In una delle tante recensioni pubblicate in occasione dell’uscita al cinema di “
Suburra” (
Rai Movie sabato 11 febbraio ore 21.10, disponibile su RaiPlay), si sottolinea la felice scelta di
Stefano Sollima, che ha diretto il film nel 2015, di rinunciare alla figura di qualsiasi esponente delle Forze dell’Ordine, riservando ai numerosi malviventi, ai loro complici e alle loro vittime, il ruolo di protagonisti assoluti. Per sostenere la propria tesi l’estensore dell’articolo, semiserio, sottolinea come “ACAB” di tre anni prima fosse decisamente inferiore a “Suburra”, proprio perché quello è un “film di poliziotti”. Dopo aver espresso perplessità sulla performance di
Elio Germano, peraltro, quel critico si lancia in una previsione, ovvero l’imminente furto che Hollywood avrebbe fatto al cinema italiano nel “rubarci” Sollima. Mai intuizione fu più azzeccata.
Sul resto invece ne discutiamo con
Giovanni Stabilini, produttore per
Cattleya di entrambi i film insieme a
Riccardo Tozzi e
Marco Chimenz, e con
Giancarlo De Cataldo, autore del romanzo “Suburra” scritto insieme a
Carlo Bonini (quest’ultimo artefice anche di
ACAB), pubblicato nel 2013 da
Einaudi, poi diventato soggetto e sceneggiatura grazie a loro due ai quali si sono aggiunti
Stefano Rulli e
Sandro Petraglia. “Da tempo volevamo riprendere il filone sulla malavita romana dopo il successo di
Romanzo criminale, film e serie tv. Non appena Bonini e De Cataldo hanno pubblicato il loro libro, ne abbiamo acquistato i diritti”, racconta Stabilini che non nega la fortuna, per il film naturalmente, del clamore suscitato dall’inchiesta romana sul cosiddetto “mondo di mezzo”, che ha visto coinvolti criminalità organizzata e politica, un cataclisma abbattutosi sulla città eterna più o meno nello stesso periodo in cui il film di Sollima usciva nelle sale.
“A differenza di Romanzo criminale, il mio coinvolgimento in Suburra è stato minore, quello di Sollima è più un film di regia che di sceneggiatura”, dichiara De Cataldo il quale, riferendosi all’indagine sulla collusione fra funzionari della pubblica amministrazione e società collegate a
Massimo Carminati e
Salvatore Buzzi, afferma che se nel suo racconto è protagonista soltanto la parte “politicamente nera” del malaffare rappresentata da Carminati, ex estremista di destra, ciò è dovuto alla casualità di aver scritto il romanzo prima che esplodesse lo scandalo che ha visto Buzzi in rapporti con cooperative e politici riconducibili alla sinistra: “Altrimenti non avremmo avuto pietà nemmeno per loro”.
Un ex magistrato e un giornalista specializzato in cronaca nera, che scrivono un romanzo sulla malavita di Roma sembrò ad alcuni poco opportuno convinti che per il loro racconto i due avrebbero attinto a fonti riservate: “Invece avevamo solo gli articoli dei giornali e i libri, materiali alla portata di chiunque”, precisa De Cataldo. Quanto all’accusa di aver disegnato Roma come una metropoli di mafia (splendida la metafora che Sollima fa della città nel finale del film, con il primo piano in notturna di una fogna da cui sgorga una gran quantità di acqua piovana che non riesce a far defluire al suo interno), De Cataldo ricorda quella sera in cui, di passaggio a Ostia, chiese al titolare di un bar quale fosse la situazione del posto: l’imbarazzato silenzio fu più eloquente di qualsiasi risposta.
In “Suburra” non sono poche le differenze fra romanzo e film, quella evidenziata dal critico, cioè l’assenza delle Forze dell’Ordine (c’è una brevissima e ininfluente apparizione dei Carabinieri sommozzatori), è l’unico punto sul quale De Cataldo conserva le proprie perplessità, pur ammettendo che la scelta del regista romano ha funzionato benissimo; secondo lo scrittore una narrazione più completa obbliga la presenza delle Istituzioni, fossero pure perdenti, e lo stesso, continua De Cataldo, varrebbe anche per “Gomorra”. Su questo si inserisce Stabilini il quale idealmente invita lo spettatore a riflettere su quanto sta vedendo, Polizia e Carabinieri non ci sono ma la loro presenza incombe e soprattutto storie come “Gomorra” e “Suburra” sono quelle di autodistruzione dove la vera minaccia è costituita dagli stessi gangster: “Il crimine non paga, non ti godi il denaro che rubi, sei sottoposto a una minaccia persistente, molto meglio una vita normale”, precisa Stabilini scansando inutili moralismi.
Grazie allo scandalo di mafia capitale, di “Suburra” molti sono ricorsi al sillogismo Samurai/
Claudio Amendola = Carminati e il dettaglio della vistosa cicatrice che Samurai ha al collo, richiama quella ancora più evidente che Carminati ha sul viso, essendo privo di un occhio; a queste conclusioni De Cataldo non si sottrae e cita l’esempio di Il Nero interpretato da
Riccardo Scamarcio in “Romanzo criminale”, anche in quel caso il Nero potrebbe essere Carminati: “In realtà Samurai e il Nero sono solo una tipologia di un malvivente romano con un passato politico nell’estrema destra”, puntualizza De Cataldo. Interessante è il riferimento cinefilo con cui De Cataldo rende omaggio a
Paolo Virzì per avere descritto per primo un personaggio che in “Suburra” è appannaggio di
Pierfrancesco Favino, quello cioè di un ex militante di estrema destra che nel film di Sollima è l’onorevole Filippo Malgradi (a ricordo dei tempi andati, Malgradi porta al collo una croce celtica) che lotta per allontanarsi da quel passato: in “Caterina va in città”, girato da Virzì dodici anni prima, c’è l’onorevole di Alleanza Nazionale Manlio Germano interpretato, guarda tu il caso, da Amendola. A dispetto di quanto sostenuto dalla critica citata all’inizio, Sebastiano, il personaggio interpretato da Germano, è quello forse più sfaccettato, più sorprendente: Sebastiano non è un gangster, né un sicario, è solo un PR arrampicatore sociale, emblema di come si possa scivolare nella melma della criminalità da cui se riesci a tirartene fuori, lo puoi fare solo pagando un prezzo altissimo.
“Suburra”, che Sollima dedica a papà
Sergio scomparso tre mesi prima l’uscita del film, non poteva non avere un cast all’altezza della sua produzione in cui
Rai Cinema ha un ruolo fondamentale e che ha anche varcato le alpi con l’inclusione della francese
La Chauve Souris (quasi sette minuti di titoli di coda), un chiaro segnale dell’apprezzamento che un certo noir italiano è in grado di raggiungere anche nella patria che ha dato i natali al genere e che qui ha un solo suo rappresentante,
Jean-Hugues Anglade che veste la tonaca del cardinale Berchet. Degli italiani, oltre ai citati, vanno segnalati
Alessandro Borghi/Aureliano “n.8” Adami,
Adamo Dionisi/Manfredi Anacleti,
Giacomo Ferrara/Alberto “Spadino” Anacleti,
Antonello Fassari/padre di Sebastiano. Ultime ma non ultime le splendide e brave
Greta Scarano/Viola e
Giulia Elettra Goretti/Sabrina.
TRAILER
https://www.youtube.com/watch?v=bn6A5eivvu8
SUBURRA di Stefano Sollima – 2015 – 130’
Con Pierfrancesco Favino, Claudio Amendola, Elio Germano, Greta Scarano
Roma, 5 novembre 2011. L’onorevole Filippo Malgradi (Favino) è componente di una commissione parlamentare che si appresta a votare l’approvazione di un grande e oneroso intervento pubblico di riqualificazione del Lido di Ostia. Per festeggiare il probabile voto a favore, Malgradi trascorre la notte con due escort una delle quali, minorenne, muore all’improvviso per overdose. Per evitare lo scandalo, Malgradi si affida, per interposta persona, a una gang del litorale ma qualcosa va storto. A salvare Malgradi ci pensa Samurai (Amendola), un ex neofascista amico dell’onorevole, il quale minaccia il capo della gang che successivamente sarà costretto ad uccidere. Intanto Sebastiano (Germano), il PR che ha procurato le escort a Malgradi, si trova invischiato nella faccenda dove rischia davvero grosso. Ma a chiudere la partita è Viola (Scarano), la donna del capo della gang di Ostia, decisa a vendicare il suo uomo.
Produzione Rai Cinema/Cattleya/La Chauve Souris, distribuzione 01 Distribution. Uscita cinema 14 ottobre 2015, prima tv Rai2 24 ottobre 2017. Nastro d’Argento 2016 miglior attrice non protagonista (Scarano) e scenografia (Paki Meduri). Ciak d’Oro 2016 rivelazione dell’anno (Borghi e Scarano).
FONTI
cinematografo.it, 9 ottobre 2015
Corriere Della Sera, 10 ottobre 2015
Il Giornale, 10 ottobre 2015
La Stampa, 19 ottobre 2015
Conversazione con Giovanni Stabilini, 25 gennaio 2023
Conversazione con Giancarlo De Cataldo, 26 gennaio 2023