29/05/2024
08/12/2010

Eritrei nel deserto:
scandalo umanitario

Da oltre un mese centinaia di eritrei rapiti da trafficanti di uomini sono tenuti in ostaggio incatenati nel deserto del Sinai. Alcuni di loro sono già stati uccisi. Padre Zerai, sacerdote eritreo che dall’Italia cerca di mantenersi in contatto con alcuni di loro, lancia l'ennesimo appello per sensibilizzare la comunità internazionale

Da oltre un mese centinaia di eritrei rapiti da trafficanti di uomini sono tenuti in ostaggio incatenati nel deserto del Sinai. Alcuni di loro sono già stati uccisi.
Secondo padre Zerai, sacerdote eritreo che dall’Italia cerca di mantenersi in contatto con alcuni di loro, il dramma che stanno vivendo i suoi connazionali rischia di trasformarsi in una strage.
Gli eritrei si trovano incatenati in gruppo, costretti in un ambiente igienicamente impossibile, sotto la minaccia continua di torture e d morte.

I rapitori chiedono, per il rilascio, 8 mila euro a testa, una cifra altissima per queste persone, che stavano fuggendo dal proprio paese in cerca di un rifugio sicuro dalla guerra.

Per Laura Boldrini, portavoce dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati l’Italia ha una corresponsabilità nella vicenda per la politica dei respingimenti verso la Libia  che avrebbe  impedito di fatto la fruibilità del diritto di asilo, sancito dalla Costituzione e dalla Convenzione di Ginevra.

Insieme ai 250 eritrei ci sarebbero anche altri  africani. Il gruppo degli eritrei sarebbe in mano ad un solo trafficante in una zona che gli egiziani stanno cercando di localizzare. Fonti egiziane sostengono che i migranti sono usati dai sequestratori anche per l’espianto di organi.