Interviste, foto d’epoca, immagini recuperate dalle
Teche Rai, tutto a comporre il racconto di cinquant’anni di musica e di un festival jazz che trasforma Perugia in una piazza del mondo.
“Umbria Jazz 50 – Time after Time” è il documentario realizzato da
Tgr e
Rai Umbria e dedicato a
Umbria Jazz, un omaggio al passato e al futuro di una manifestazione che porta ogni anno in Italia musicisti e spettatori da tutti i continenti, non solo per l’appuntamento estivo, ma anche per quello invernale che si è aggiunto nel tempo. Realizzato interamente dal personale Rai della sede di Perugia (i giornalisti
Elisa Marioni,
Andrea Rossini e
Dario Tomassini, con il montaggio di
Gabriele Liberati) e disponibile
online . Il documentario si compone di interviste a personaggi che negli anni hanno costruito, con il loro lavoro o la loro musica, a Umbria Jazz, come il fondatore Carlo Pagnotta, Renzo Arbore, Enrico Rava, Paolo Fresu o Stefano Bollani, ma è anche un mosaico di immagini d’archivio e più recenti. Vi si ritrovano il pianista Michel Petrucciani, un giovane Keith Jarret con la capigliatura afro e i pantaloni a zampa nel suo primo “piano solo” in Italia e poi le piazze, le scale, i giardini e il corso principale della città che negli anni Settanta vengono pacificamente invase da giovani con tende e sacchi a pelo, un popolo dall’anima rock che scopre il jazz con i concerti gratuiti, non più in club esclusivi da frequentare in giacca e cravatta ma all’aperto, in jeans e maglietta.
Non mancano le interviste agli artisti di fama internazionale come Herbie Hancock o una regina del jazz come Dee Dee Bridgwater che ricorda quando partecipò a Umbria Jazz per la prima volta, appena ventitreenne. Il montaggio mescola con eleganza le immagini delle Teche Rai a quelle degli anni più vicini a noi per rendere l’atmosfera della manifestazione, fatta non solo di concerti ma anche di incontri, di jam session e di band che suonano agli angoli delle vie. “Entro in un locale e sento un disco di John Coltrane, esco e ci sono due persone che discutono di Sonny Rollins – spiega Stefano Bollani in una delle interviste concesse per il documentario – sembra di essere arrivati nel paese dei balocchi per un musicista”. E poi le testimonianze di chi ha fissato i ricordi della manifestazione con le sue foto, come Giancarlo Belfiore, di chi ha prestato la sua arte per la realizzazione dei manifesti come Giuliano Giuman, per poi passare alle fasi più recenti di Umbria Jazz. Spezzoni del concerto di Sting con Gil Evans, che segnò l’apertura al pop rock, e una carrellata di artisti che sono stati accolti sui palchi della manifestazione per concerti di generi diversi: i R.E.M che fanno cantare il pubblico con “Loosing my religion”, Prince con “Purple rain”, Elton John al piano per “Your song”.