19/06/2021
22/02/2012


Uno sguardo su tutto il mondo del fumetto e su tutto il mondo, visto dai fumetti

I Puffi sono nazisti, comunisti, stalinisti, razzisti, antisemiti, drogati, massonici, cristiani, cattolici, berlusconiani (III parte)
E qui trovate tutte le prove

 

di Riccardo Corbò


Concludiamo questo lungo excursus sui mille volti dei Puffi, riportato alla ribalta dall'uscita del libro di Antoine Bueno, "Le Petit livre bleu, essai sur les schtroumpfs".
In questo libello la vita bucolica dei piccoli ometti blu viene associata ai regimi dittatoriali nazisti e stalinisti, con pesanti accuse di razzismo e antisemitismo.

Come abbiamo visto nei precedenti articoli (prima parte e seconda parte) ai Puffi si possono far indossare maschere che mostrano tutto e il contrario di tutto, tanto sono "generalisti" come idea di partenza.

Quindi ogni timore che possano veramente veicolare messaggi politici, di apologia delle droghe, di settarismo religioso o antireligioso, razzisti e antisemiti, è assolutamente infondato.

O no...?

Insomma, se il Grandepuffo viene "accusato" di essere la copia a cartoon di Karl Marx, certo a nessuno viene in mente di cambiargli i connotati e togliergli la barba.
Se Puffo Quattrocchi viene indicato come la reincarnazione a fumetti di Trotsky, certo nessun autore si mette a togliergli gli occhiali e sostituirli con delle lenti a contatto.
Se il Puffo Muratore può essere scambiato per un fratello massone, nessuno chiede che gli venga cambiato mestiere, e messo dietro una scrivania come impiegato.

E ovviamente se il Puffo Nero viene identificato da alcuni critici come rappresentazione di un "negro" (e quindi quando i Puffi combattano il Puffo nero, stanno in realtà simbolicamente combattendo le "persone di colore") a nessuno verrebbe mai veramente in mente di cambiargli il colore della pelle...?

Giusto?

Ahinoi, sbagliato!



I Puffi neri (in originale "Les Schtroumpfs Noirs") sono tra i protagonisti della prima storia a fumetti dei Puffi, pubblicata nel 1963.
In realtà il colore della pelle scuro, nero, non deriva da una diversa nazionalità di questi puffi, ma da una infezione che "necrotizza" la pelle e riporta a un livello selvaggio il cervello, che rimane attivo solo per mordere chiunque.



Insomma, ben 5 anni in anticipo su George Romero ("La notte dei morti viventi", Night of the Living Dead è del 1968), Peyo presenta al pubblico moderno il concetto di zombie!

Ma tutto questo viene messo da parte di fronte al "politically correct" ormai galoppante e questa storia per anni non viene tradotta per il pubblico di lingua anglofona. Gli editori stessi sono i primi quindi che vedono qualcosa di male in questi cattivissimi puffi neri, e quando la Hanna-Barbera produrrà il cartone animato di questo episodio, si deciderà di cambiare il colore da nero a viola, non fosse mai che i bambini americani dopo aver visto il cartoon si decidessero ad iscriversi al Ku-Klux-Klan.




Parimenti, l'editore della versione in lingua inglese della storia, Papercutz, cambia il colore di stampa, anche lui in viola, anzi un lilla, ancora più chiaro e tranquillizzante del violaccio scuro dei cartoni, non si sa mai!!



In Italia si è scelta ovviamente la teoria dei "due forni". Nei fumetti rimane tranquillamente il Puffo Nero. Nei DVD dei cartoni animati il puffo invece diventa viola.


      



Rimane in piedi ancora l'accusa di antisemitismo, perché Gargamella, acerrimo nemico dei Puffi, sembra avere fattezze, scopi e movenze da ebreo stereotipato.
E in effetti, anche se Peyo non aveva veramente alcun intento razzista o antisemita, è proprio così.

La pericolosità dell'odio e delle campagne diffamatorie e terroristiche contro una etnia, una razza, una tendenza sessuale o una confessione religiosa non ha ricadute sociali solo nell'immediato, con le discriminazioni o le violenze fisiche sulle persone.

Gli slogan, i motti, i proclami, ripetuti e ribaditi, fissati come canoni, continuano a rimanere nell'aria e a propagarsi come onde in uno stagno dopo che è stato lanciato un sasso.
Si fissano nell'immaginario collettivo, a un livello che pare innocuo, e forse lo è veramente a quel punto, ma è sempre importante ricordare la pericolosità del punto di origine.

Quindi Gargamella è "ebreo"? Dichiaratamente non lo è. Non siamo ai livelli di "Fagin l'ebreo" di Dickens, ma siamo sullo stesso piano di meccanismo autoriale.
Dickens in "Oliver Twist" non aveva scopi antisemiti che lo spinsero a raffigurare un ebreo come uno dei maggiori malvagi dei bassifondi della Londra dell'epoca (tanto è vero che dopo alcune critiche, nell'edizione del 1867 scomparve la dizione di "ebreo", ma troppo tardi, essendo diventata famosissima e diffusissima la prima edizione), ma - al contrario - voleva raffigurare uno degli spregevoli criminali dei quartiteri disastrati della Londra dell'epoca e secondo gli stereotipi di allora, la maniera più immediata, l'idea comune pù diffusa era fargli "indossare" le sembianze di un ebreo.

E' lo stesso meccanismo per il quale gli italiani finiscono spesso al cinema o nei fumetti o nei telefilm come macchiette mafiose, o latin lover, o passionali suonatori di mandolino.
Agli autori non interessa fare una critica all'Italia o agli italiani. Gli serve solo la figura che maggiormente incarna e fa arrivare subito il messaggio che lui vuole dare a quel personaggio.

E' uno stereotipo conscio nel caso di Dickens, inconscio nel caso di Peyo.

E quindi Gargamella, che ha unico scopo nella vita il procacciarsi oro e ricchezza a discapito dei Puffi, ha il naso adunco, la pelata, e la tonaca di tanti rabbini sefarditi delle stampe di Cruikshank.
E' figliastro del mago Baldassarre, nome di origine ebraica.

Ha un gatto che nella versione originale si chiama Azrael, come l'angelo della morte della tradizione ebraica.

Di fatto Puffetta, da lui creata dalla sostanza inerte, è un golem (tanto è vero che sarà poi Grandepuffo a donarle realmente la vita) e lui un moderno Rabbi Loew.

 

 

Quindi Gargamella, che mai viene indicato come ebreo, lo ricorda in tantissime espressioni, perché queste sono state per anni sinonimo di malvagità e loschezza.

Ma Peyo in questo ambito è in "buona" compagnia.
Un altro grande creativo del fumetto e dell'animazione incorse nello stesso meccanismo: nella prima versione del corto animato dei Tre Porcellini, uno dei travestimenti del Lupo Cattivo, per introdursi proditoriamente nella casa di mattoni di Jimmy, bussa alla porta spacciandosi da venditore di spazzole.
E' una maschera di una figura losca, che si vuole introdurre in casa con l'inganno, a scopo malvagi, depredatori. Quindi viene raffigurato, per farlo capire subito, come un ebreo ortodosso: cappottone, naso adunco, occhiali spessi, cappello nero, barba folta e lunga.
E' questa una visione distorta e morbosa del critico, che vede ebrei e dietrologie razziali dappertutto?

Purtroppo no. Perché Walt Disney, accortosi lui stesso di questa raffigurazione razziale, fece sostiuire quasi immediatamente quella scena, facendola ridisegnare con Ezechiele Lupo senza nasone, barba, etc., proprio per non incorrere in accuse di antisemitismo.

Potete vedere la versione originale in questo filmato (dal minuto 06:00):

 

 

E la versione "censurata" successivamente in questo filmato (dal minuto 06:14):

 

 


E con questo, sperando di non avervi puffato, chiudiamo questa lunga sarabanda puffesca.