senza appello la repressione violenta. Il segretario delle Nazioni Unite Ban ki-Moon ha telefonato a Gheddafi per chiedergli di "cessare immediatamente" la repressione. E anche Hillary Clinton ha lanciato l'appello affinché si ponga fine alle violenze. L’Unione europea ha condannato la repressione delle manifestazioni.

Intanto in Italia cresce la preoccupazione per quanto sta avvenendo. Il nostro Paese è il più grande partner economico della Libia nonché "migliore amico" (ricordiamo il Trattato di amicizia del 29 agosto); se questa crisi dovesse continuare la conseguenza potrebbe essere un flusso di immigrazione incontrollata dal Paese africano e di gravi ripercussioni nell'economia italiana.

Anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano interviene sulla questione libica auspicando che le richieste del popolo vengano ascoltate. Poi esorta a fermare le violenze. "La cieca repressione che colpisce in modo indiscriminato la popolazione non fa che allontanare il Paese da quel cammino di pace e di prosperità, necessario ad assicurare il benessere del popolo libico".

Decisamente di altro tenore l'intervento di Umberto Bossi su un aspetto della questione che preoccupa non poco, quello dell'ipotetico arrivo di immigrati in fuga dal Nord Africa: "intanto non sono arrivati e speriamo non arrivino. Se arrivano li mandiamo in Francia e in Germania".