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Gianni Agnelli, l'Avvocato
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Difficile pensare a qualcosa di originale parlando dell’Avvocato: è sufficiente usare la A maiuscola e già si capisce che è quel personaggio passato alla Storia per i motivi più disparati, eccetto quello della professione forense.
“Gianni Agnelli, in arte l’avvocato” (in onda su Rai 3 venerdì 17 marzo ore 21.20, disponibile su RaiPlay) è un documentario che ricorda la figura di Gianni Agnelli a vent’anni dalla scomparsa. Scritto da Stefano Cappellini, Dario Sardelli e Emanuele Imbucci, con quest’ultimo che firma anche la regia, ”Gianni Agnelli, in arte l’avvocato” è frutto della coproduzione fra Lapresse e Rai Documentari. Anche in questo caso siamo di fronte a una straordinaria ricchezza di immagini di repertorio, spesso anche inedite, e una lunga lista di testimonianze: si va da quelle dei suoi tre nipoti Ginevra, Lapo e John Elkann a quella di sua sorella Maria Sole, passando per la biografa Jennifer Clark, gli amici Marco Tronchetti Provera e Renzo Piano e naturalmente il mondo della Juventus, qui ben rappresentato da Michel Platini, Marcello Lippi, Giorgio Chiellini e Andrea Agnelli.
Che fosse un predestinato Gianni Agnelli lo sapeva, ma per arrivare al vertice della FIAT ha dovuto attendere molto tempo: negli anni Cinquanta e Sessanta, infatti, la casa automobilistica aveva una classe dirigente che si distingueva per la sua gerontocrazia, descritta così nel documentario di Imbucci, con Vittorio Valletta che ne è stato la guida fino alla metà dei Sessanta quando, appunto, lasciò il comando all’Avvocato. Uomo dal carattere anche eroico - basti pensare al coraggio di esporsi in prima linea durante il secondo conflitto mondiale tanto da guadagnare una Croce di Guerra al Valor Militare - negli anni Cinquanta l’Avvocato finisce spesso sulle prime pagine delle riviste patinate grazie alla bella vita che conduce in giro per il mondo. Ed è proprio di questa fase della sua esistenza che apprendiamo che in realtà si è trattato di quella che oggi chiameremmo operazione di marketing: è in quel periodo, infatti, che l’Avvocato ha costruito il suo personaggio, un lavoro che gli risulterà utile al momento di diventare uno degli imprenditori più importanti del mondo. In “Gianni Agnelli, in arte l’avvocato” non mancano gustosi aneddoti come quello raccontato da Platini il quale, da poco arrivato alla Juventus, si trovò una sera a sedere a fianco dell’Avvocato, con quest’ultimo alla guida di una delle sue automobili, impegnato in un’andatura lontana da quella che di solito si usa per le gite domenicali. “Avvocato la prego vada piano, dopo tutto in macchina sta trasportando qualche miliardo”: fu così che il calciatore francese convinse Agnelli a rallentare.
Altro tratto distintivo è quello dell’eleganza che riusciva a coniugare con una trasandatezza tutta particolare, come ad esempio gli scarponcini da montagna calzati senza essere allacciati, oppure l’ormai leggendario orologio indossato sopra il polsino della camicia, un vezzo che, si dice, abbia importato dopo un soggiorno in Argentina: “Si può essere ben vestiti ma non eleganti, l’Avvocato era entrambe le cose”.
Con un velo di pudore l’argomento donne è appena sfiorato, con l’ammissione di Ginevra Elkann che forse un uomo come suo nonno lei non l’avrebbe sposato, come invece aveva fatto nonna Marella nel 1953. Su come rapportarsi con l’altra metà del cielo, l’Avvocato era convinto che un uomo è interessante per l’educazione che ha. Agnelli era anche appassionato di vela: Ben Mennem, fondatore di un grande gruppo industriale nautico internazionale, ricorda fra le lacrime trattenute a stento per la commozione, l’amore dell’Avvocato per il mare, ed è proprio grazie a questa passione che una volta gli confessò la sua attrazione per il vento “perché non si può comprare”.
In “Gianni Agnelli, in arte l’avvocato” vengono descritte tutte le caratteristiche dell’Avvocato: ha amato le automobili, la velocità, lo sport, le donne, è stato un uomo raffinato, in continuo movimento, sempre impaziente. Tutte caratteristiche che lo fanno somigliare a un personaggio che, forse, nessuno penserebbe di accostargli: Steve McQueen, the king of cool. Non sappiamo se i due si siano mai incontrati, ma chi ha conosciuto entrambi non può non convenire sull’affinità che hanno avuto le loro anime, un’analogia che si arresta proprio sulle soglie del cinema, l’arte dove attore dell’Indiana eccelleva, e dalla quale invece l’Avvocato si teneva accuratamente lontano. Semplicemente perché non ce la faceva a stare seduto in una sala, al buio, per più di dieci minuti.
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