VITE E FATTI MEMORABILI (ALMENO PER ORA)

VITE E FATTI MEMORABILI (ALMENO PER ORA)

Lo show in attesa del Conclave

di Guido Barlozzetti

Siamo ormai al Conclave. Il tempo dell’Attesa si sta consumando e i 133 membri del Sacro Collegio si apprestano a entrare nella Cappella Sistina, dopo di che “extra omnes”. Resteranno all’interno fino a quando la fumata bianca del comignolo sul tetto della Cappella annuncerà al mondo l’elezione del nuovo Papa. Cosa è successo in questi giorni? E con quali impressioni ci avviciniamo a questa data fatidica? Il Papa Francesco è morto il 21 aprile e queste due settimane sono state occupate dai Novendiali - i nove giorni del lutto - e poi dalle Congregazioni generali, due al giorno, nelle quali si sono riuniti i membri del Sacro Collegio.

Tutti, anche quelli che hanno più di ottant'anni e che quindi secondo la regola introdotta da Francesco non avranno diritto di voto. Saranno invece 133 quelli che saranno ammessi e dai quali uscirà il nuovo pontefice. Le Congregazioni hanno la funzione di far incontrare i porporati, di trovare un terreno comune sul quale impostare la ricerca di un candidato. Perché questo è l’obiettivo e al tempo stesso il punto interrogativo con cui si va ad aprire il Conclave. Che la Chiesa stia attraversando, come il mondo nel quale sta, almeno nella sua immanenza, una fase complessa di passaggio è un’evidenza e il lascito di Papa Francesco è oggettivamente un punto di riferimento che non può essere trascurato o semplicemente superato.

I 12 anni del suo pontificato hanno lasciato una traccia profonda nel segno di un impegno determinato e appassionatamente evangelico nei confronti delle contraddizioni del presente. Francesco è stato il Papa degli ultimi e dei poveri, ha continuato a porre il problema della pace di contro alle guerre che si pensava fossero state relegate al ‘900, almeno in Europa, ha affrontato questioni delicate per la Chiesa come il celibato, l’omosessualità, il divorzio, ha puntato il dito contro il dramma della pedofilia. Sintetizziamo, ovviamente sarebbe anche sbagliato non cogliere l’articolazione del papato, una prima parte molto energica e densa di aspettative e speranze, e una seconda in cui se non un ripiegamento, anche nel e per l’emergenza del COVID, è sembrato che il Papa non chiudesse con decisioni radicali su tematiche così divisive, che tra l'altro gli hanno attirato polemiche pesanti con tentativi addirittura di delegittimazione.

Tutto questo per dire che i cardinali si trovano di fronte a scelte ineludibili: continuare su quel percorso? Moderarlo? Cedere a tentazioni di recupero della tradizione e dell'ortodossia? Far cadere barriere e pregiudizi oppure trovare un compromesso nel nome dell’unità e dell’universalità della chiesa? Le possibilità sono tante, dall’età che dovrà avere il nuovo successore di San Pietro alla parte del mondo in cui bisognerà andare a trovarlo. Non si può dimenticare che Bergoglio veniva dall’Argentina, per la prima volta un Papa extraeuropeo. Insomma, la Chiesa si trova di fronte al suo storico problema, legare il trascendente alla storia, e farlo in un momento in cui la crisi e la necessità di ripensamento di se stessa la espongono a un confronto indispensabile con le difficoltà del mondo, con la secolarizzazione che avanza, con la geopolitica che non trova un equilibrio se non con i missili e i bombardamenti, con le differenze e le disuguaglianze che si allargano e generano povertà e emarginazione. Ma questi giorni obbligano anche a un’altra riflessione, o meglio a vedere tutto quello che è accaduto da un altro punto di vista. A cosa abbiamo assistito? Cosa sta succedendo? E come questo tempo di attesa si rifletterà sul Conclave? È accaduto qualcosa che non avevamo mai visto, e non è un caso perché tutto discende da una condizione ambientale che ha per protagonisti la televisione e la rete. Siamo entrati in una sorta di reality show messo in scena sulle pagine dei giornali e negli studi della televisione.

Abbiamo visto la messa in scena di una grande partita, di un gioco eliminazione, come se si trattasse del Grande Fratello o dell’Isola dei Famosi. In questo senso, alcuni segni sono inoppugnabili. Anzitutto, la ricerca ossessiva di dichiarazioni da estorcere ai cardinali, un aspetto che non avevamo mai conosciuto, i giornalisti che li pedinano, il microfono che li bracca, tutto davanti alle telecamere, esattamente come accade con i vicini di casa di un delitto o per l’ultima polemica politica. E loro che escono dalla cortina protettiva e si espongono, volente o nolente, e alla fine gratificano del dono di una battuta, quale che sia, l’importante è che dicano qualcosa che si trasformi subito in un titolo. La macchina dell’informazione questo chiede, notizie in tempo reale e un racconto. Ed ecco allora che i cardinali sono stati assunti a protagonisti di una storia e che, esattamente come accade in una fiction, abbiamo cominciato a conoscerli, con identikit sommari, e a classificarli.

E così ecco, accanto ai Protagonisti, gli antagonisti, e la formazione delle squadre per la partita da giocare, i progressisti e i conservatori, i tradizionalisti e gli innovatori, vogliamo dire anche i buoni e i cattivi a seconda del punto di vista da cui riguardiamo? Correlato fatale di tutto questo il Toto-Papa. I media sono voraci così come gli spettatori e dunque una domanda è diventata ossessiva: chi sarà il nuovo Papa? Dopo di che tutto ci è stato raccontato, le taglie dei vestiti che stanno confezionando per il neo-Papa, il dispositivo della sicurezza, le stufe e le fumate della Sistina, le camere a Santa Marta… Insomma, stiamo assistendo a un programma televisivo e insieme a una deriva social.

Dopo il Funerale, la puntata che si va a concludere è l’Attesa. Poi toccherà a Nuovo Papa. È compatibile questa kermesse mediatica con lo spirito della religione? È compatibile questo rumore dei mezzi di comunicazione e dei loro linguaggi rispetto alla profondità spirituale che dovrebbe connotare l’elezione di un Papa? È difficile conciliare le interviste con il sacro, la chiacchiera con la Parola, l’intrattenimento con il rito rigoroso della scelta di un Papa. Sì dirà che questi sono i tempi, inutile storcere il naso, e però come accettare che tutto venga risucchiato nel flusso delle notizie o, come dicevamo, in un reality show in tempo reale? E come dimenticare peraltro che è solo un’illusione quella di vedere tutto, quando in realtà assistiamo solo a uno show, mentre invisibile e inaccessibile rimane il retro, il back stage dove si accende il confronto. E non a uso e consumo della tv. Non resta che andare sulla piazza di San Pietro e aspettare l’Habemus Papam.

 

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