“Un altro soldato per l’esercito?” “Se è fortunato, altrimenti è donna”: è il botta e risposta finale fra Vittoria, magistrato in prima linea nella lotta alla ‘ndrangheta e Assunta Bevilacqua che della ‘ndrangheta ne fa parte, seppur non attivamente, perché moglie di uno dei suoi affiliati dal quale è rimasta incinta. È il momento più alto de “
La terra dei santi” (
Rai Movie domenica 19 marzo ore 3.35, disponibile su RaiPlay), un film che, grazie alla trama e alla
performance del cast, diventa un lento ma inesorabile decollo verso l’apice appena descritto che ne fa uno dei più bei lungometraggi dedicati alle mafie degli ultimi anni, con il valore aggiunto di trattare una materia poco raccontata come la ‘ndrangheta, ancor più dal punto di vista femminile, quello cioè della condizione della donna all’interno di questa organizzazione criminale.
“Ho cambiato il finale dopo pochi giorni di riprese”: il regista
Fernando Muraca doveva essere fortemente determinato se è riuscito ad avere la meglio su
Monica Zapelli e
Marianna De Liso, rispettivamente co-sceneggiatrice e produttrice di “La terra dei santi”, scettiche di fronte all’intuizione che Muraca aveva avuto mentre era alla guida della propria automobile, tanto da frenare di colpo e scrivere di getto sul primo pezzo di carta a disposizione. I fatti gli hanno dato ragione: “La terra dei santi” occupa la decima posizione dei film italiani più premiati nel
2014. Muraca ammette di aver rischiato grosso con quella decisone, perché da sempre i cosiddetti finali aperti, spesso etichettati come “finali tronchi”, rappresentano il colpo di grazia per un film, ma in questo caso il pericolo è scongiurato grazie alla bravura del regista calabrese e quella delle attrici
Valeria Solarino e
Daniela Marra, rispettivamente Vittoria e Assunta.
Prodotto da
Kinesis Film e
Rai Cinema, a quest’ultima Muraca rende omaggio ringraziando il produttore
Carlo Macchitella (scomparso lo scorso 9 marzo) il quale, impossibilitato a farsi carico della realizzazione del film, lo ha indirizzato verso
Carlo Brancaleoni, responsabile opere prime e seconde di Rai Cinema: senza Brancaleoni, difficilmente Muraca avrebbe ottenuto i centomila euro decisivi per il suo film. “La terra dei santi” ha incontrato il rifiuto da parte della regione Calabria di finanziare il progetto, costringendo così la produzione a trasferirsi in Puglia, non lontano da Manfredonia. La questione ‘ndrangheta è per Muraca un nervo scoperto e non potrebbe essere altrimenti visto che anni fa, nella sua Lamezia Terme, l’attività imprenditoriale di suo padre fu letteralmente distrutta da un incendio doloso voluto da una delle cosche della zona, per punire il rifiuto di pagare il pizzo; suo malgrado, quindi, Muraca è un esperto di ‘ndrangheta e questa competenza ha voluto che fosse spesa per il suo film.
Ne “La terra dei santi” arriva il momento del giuramento di affiliazione a una cosca, una sequenza che in un altro film farebbe pensare a un horror: “Quel rito, il cui testo è stato ritrovato in un covo, è una sorta di messa nera come sono tutti i riti che hanno una natura antropologica; prima di esso l’affiliato è un cristiano libero, dopo diventa un pagano schiavo”, afferma perentorio Muraca, sottolineando che quel giuramento è solo analogo a quello di mafia e camorra. Con la ‘ndrangheta diventa un patto irreversibile, di fronte a un tradimento qualcuno muore al posto del traditore, senza che la vittima sia necessariamente un parente. Dopo Solarino e Marra, a chiudere il terzetto delle protagoniste c’è
Lorenza Indovina nel ruolo di Caterina Bevilacqua, una vera donna di ‘ndrangheta, sorda e cieca di fronte alle perplessità prima e alla ribellione poi della sorella minore Assunta; fra le due donne c’è un continuo confronto che culmina con l’assassinio del figlio di una delle due, un’altra sequenza tutta da ammirare, girata magistralmente da Muraca dove la maschera di Indovina diventa un pugno nello stomaco dello spettatore.
In un film pressoché al femminile, gli uomini sembrano essere solo di contorno, ma non è così. Fra i malavitosi c’è
Tommaso Ragno che è il boss Alfredo Raso, una figura sulla quale Muraca si scaglia con tutta la sua rabbia anche a costo di trasgredire a quella veridicità a cui tiene: il regista infatti dipinge Raso come un ratto che vive nascosto in una cantina rozzamente arredata, un capoclan che si macchia dell’infamia di provare a sedurre Assunta, una cosa proibita dalle regole dell’ndrangheta.
Ad aiutare Vittoria nelle indagini e a comprendere la complessità di quella terra c’è l’agente in borghese Domenico Mercuri che ha il fisico longilineo di
Ninni Bruschetta, uno dei più bravi
second role che il cinema italiano si è regalato negli ultimi trent’anni. Nato a Messina, Bruschetta conosce bene la ‘ndrangheta non solo per la vicinanza della sua città natale alla Calabria, ma anche per la madre, nata nella provincia reggina, per gli zii insegnanti a Gioia Tauro, testimoni negli anni Settanta di pendolari costretti a pagare il pizzo solo per salire sul treno che li portava al lavoro, “E per la mia tata
Maria Eugenia che si era vista uccidere padre e fratello”, precisa l’attore. A ciascuna delle sue tre colleghe, Bruschetta regala una definizione che aiuta a capire il suo pensiero su di loro: “Solarino è la passione, Indovina è la solidità, Marra è lo stupore”.
Con
Chazz Palminteri (origini agrigentine) come attore di riferimento, nella sua carriera sono molti i ruoli di poliziotto e di malvivente che Bruschetta ha egregiamente ricoperto, tanto da rispondere sempre allo stesso modo alla fatidica domanda se preferisce interpretare i primi o i secondi: “Beh, sfido chiunque a provare a imbracciare un fucile a pompa e sparare all’impazzata anche verso un muro, si torna bambini; anche i poliziotti sparano, ma mai quanto i delinquenti”, dichiara ridendo.
Muraca e Bruschetta si ritroveranno insieme per girare un cortometraggio in cui l’attore sarà un sarto, colpito da una malattia che lo porta alla cecità. Storicamente la sfida più difficile, quindi più esaltante, per qualsiasi attore è quella di interpretare un cieco: la scelta di Muraca è al sicuro con un attore come Bruschetta.
TRAILER
https://www.youtube.com/watch?v=k1XD1X04uOw
LA TERRA DEI SANTI di Fernando Muraca – 2014 – 81’
Con Valeria Solarino, Daniela Marra, Lorenza Indovina, Ninni Bruschetta
Calabria. Vittoria (Solarino) è un magistrato impegnato in prima linea nella lotta contro la ‘ndrangheta; ad aiutarla a districarsi nel labirinto fatto di violenza, omertà e tradizioni anche secolari c’è Domenico Mercuri (Bruschetta), un poliziotto dalla lunga esperienza e natio del posto. Vittoria si trova ad affrontare il caso di Assunta Bevilacqua (Marra), giovane madre di due figli e vedova dopo che suo marito è stato ucciso in una faida fra clan; Assunta è ora costretta a sposare un affiliato del clan rivale, un uomo che non ama ma che non può rifiutare anche per le continue pressioni che riceve da Caterina (Indovina), sua sorella maggiore. Assunta respinge quel mondo fatto di soprusi e morte che però non intende denunciare. Ma una tragedia le farà cambiare idea.
Produzione Kinesis Film/Rai Cinema, distribuzione ASAP Cinema Network. Uscita cinema 26 marzo 2015, prima tv Rai2 6 settembre 2018.
FONTI
Il Giornale, 26 marzo 2015
La Repubblica, 26 marzo 2015
Ninni Bruschetta
Manuale di sopravvivenza dell’attore non protagonista, Fazi 2016
Conversazione con Fernando Muraca, 6 marzo 2023
Conversazione con Ninni Bruschetta, 7 marzo 2023