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Può un vetro trasparente verde avere
il medesimo colore che ha un pezzo di carta opaco, o no?
Se un vetro del genere venisse rappresentato in una pittura,
i colori sulla tavolozza non sarebbero trasparenti.
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Ludwig era un bambino solitario, nato a Vienna alla fine del XIX secolo.
Delicato e sensibile, amava la musica, quella che la mamma suonava al pianoforte, e guardare gli alberi del parco, il grande giardino che circondava la villa paterna.
Di un albero osservava tutto: le radici affioranti dal terreno, il tronco, il disegno della corteccia che percorreva attentamente con lo sguardo fino ai primi rami e poi ancora oltre.
Rimaneva a lungo a testa in su per osservare l'arabesco della chioma, come se fosse un ornamento in aria.
I rami nel loro spazio racchiudevano porzioni di cielo, con le foglie stagliate sull'azzurro, sul grigio, sul colore del tramonto, e questo lungo guardare suscitava nuove osservazioni.
Una foglia illuminata non era più la foglia scura delle giornate cupe e le intersezioni dei rami ritagliavano delle figure da scoprire.
Era un caleidoscopio naturale!
Non di rado Ludwig rimaneva a guardare gli alberi anche sotto la pioggia, scoprire tra le foglie bagnate e scosse dal vento nuovi disegni.
La qual cosa sconvolgeva la governante più che la mamma che, da musicista, aveva una maggiore disposizione alla libertà.
Da bravo bimbo solitario, nonostante avesse molti fratelli, lo accompagnavano nella fantasia diversi amici immaginari.
Giocava spesso con i Cavalieri della Tavolozza che incontrava sotto i pini del giardino.
Erano i suoi compagni preferiti.
Li conobbe il giorno in cui i Cavalieri attraversarono il giardino di Ludwig, in viaggio verso casa.
Facevano ritorno dal Castello dei Vènti di Sartagena, un posto immaginifico di cui Ludwig ricordava di aver letto in qualche storia.
I Cavalieri cavalcavano su piccoli pony pezzati con abiti di velluto pregiato dalle tinte sgargianti, ognuno di un colore diverso.
Una volta li immaginò cavalcare l'arcobaleno e successivamente gli parve davvero di vederli, dopo un temporale intenso, come piccole ombre scure nella sezione dei colori più chiari dell'iride.
Molto spesso le sue meditazioni errabonde venivano interrotte dalla voce della governante che lo richiamava all'ordine.
"Signorino Ludwig!", chiamava la donna.
"Il tè è servito in salottino: venite a lavarvi le mani!"
Ludwig era sempre riluttante ai comandi e quando poteva sgattaiolava per non farsi trovare.
Le volte in cui la signorina Weiser si ostinava a perlustrare il giardino e lo scopriva, Ludwig aveva sempre una giustificazione.
"Perché dire la verità se si può trarre vantaggio da una menzogna?", ecco uno dei concetti su cui Ludwig meditava a lungo, guardando le chiome degli alberi, supinamente sdraiato sull'erba.
La prima volta che fece questa considerazione stava attraversando il vano della porta della sua stanza, rispondendo alla consueta chiamata della governante.
Si fermò a lungo sulla porta, con aria stralunata.
Non aveva mai pensato alle bugie prima di allora!
Questo pensiero gli balenò nella mente, a nove anni, facendo di lui un bimbo bugiardo all'evenienza... e lo abbandonò solamente molti anni dopo, quando da adulto lo trasformò in un dilemma filosofico da sciogliere.
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L'interesse non sarà nella conseguenza morale ma in quella logica: come dimostrare falsità e verità del linguaggio?
Ma per ora Ludwig aveva esigenze diverse.
I Cavalieri della Tavolozza erano veri?
Sì, lo erano perché facevano parte del suo gioco, e lui giocava veramente!
Ma così non sarebbe apparso alla signorina Weiser per la quale la realtà del pomeriggio era servire la Sacher Torte in veranda.
Perché, se Ludwig fosse stato trovato dalla governante, certamente sarebbe stato più facile dire:
"Signorina Weiser, stavo per rispondere alla sua chiamata quando il vento mi ha portato via il cappello e ho dovuto rincorrerlo lontano."
Anziché:
"Signorina Weiser, stavo correndo dietro i pony dei Cavalieri della Tavolozza che, spaventati dalla sua voce, si erano dati alla fuga."
Oppure:
"Stavo correndo per nascondermi perché non ho voglia di interrompere il mio gioco e non ho voglia di mangiare la torta."
Insomma, si potrebbe dire che la soluzione più semplice sia tacere ciò di cui non si può parlare.
E in effetti la bugia parla sul silenzio della verità.
A Ludwig questi argomenti piacevano perché in tutte le cose coglieva l'aspetto complementare.
La forma della chioma di un albero nel cielo e le figure di cielo tra le fronde.
Queste cose le aveva apprese dai Cavalieri, i quali avevano molta sensibilità e acutezza di pensiero.
Ludwig si era affezionato in particolare al Cavalier Carminio, rappresentante nella Tavolozza della tinta rosso vivo.
Carminio aveva un temperamento paziente e gentile, ma soprattutto amava discorrere con Ludwig perché gli sottoponeva delle domande molto intelligenti.
Un giorno d'inverno, dopo un'intensa nevicata, il Cavalier Carminio arrivò a cavallo del suo piccolo pony nel giardino di Ludwig.
Il bambino fu molto contento della visita e si mise subito a chiacchierare con il Cavaliere.
"Hai notato la neve?", domandò Carminio con tono soave.
"Quale neve tra tutta quella che vedo qui attorno?" In effetti ciò che Ludwig vedeva del suo giardino era una densa e candida coltre, non ancora calpestata.
"Non importa quale: quella accanto a te o quella più lontana...
Dunque... la neve... la vedi bianca?", chiese Carminio.
"Certo!", rispose Ludwig, mentre era impegnato a compattarne tra le mani una bella manciata.
Allora Carminio tirò fuori un foglio.
"E questo come lo vedi?", disse il Cavaliere indicandolo a Ludwig.
"Bianco", rispose il bambino.
Poi Carminio chiese a Ludwig di poggiare la sua palla di neve sul foglio.
"E ora, il foglio è ancora bianco?", chiese cortesemente Carminio.
Ludwig rimase un momento in silenzio e dopo aver ragionato disse:
"Ora il foglio appare grigio chiaro!"
Carminio rise soddisfatto.
"Ma non cadrò nel tuo tranello!", aggiunse il bambino con enfasi.
"Questo foglio è bianco tra i fogli bianchi e grigio chiaro nella neve!"
Quindi Ludwig riprese la sua palla e la scagliò lontano, caricandola all'orecchio per prendere slancio, come fanno i giocatori di baseball.
"Se ho capito bene, secondo te possiamo dire che il foglio è bianco solo tra i suoi simili e diventa grigio se lo vediamo nella neve..."
"Si!", confermò Ludwig, "Ma di che colore sarà la neve se la spostiamo nel mondo dei fogli bianchi?
Super-bianca?"
Il bambino aveva messo in scacco il Cavaliere della Tavolozza...
"Touché!", rispose Carminio il quale rilanciò con un altro argomento:
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"Prendi il caso di un dipinto in cui sia rappresentato un foglio di carta bianco, illuminato dalla luce del cielo azzurro.
Lo puoi immaginare?"
"Sì, certo che posso."
"Se è vero che il foglio è illuminato dal cielo azzurro, allora si potrebbe dire che quell'azzurro sia più chiaro del bianco!"
Ludwig rimase qualche momento in silenzio, per ragionare sulla nuova provocazione.
La chiave di volta doveva essere il concetto di illuminazione del colore.
"Ma se nel quadro, l'azzurro del cielo fosse sopra un paesaggio lavico, l'effetto sarebbe diverso...", disse prontamente il bambino, "perché il nero della lava non consentirebbe alcuna lucentezza!"
Il Cavaliere della Tavolozza era molto ammirato dall'intelligenza vivace di Ludwig.
Poche persone avevano saputo tenere testa alle sue argomentazioni sul significato dei colori.
E l'Ordine cavalleresco aveva affidato a Carminio il compito di individuare nuovi autori per contribuire alla scrittura del Trattato di Semiologia della Tinta, l'opera magna curata dal Cavalier del Grigio!
Carmino stava già pensando a Ludwig ma... un autore, di soli nove anni... sarebbe stato accettabile?!
Ludwig stava prendendo gusto a questo gioco e invitò Carminio a continuare.
"Mi sta venendo un languorino di stomaco e anche il mio cavallino avrebbe bisogno di un poco di biada fresca", disse il Cavaliere in risposta all'invito del bambino.
"Oh! Posso andare a prendervi qualcosa!
La signorina Weiser ha chiamato mezz'ora fa per la merenda e io non mi sono fatto trovare...
Però posso andare a vedere in veranda se è avanzata una fetta di torta e cercare qualche ortaggio per il tuo pony... aspettami qui!"
Ludwig si allontanò correndo in modo un po' impacciato sulla neve ma poi, arrivato alle vetrate della veranda, rallentò per procedere con maggiore cautela per non farsi vedere.
I fratelli avevano già consumato la merenda, la governante non aveva ancora sparecchiato e dunque la torta campeggiava sul tavolo protetta da un coperchio di vetro.
Ludwig ne tagliò due belle fette che avvolse in un tovagliolo e le mise nella tasca della sua giacchetta.
Poi quatto quatto sgattaiolò via, ma passò prima nel retro del giardino dove c'era l'orto.
Scavò nella neve ed estrasse delle carote.
Poi tornò da Carminio.
"Ecco qua...", disse in modo fiero, "ora tu e il tuo pony potete stare tranquilli."
Detto questo sfoderò la torta dalle tasche e servì al cavallino le carote appena colte.
Ludwig tornò alla carica non appena il Cavaliere finì la torta: voleva parlare ancora dei colori.
Era affascinato dall'idea di ragionare assieme a Carminio di questioni cromatiche.
"La torta era davvero squisita!", disse Carminio occhieggiando la fetta di Ludwig non ancora mangiata.
"Vuoi anche la mia?
Non fare complimenti: io non ho fame!", disse Ludwig in modo invitante.
Carminio non se lo fece ripetere e divorò anche la seconda fetta di dolce.
Quando ebbe finito, finalmente Ludwig trovò il coraggio per domandare:
"Allora continuiamo a parlare dei colori!
Hai altro da domandarmi?"
Carminio, mentre radunava le briciole rimaste sul tovagliolo, chiese a Ludwig con molta naturalezza:
"Può un vetro trasparente verde avere il medesimo colore che ha un pezzo di carta opaco... o no?"
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Ludwig, dopo averci pensato un po', chiese a sua volta:
"Se un simile vetro fosse disegnato in un quadro, potrebbe avere un colore trasparente?"
"No", rispose Carminio, "però un bravo pittore sa rappresentare una bottiglia di vetro nella quale si vede, magari, il bel colore rubro del vino!", disse il Cavaliere enfatizzando la qualità cromatica del rosso che lui, a giusto titolo, rappresentava nell'Ordine cavalleresco della Tavolozza!
"E allora come può essere...?", chiese il bambino.
"Semplice... è la persona che osserva il quadro che è in grado di riconoscere la porzione di rosso come sostanza contenuta nella forma verde della bottiglia... e il rosso come attributo del vino!
E' per l'effetto della variazione della tinta, chiara o scura, nel verde della bottiglia e nel rosso del vino che si imprime nella mente dell'osservatore l'idea di trasparenza del vetro..."
"Quindi i colori del quadro sono dipendenti da colui che li vede e non valgono da soli!"
Ludwig avrebbe desiderato tanto sdraiarsi sulla neve per ragionare su questi concetti, del tutto nuovi per lui, sotto la bella chioma innevata di un albero, ma sapeva che non era il caso perché un ramo carico di neve è tanto bello quanto pericoloso perché facile a spezzarsi...
Intanto Carminio, seduto su un piccolo masso, era rimasto folgorato da questo ragionamento conclusivo di Ludwig: era il segno che Carminio cercava.
Il bambino si era spinto nel cuore dell'esistenza dei colori e questo provava come lui fosse all'altezza di contribuire alla scrittura del Trattato!
Ludwig, nel modo intuitivo dei bambini, aveva messo a fuoco il problema: la semiologia della tinta dipende dal modo di concepire i colori.
Se i colori non hanno un valore assoluto ma solo relativo, in base a come sono percepiti... allora di certo c'è solo il nome che li esprime!
La patria dei colori non appartiene al mondo delle cose, ma solo a quello delle parole con cui esprimiamo qualcosa su un colore.
Ad esempio: il vestito è di colore cremisi... ma chi stabilisce cosa sia il cremisi, in realtà è solo il vocabolario e la grammatica di quel colore dipende dal suo uso relativo.
Se paragoniamo due tubetti di tempera di una scatola di colori le cui etichette sono rosso cremisi, ovvero rosso fuoco e rosso vermiglio, ovvero rosso brillante tendente all'arancione, con altri due analoghi tubetti di un'altra scatola di colori, potremmo avere il caso che il vermiglio della seconda scatola corrisponda a una tonalità simile al cremisi della prima!
Carminio, dopo una lunga pausa meditativa, riprese a parlare:
"Mio piccolo Ludwig, hai dimostrato grande abilità di ragionamento e per questo sarei onorato se tu accettassi di diventare paggio dell'Ordine dei Cavalieri della Tavolozza: con questo titolo potremmo continuare a discettare dei colori!"
Carminio non poteva ancora svelare al bambino la ricerca del designato autore...
"Affare fatto!", rispose subito Ludwig.
"Accetto e andiamo avanti!"
"Ma come sei frettoloso!", rispose Carminio, il quale trasse dal fodero la spada e la poggiò sulla spalla destra e poi sinistra di Ludwig, pronunciando la formula di rito dell'investitura del paggio.
Ludwig non comprese le parole pronunciate dal Cavaliere perché erano in una lingua misteriosa, ma quando intese in modo comprensibile di dover confermare il giuramento di fedeltà all'Ordine rispose subito in modo affermativo.
Poi Carminio ripose la spada nel fodero, spingendola con forza fino all'elsa, e con più calma disse:
"Orbene, paggio Ludwig, andiamo avanti con la prima lezione, sulle definizioni dei colori..."
Ludwig si raccolse nelle spalle, come a cercare una maggiore concentrazione, mettendosi in ascolto...
"Del colore lilla, tono di colore tra il rosa e il viola, possiamo dire che esso sia un blu-che-dà-sul rosso-che-dà-sul-bianco...
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Del marrone i vocabolari sono concordi a fornire una definizione che lo pone in analogia col colore del frutto del castagno... ma potremmo dire che esso sia un giallo-che-dà-sul-rosso-che-dà-sul-nero...
Queste definizioni hanno senso per te?", chiese infine Carminio.
Ludwig aveva già fatto i suoi calcoli, soprattutto per verificare la definizione del marrone che pareva la più laboriosa.
In effetti un giallo con del rosso e con l'aggiunta di una tinta scura (forse blu anziché nero, ma non osava correggere Carminio) può definire il marrone!
"Si!", esclamò infine Ludwig, "Queste parole esprimono qualcosa che posso sperimentare se mescolo i miei tubetti di tempera."
"Bene!", disse Carminio, "E ora dimmi, posso chiamare il bianco un blu-che-dà-sul-giallo-che-dà-sul-rosso-che-dà-sul-verde?"
"No!", rispose subito Ludwig.
"E perché no?"
"Perché il bianco lo ottengo solo da due tubetti di bianco..."
"Quindi il bianco non è un colore composto!", disse trionfalmente Carminio.
"Però... può diventare grigio a paragone di luci e esperienze diverse!", aggiunse Ludwig.
Carminio si avvicinò al bambino e disse sottovoce:
"I colori non sono cose che abbiano proprietà ben definite, cosicché si possono senz'altro cercare colori, si possono immaginare colori che non conosciamo ancora, o così che possiamo immaginare qualcuno che conosce colori diversi da quelli che conosciamo noi..."
"In altre parole", continuò Carminio a voce più alta, "immagina che ci sia qualcuno che non sia mai uscito dalla sua stanza da letto.
Costui non sa cosa ci sia fuori, ma sa che lo spazio continua anche all'esterno della sua camera.
E questo è possibile perché costui sa rappresentarsi il concetto di spazio.
La stessa cosa si può dire per i colori: non importa quanti colori hai incontrato nella tua vita, ma importa il fatto di avere una grammatica dei colori.
Ad esempio, possiamo comprendere che le popolazioni artiche esprimano in vario modo le differenti gradazioni di bianco della neve senza conoscere la lingua inuit né essere stati in Groenlandia..."
La prima lezione da paggio mostrava chiaramente un fatto: i colori sono funzioni di espressioni linguistiche che usiamo per descrivere ciò che può essere visto.
Quindi non hanno esistenza al di fuori dei nostri discorsi.
"Qualche volta i colori si riferiscono a sostanze, come questa neve", disse infine Carminio, "Qualche altra volta descrivono superfici (ad esempio diciamo: «questo tavolo è marrone»).
Altre volte ancora con un colore ci riferiamo a una luce (ad esempio diciamo: «la luce rossastra della sera»), e così via.
E se per caso, indicando un oggetto, dicessi:
«Là io vedo del marrone» e lo volessi disegnare, non potrei dipingerlo fuori dalla forma spaziale che io sto percependo come marrone...
Praticamente il colore è come l'acqua: non ha una sua forma ma prende quella del suo recipiente!"
Questi non erano discorsi semplici ma Ludwig era un bambino particolare, era un genio in grado di sostenere simili ginnastiche mentali!
Carminio si mosse sulla neve, agitando il suo mantello di velluto rosso.
"Quale colore vedi?"
"Vedo un colore rosso e fra le pieghe del mantello vedo nero", rispose il bambino.
Poi Carminio rimase immobile.
"E ora?".
"Ora vedo il mantello tutto rosso...", concluse Ludwig.
"Può il concetto di rosso scuro equivalere a rosso nero?"
"Assolutamente no!", disse Ludwig, "ma né l'una né l'altra corrisponde a quel che ho visto io nel tuo mantello in movimento.
Le pieghe racchiudevano un colore scuro cioè rosso senza luce, non intendevo riferire zone di mantello di colore nero!"
Il concetto di nero aveva dunque significato solo nella descrizione verbale della scena.
Come a dire che un'espressione musicale non è solo dipendente dall'esecuzione delle note ma anche dal ritmo e dalle pause del tempo... come gli aveva insegnato sua mamma Leopoldine.
Si stava facendo sera e stava calando il freddo.
Carminio accese la sua piccola lanterna e montò sul pony.
La signorina Weiser chiamò Ludwig dalla soglia della veranda.
Il paggio, con un inchino, prese commiato dal Cavaliere:
"Devo rientrare!
Fate buon ritorno e portate il mio saluto agli altri Cavalieri!"
"Non mancherò, mio fedele paggio", rispose ossequiosamente Carminio, il quale non vedeva l'ora di confermare all'Ordine di aver trovato un nuovo autore: Ludwig avrebbe scritto un capitolo importante del Trattato, ne era certo!
Il pony lasciò nella neve le piccole impronte dei suoi zoccoli ferrati mentre Ludwig corse verso il tepore della casa illuminata.
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Ludwig Wittgenstein, nato a Vienna nel 1889 e morto a Cambridge nel 1951, è uno dei massimi esponenti della filosofia del XX secolo.
Ludwig era figlio di un magnate dell'industria siderurgica austriaca.
Studiò ingegneria ma si dedicò in seguito alla logica, che studiò con Bertrand Russell a Cambridge e di cui divenne ben presto maestro, sovvertendone le tesi e demolendo i fondamenti stessi della logica fino ad allora analizzata.
Ludwig non aveva paura di cambiare: le sue opere e la sua vita lo dimostrarono chiaramente.
Dopo la Prima Guerra mondiale, rinunciò alla ricchezza familiare e alla carriera accademica per andare a fare l'insegnante di scuola elementare nelle campagne austriache.
Con l'opera tradotta in italiano col titolo Ricerche filosofiche, Wittgenstein demolì i confini della logica intesa come analisi del linguaggio, per arrivare a comprenderne le sue molteplici funzioni.
Lo scopo degli enunciati linguistici non è solo quello di raffigurare il mondo o di descriverlo:
"Si pensa che l'apprendere il linguaggio consista nel denominare oggetti.
E cioè: uomini, forme, colori, dolori, stati d'animo, numeri, ecc.
Come s'è detto, il denominare è simile all'attaccare a una cosa un cartellino con un nome.
Si può dire che questa è una preparazione all'uso della parola.
Ma a che cosa ci prepara?" [in: Ricerche filosofiche, § 26, tr. italiana a cura di M. Trinchero, Torino, c1967]
Si può dire che a questo stesso interrogativo risponde anche l'opera, tradotta in italiano con titolo Osservazioni sui colori, scritta da Wittgenstein nell'ultimo anno di vita, tra il 1950 e il 1951. Essa ha l'intento di discutere la logica dei concetti di colore che si esprimono nel linguaggio, in una grammatica del vedere.
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Il racconto è ispirato alle Osservazioni sui colori da cui sono liberamente tratti i concetti espressi [Cfr. tr. italiana a cura di M. Trinchero, Torino, c1981]
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